IL PENSIERO MEDITERRANEO

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“431 avanti Cristo” Un tizio di nome Pericle parlava così :Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle

Pericle

di Riccardo Rescio

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle – Discorso agli Ateniesi, 431 a.C.
Tratto da Tucidide, Storie, II, 34-36
Meraviglia e sconcerto, la meraviglia inevitabile è ciò che si prova nel leggere o nell’ascoltare le parole che Tucidide fa pronunciare a Pericle 431 anni avanti Cristo, il concetto profondo racchiuso nella parola democrazia, lo sconcerto è quello che sia arrivato fino a noi, da parecchi studiato, da molti reiterato da quasi nessuno compreso e applicato.
La democrazia non è una bella poesia da ostentare, ma un profondo sentire, da capire e da applicare.
L’eco inascoltata di un inno civico è quello che
Tucidide fissa sulla carta nel momento del chiarore dell’aurora della coscienza politica occidentale.
Da Tucidide, attraverso la ricostruzione del discorso di Pericle, riceviamo la prima mappa concettuale di una forma di governo denominata Democrazia.
Quel discorso celebra i caduti ma in realtà scolpisce i tratti della città ideale.
La meraviglia sorge di fronte alla lucidità con cui viene delineato un sistema basato sulla condivisione del potere tra tutti i cittadini liberi, termine che nella realtà ateniese escludeva però donne, schiavi e meteci e gli stranieri residenti.
Viene descritto un equilibrio sofisticato tra libertà individuale e dovere verso la collettività.
Il cittadino partecipa non per obbligo ma per virtù civica, per quella che i greci chiamavano aretè, l’eccellenza umana che si realizza nel bene della città.
La sua grandezza sta nelle idee che ha generato, la sua limitazione nella pratica storica.
Comprendere entrambi gli aspetti è essenziale per ogni riflessione seria.
Lo sconcerto è un sentimento moderno che nasce dalla comparazione.
Quel modello, così esigente e fondato su una partecipazione diretta e informata, appare oggi come un pianeta lontano.
La democrazia contemporanea si è spesso contratta in una procedura, nel gesto episodico del voto, svuotata della sua dimensione quotidiana di impegno.
La parola stessa è diventata un simulacro, un’icona pubblicitaria per legittimare regimi e politiche di ogni segno.
Viene ostentata come prova di virtù ma troppo spesso ne viene disatteso il nucleo profondo che è la cura comune della res publica, la cosa di tutti.
Il divario tra l’ideale enunciato e la pratica osservabile genera una dissonanza cognitiva potente.
Celebriamo Pericle come un padre fondatore mentre abitiamo sistemi che lui forse non riconoscerebbe.
La discussione pubblica, il libero confronto delle opinioni, il logos che per i greci era strumento di conoscenza, si degrada spesso in chiacchiera inconcludente o in scontro sterile.
Il valore della competenza, che Pericle sottolineava, viene sommerso dal culto della popolarità effimera e dalla semplificazione dei messaggi.
L’ideale pericleano era un organismo vivente che richiedeva l’apporto costante di tutti i suoi membri.
La democrazia attuale rischia di apparire come un meccanismo automatico, lasciato in funzione nella speranza che continui a lavorare da solo.
Il passaggio dalla cittadinanza attiva alla cittadinanza passiva, da protagonisti a spettatori, segna il tradimento di quella promessa antica.
La partecipazione si riduce a consumo di politica, l’informazione a intrattenimento superficiale.
L’agorà, la piazza del confronto, si è frantumata in una miriade di bolle digitali dove raramente si incontrano veri dissensi.
La magnifica invenzione ateniese rischia così di sopravvivere solo come una splendida cornice vuota, una forma senza sostanza.
Il ricordo di quel discorso funebre dovrebbe agire non come un monumento da ammirare ma come un monito, un promemoria della distanza che abbiamo percorso nella direzione sbagliata.
La sfida che l’eredità di Pericle lancia al presente non è celebrativa ma operativa.
Invita a una ricostruzione quotidiana dello spazio pubblico, a una riappropriazione della responsabilità individuale per il destino comune.
Quel discorso arriva fino a noi non come una reliquia ma come una domanda silenziosa sulla fedeltà alle nostre stesse professioni di coerenza politica.
La sua grandezza sta proprio nella capacità di umiliare l’autocompiacimento contemporaneo, mostrando l’altezza da cui siamo caduti.
Riascoltare significa dunque intraprendere un percorso di disincanto e, forse, di risveglio.
Significa riconoscere che la democrazia non è un dato di natura ma una conquista fragile, che richiede vigilanza, passione civile e quella virtù antica che i greci chiamavano sophrosyne, il giusto equilibrio, la moderazione sapiente.
Il silenzio che segue la lettura di quelle parole non è ammirativo ma dovrebbe essere operoso, carico della consapevolezza del lavoro che rimane da fare.

Tucidide :
Tucidide fu uno storico e generale ateniese del V secolo a.C. È considerato il padre della storiografia scientifica. Il suo metodo si basava sulla raccolta rigorosa dei fatti, l’analisi delle cause e la ricerca dell’obiettività, rifiutando il ricorso al mito o all’intervento divino per spiegare gli eventi umani. Il nome della sua opera è “Storie” (spesso indicata come La Guerra del Peloponneso). In essa narra il conflitto tra Atene e Sparta (431-404 a.C.), combattuto in prima persona.
Pericle :
Pericle fu il più influente statista ateniese del V secolo a.C., stratega e oratore. Guidò Atene durante il suo periodo di massimo splendore culturale e politico, noto come “l’età di Pericle”. Promosse la democrazia radicale (pagando i cittadini per partecipare alle cariche pubbliche), diede impulso alle grandi opere come il Partenone e guidò la politica imperiale di Atene. La sua strategia all’inizio della guerra contro Sparta fu centrale.
Il Legame tra i Due :
Tucidide, nella sua opera, fa di Pericle la figura chiave per comprendere l’ascesa e la crisi di Atene. Gli attribuisce discorsi fondamentali, come quello agli Ateniesi del 431 a.C., che non sono una trascrizione letterale ma una ricostruzione dell’autore per esprimere le idee, i valori e la visione politica di Pericle e dell’Atene del tempo. È quindi principalmente attraverso Tucidide che conosciamo il pensiero e l’importanza di Pericle.


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