85 secondi all’Apocalisse: l’oltraggio di un mondo governato dai plutocrati
di Zornas Greco
Quando gli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists hanno annunciato che l’Orologio dell’Apocalisse è stato portato a 85 secondi dalla mezzanotte, il mondo avrebbe dovuto fermarsi. Avremmo dovuto assistere a un sussulto collettivo, a un dibattito globale, a un’assunzione di responsabilità da parte dei governi. Invece, come sempre, tutto è scivolato via nel rumore di fondo di un sistema internazionale che sembra ormai incapace di reagire, anestetizzato da interessi economici giganteschi e da una governance mondiale che risponde più ai plutocrati che ai cittadini. Il Doomsday Clock non è un giocattolo mediatico, né un espediente retorico. È uno strumento scientifico creato nel 1947 da un gruppo di fisici dell’Università di Chicago, molti dei quali avevano lavorato al Progetto Manhattan e conoscevano da vicino la devastante potenza dell’energia nucleare. Il Bulletin of the Atomic Scientists, l’organizzazione che ancora oggi gestisce l’orologio, è composto da scienziati, premi Nobel, esperti di sicurezza internazionale, climatologi, analisti tecnologici. Non sono profeti di sventura, ma studiosi che analizzano dati, scenari geopolitici, rischi tecnologici e climatici. Ogni anno valutano lo stato del mondo e decidono quanto siamo vicini alla catastrofe globale. E quest’anno hanno parlato chiaro: mai, in quasi ottant’anni, siamo stati così vicini alla fine.
Il problema non è solo la somma dei rischi, ma l’indifferenza con cui vengono ignorati. Viviamo in un mondo in cui la logica del profitto ha divorato la politica, in cui le decisioni cruciali vengono prese da una ristretta élite economica che non risponde a nessuno, in cui la plutocrazia globale detta l’agenda mentre i governi si limitano a inseguire. Le guerre non sono più tragedie da evitare, ma investimenti da proteggere. Le crisi energetiche non sono emergenze da risolvere, ma opportunità per speculare. La disinformazione non è un pericolo, ma un’arma strategica. La crisi climatica non è una minaccia, ma un costo da scaricare sulle generazioni future. E mentre il mondo brucia, i padroni del pianeta continuano a moltiplicare i loro patrimoni.
Gli scienziati del Bulletin hanno indicato tre fattori principali che ci hanno portato a 85 secondi dalla mezzanotte: la crescente instabilità nucleare, la crisi climatica fuori controllo e l’esplosione incontrollata delle tecnologie emergenti, in particolare l’intelligenza artificiale. Sul fronte nucleare, siamo tornati a una situazione che ricorda i momenti più bui della Guerra Fredda, ma con un’aggravante: oggi non esiste più alcun trattato internazionale che limiti davvero la proliferazione. Le grandi potenze modernizzano i loro arsenali, sviluppano missili ipersonici, testate più sofisticate, sistemi di attacco automatizzati. Ogni mossa è una provocazione, ogni provocazione un rischio, ogni rischio un passo verso l’irreparabile. E tutto questo avviene mentre i cittadini del mondo vengono tenuti all’oscuro, come se la possibilità di un conflitto nucleare fosse un dettaglio tecnico e non una minaccia alla sopravvivenza dell’umanità.
Sul fronte climatico, la situazione è altrettanto drammatica. Le temperature globali continuano a salire, gli eventi estremi si moltiplicano, gli ecosistemi collassano. Gli scienziati lo ripetono da decenni, ma i governi continuano a rimandare, a negoziare, a firmare accordi non vincolanti che servono più a lavarsi la coscienza che a salvare il pianeta. Perché affrontare davvero la crisi climatica significherebbe mettere in discussione i profitti delle industrie più potenti del mondo, e questo, per la plutocrazia globale, è semplicemente inaccettabile. Meglio lasciare che il pianeta si scaldi, che le città costiere vengano sommerse, che le popolazioni migrino, che le risorse si esauriscano. L’importante è che i bilanci trimestrali restino in attivo.
E poi c’è la tecnologia, l’ultimo fronte della nostra autodistruzione. L’intelligenza artificiale, che potrebbe essere uno strumento straordinario per migliorare la vita umana, viene invece utilizzata per amplificare la disinformazione, destabilizzare le democrazie, automatizzare i conflitti, sorvegliare le popolazioni. Gli scienziati del Bulletin parlano apertamente di “information chaos”, un caos informativo che rende impossibile distinguere il vero dal falso, il reale dal manipolato. In un mondo in cui la percezione è più importante dei fatti, la verità diventa un optional e la manipolazione un modello di business.
Il quadro è chiaro: siamo a 85 secondi dalla mezzanotte non per fatalità, ma per scelta. Perché i governi hanno scelto di non governare. Perché le istituzioni internazionali hanno scelto di non intervenire. Perché i plutocrati hanno scelto di mettere i loro interessi davanti alla sopravvivenza dell’umanità. E perché noi, come società globale, abbiamo scelto di accettare tutto questo come inevitabile.
Ma inevitabile non è. Il Doomsday Clock non è una profezia, è un avvertimento. È un grido della comunità scientifica che ci dice che siamo ancora in tempo, ma che il tempo sta finendo. È un invito a ribellarci all’idea che il mondo debba essere governato da chi misura tutto in termini di profitto. È un appello a recuperare la cooperazione internazionale, la responsabilità politica, la capacità di immaginare un futuro diverso.
Gli scienziati hanno fatto la loro parte. Hanno acceso la sirena più forte che potevano. Ora tocca a noi decidere se ascoltarla o continuare a camminare, distratti, verso la mezzanotte.