IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

9 agosto Giornata mondiale dei popoli indigeni

di Stefania Carofalo

Quali sono le popolazioni indigene del sud della Puglia?

Posso, in linea di massima, sostenere che Messapi, Japigi e Sallentini abitavano la nostra porzione del tacco d’Italia.

Numerosi sono i parchi archeologici che ne attestano la presenza, e proprio grazie agli scavi e ad alcune importanti testimonianze giunte sino a noi, siamo riusciti ad avere alcune informazioni.

Ad esempio a Vaste, nel Parco dei Guerrieri, è stata ricostruita una capanna messapica, dell’Età del Ferro (IX sec. a.C.), e dalla foto si può notare che aveva basamento e pareti di blocchi in muratura, mentre il tetto era composto da rami più grossi per la struttura portante e rami più sottili a copertura.

Ricostruzione di una capanna Messapica realizzata con blocchi in pietra per la muratura e rami per il tetto
Parco dei Guerrieri – Ricostruzione di capanna messapica (foto da internet docplayer)

I ritrovamenti di reperti archeologici, soprattutto vasellame, ci forniscono alcune informazioni sulla necessità di modellare i vasi in terracotta in funzione del contenuto.

Disegno di tre vasi messapici con decorazioni
Forme più comuni di vasi messapici. Da sinistra: cratère, scifo, trozzella, càlato (da internet brindisiweb)

Al museo Sigismondo Castromediano di Lecce, possiamo osservare le diverse tipologie di vasi, ognuno con la sua descrizione, la sua forma e i suoi disegni caratteristici del popolo di appartenenza.

Vaso per unguenti (museo Provinciale Sigismondo Castromediano)
vaso Iapigio in terracotta con due manici
Vaso Iapigio (museo Provinciale Sigismondo Castromediano)
Vaso in terracotta decorato con quattro manici per il vino
Vaso in terracotta mescere il vino (museo Provinciale Sigismondo Castromediano)

Su alcuni vasi messapici, con decorazioni rosse su fondo nero, sono rappresentate scene di vita quotidiana che ci danno l’dea di come donne e uomini si vestivano, come acconciassero i capelli, quali oggetti e strumenti musicali fossero già presenti all’epoca e che sono giunti sino a noi.

Quattro foto di particolari di raffigurazioni di vita quotidiana disegnata sui vasi
Quattro foto di particolari di raffigurazioni di vita quotidiana disegnata sui vasi (museo Provinciale Sigismondo Castromediano)

Altre presenze del passato sono i dolmen e i menhir, monumenti megalitici legati al culto dei morti, e le pagghiare, che fungevano da ricoveri per i contadini.

Dolmen Li Scusi a Minervino di Lecce. Una grande lastra di pietra sostenuta da otto pilastri formati da blocchi di pietra.
Dolmen Li Scusi a Minervihttps://www.ilpensieromediterraneo.it/il-solstizio-destate-e-il-dolmen-li-scusi-a-minervino/no di Lecce (foto da internet sacserresalentine)
Menhir a Sanarica (LE) Blocco in pietra verticale
Menhir a Sanarica (LE) (foto da internet salento.info)
Pagghiara edificio a base circolare in pietra con una sola apertura
Pagghiara (foto da internet brundarte)

I letterati spesso si sono interrogati sulle proprie origini e il poeta salentino Vittorio Bodini lo fa in una sua poesia. (da internet nuoviargomenti)

Tutto un paese sorge contro un uomo

Tutto un paese sorge contro un uomo
condannato al coraggio:
le torri aragonesi a rombo sulla scogliera
e le case alte un palmo
(e doverti pregare di sorridere!),
come il cucito su cui cade a picco
il profilo severo delle cucitrici
in una poca luce d’oleandri.
Mi sarebbe costato meno uccidere,
in quest’inefficace lume di luna
schiacciata ai poli e preda di vapori
d’un rissoso occidente,
che dover dire: «un uomo come me »,
e sentire lo spazio per tutti e quattro i costati
torcersi come rame bianco, e le stoppie bruciare
in fumo senza vampe.
Le cose si feriscono anche senza di noi.
Che cos’ha questo viso? Io non avrei dovuto
uscire così illeso dai miei naufragi e segnare
nuovi fatti insensati sul bilancio del vivere,
eppure il tempo non si vendica, serba una traccia
dell’antica fierezza che morì
nelle disabitate tombe sparse
fra questi scogli che corrode il mare
e lo zolfo di sommersi vulcani.
È lì che vaga la notte la tua anima
di uomo come me, di me che credo
in quegli avi sepolti per tanti secoli
con un profilo come il mio
con cui guidavano
il corso delle navi e dei cavalli
e amavano pazienti donne dagli occhi d’uva.
Come si dibatte l’omuncolo nell’intrico del sangue
di quell’offesa somiglianza – e intanto perde terreno!
Vedilo dunque saltare, saltare infinitamente
fra queste tombe greche
accecate di terra, in riva al mare,
sparire nelle grotte, ricomparire
col viso tumefatto dal dolciastro egoismo
d’essere ancora vivo senza pietà.

In campo musicale, il gruppo salentino Sud sound system ha affrontato l’argomento delle nostre origini con il brano Le radici ca tieni

“Le radici ca tieni” Sud saund System (youtube)

Se si volesse approfondire l’argomento, Vi suggerisco di consultare la sezione archeologia del sito.