IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista culturale online di filosofia, letteratura, arte e dialogo mediterraneo

2 Giugno 1946: quando gli italiani scelsero la Repubblica

2 giugno 1946

di Paolo Protopapa

2 Giugno 1946: Referendum Istituzionale. Votarono per la Repubblica, votammo Repubblica contro il ventennio fascista.
‘Le Quatorze Jiuillet’ (14 luglio) del 1968 mi trovo a Metz, ‘Departement de la Moselle’, targa automobilistica n. 57, capoluogo della Lorena, Festa Nazionale in memoria del 1789. La città non è solo imbandierata, ma chiassosa e gaia sin dall’alba in una sarabanda di balli e di coccarde tricolori. ‘Place de la République’, col suo Duomo di fascinosa bellezza gotica, pullula di gente e ‘Le Canari’ di Madame Franz implode di gioia. Mi chiedo: perché il Due Giugno italiano non è ‘Le Deux Juin’ (il 2 Giugno)? Me lo chiedo da allora, quando, liceale non ancora ventenne, svegliato di soprassalto da ‘Dominique’, lasciai il quartiere di ‘Sablon’ in Citroen 21 (quella a pompa idraulica che decollava come un aeroplanino) e mi tuffai nel “Popolo istituito”. Proprio quel popolo lì che Jean Jacques Rousseau – poco prima della rivoluzione francese – nel ‘Contrat social’ distinse in maniera sontuosa rispetto alla “dissoluta multitudo” (amorfo e pre-democratico ‘populace’) di Hobbes.
Perché, continuo a chiedermi, oggi 2 Giugno 2026, nascita della Repubblica, qui non è così? Perché non c’è una festa di popolo? Banalmente perché – dobbiamo evitare la retorica ed essere disincantati – l’Italia non è la Francia. E, per conseguenza, storie diverse e tempi e costumi diversi hanno popoli diversi, diversamente ‘istituiti’ e, dunque, diversamente patriottici. Dirsi patriottici, in costanza congiunturale di un governo di destra e con forti, evidenti tracce di posture ideologiche neofasciste, potrebbe sembrare paradossale. E ciò perché di questo termine che richiama la patria, se ne sono da decenni appropriate le destre estreme. Nonostante i partigiani, quelli veri e antifascisti in carne ed ossa (che hanno salvato la patria dalla sventura liberticida mussoliniana e poi fatto materialmente-giuridicamente l’Italia democratica) ci abbiano messo in guardia. “Abbiamo regalato la patria ai fascisti”, ci ammonivano Toto Sicuro e Giovanni Giannoccolo, combattenti antifascisti comunisti. A proposito: il martanese Gianni Giannoccolo è anche lo storico che ci invita a ragionare sulla truffa della Lotta di Liberazione travestita in ‘guerra civile’, cioè in (pseudo)neutrale conflitto tra italiani. Mentre, in alto, in Parlamento o nel Comitato Centrale del maggiore partito antifascista, il PCI, Terracini e Pajetta, Togliatti e Amendola, Ingrao e Longo ecc., tutti pedagogicamente ci consegnarono la lezione del nostro ‘Secondo Risorgimento’ come parte giusta. Vale a dire che dalla Resistenza al Referendum, dalla Costituzione alla democrazia ottanta anni fa in Italia noi antifascisti creammo la Patria nuova.
Ecco, infiliamo oggi, a ottanta anni da quello strepitoso 1946-48, le nostre tre date storiche: 25 Aprile, 1 Maggio, 2 Giugno. Tutte concorrenti, per efficace intreccio metaforico alle nostre radiose radici identitarie. Solo così conquistammo la nostra italianissima liberazione; vale a dire la scelta esemplare di un popolo, anch’esso vero e determinato, che ‘si istituisce’ costituzionalmente sovrano e, perciò, libero, democratico, antifascista.
Il Referendum vittorioso contro la monarchia, che si era macchiata di codardia, nel 1946 elegge l’Assemblea Costituente, la quale incide la Costituzione di una democrazia sociale “fondata sul lavoro”. Come non inorgoglirsi e non “tornare alli principi” fondamentali di un Paese di giovane e ancora acerba indole repubblicana, ma rigenerato e persuaso di una prospettiva tutta da inventare e plasmare nei valori politici dell’uguaglianza, della e delle libertà private e pubbliche, innovative e innervate della giustizia sociale, frutto del solidarismo dei partiti popolari di massa e protagonisti di una storia inedita? Il Referendum Istituzionale del 1946 segnò la nostra rivoluzione italiana. E, in modo straordinariamente civile e moderno, per la prima volta, sperimentò la potenza del suffragio universale, autentico lavacro di ogni democrazia politica e costituzionale liberale. Non solo, ma la Repubblica assunse la cifra sociale e spirituale (davvero tutta nostra e condivisa dalle forze popolari antifasciste e progressive) di un fondamento ineludibile: il lavoro. Lavoro e popolo sovrano, eliminazione programmatica (per niente declamatoria o retorica) degli ostacoli per l’affermazione della dignità di tutti. Donne e uomini, sia persone, sia associazioni e consessi plurali riconosciuti nell’esercizio di cittadinanza e – negli auspici più coraggiosi – dell’auto-governo politico.
Oggi, in un palpabile indebolimento di tanto entusiasmo costituzionale e in un diffuso indifferentismo egoistico della memoria storica fondativa della nostra identità civile e democratica antifascista, ci chiediamo come superare la crisi. Con quale spirito e quali mezzi, educativi e partecipativi, recuperare la popolarità politica e sociale contro i populismi colpevolmente anti-politici e reazionari. È questo il fulcro unicamente possibile dell’antifascismo quale antidoto contro le minacce ai valori democratici sempre più diffuse e insidiose. Il Referendum del ’46 e la Costituzione del ”48, firmata dal comunista Umberto Terracini, Presidente dell’assemblea Costituente e dal nostro concittadino liberale Guardasigilli Giuseppe Grassi, per non languire nei nostalgici ricordi storici, ma per continuare a lievitare nel nostro impegno civile quotidiano, deve operare un vero e proprio salto di qualità. Si tratta di un traguardo possibile perché necessario contro i tanti, palesi o “intimi nemici della democrazia” (Z. Todorov). È questa lotta che potrà conciliare la custodia dei valori con la prospettiva del nostro progresso civile nell’unità e attualità referendaria del 2 Giugno 1946.

Potrebbero interessarti dello stesso autore:

Lavoro e politica, il saldo di una contraddizione – IL PENSIERO MEDITERRANEO

Se e perché dal nulla può rimanere qualcosa tra noi e la formidabile potenza dell’arte – IL PENSIERO MEDITERRANEO

‘Contra mortem’, vita? Vita oltre la morte? – IL PENSIERO MEDITERRANEO


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ISSN 3103-7143 Il Pensiero Mediterraneo Rivista culturale online ad aggiornamento continuo. Redazioni all'estero: Atene - Parigi - America Latina. Redazioni in Italia: Ancona - BAT - Catania - Cuneo - Firenze - Foggia - Genova - Lecce - Marsala - Matera -Milano - Palermo - Roma - Trieste. Copyright © All rights reserved. | Newsphere di AF themes.