A cena con Hegel. Pierfranco Bruni e la dialettica del Mediterraneo

Presentazione a Grottaglie il 19 giugno 2026. Centro Studi Battista
Miriam Katiaka
La filosofia si fa vita e quando diventa tale l’intreccio tra uomo e idee diventa fondamentale. C’è un’ora in cui la filosofia smette di essere sistema e diventa pane. Un’ora in cui il pensiero non si spiega: si spezza, si condivide, si consuma insieme. È l’ora della cena. E non è un caso che Pierfranco Bruni, viandante del Mediterraneo e alchimista della parola, abbia scelto proprio “A cena con Hegel” per convocare noi, lettori e ascoltatori, attorno a una tavola imbandita di idee.
L’incontro del 19 giugno 2026, alle 19.30, sulla Terrazza Caretta di Grottaglie, non è una semplice presentazione editoriale. È un simposio. Un simposio nel senso greco, originario: bere insieme, pensare insieme, far nascere il logos dal dialogo. Bruni porta Hegel in Puglia, lo toglie dalle aule universitarie e lo siede tra le maioliche di Grottaglie, tra il vento di terra jonica e il profumo della ceramica. Lo costringe al confronto con la dialettica e con il mito. Perché Hegel, per Bruni, non è solo il filosofo dello Spirito Assoluto. È l’ospite inquieto da interrogare sul destino dell’Occidente, sulla libertà, sulla morte, sull’amore come “follia che ci fa sentire vivi”.
Che sia il Centro Culturale Giuseppe Battista, nel suo trentennale 1996-2026, a promuovere l’incontro, è già una dichiarazione di poetica. Qui la cultura non è ornamento: è radice. I saluti di Ciro Marseglia e Carmelo Masella non sono protocollo. Sono l’atto di chi riconosce che un paese, una comunità, vive se sa ancora mettersi a tavola con i classici. Lilli D’Amicis, giornalista e direttrice di “Oraquadra.info”, coordina. Non modera: coordina. Perché un incontro con Bruni non si argina, si orchestra. E a dialogare con l’autore è Maria Teresa Alfonso, saggista e gia dirigentescolastica: due viandanti della parola che si riconoscono senza bisogno di mappe. Grottaglie, con le sue ceramiche che Domenico Caretta plasma dal 1958, diventa metafora. La terracotta che si fa forma, il pensiero che si fa libro. La Terrazza Caretta, via Caravaggio 2, non è location: è topos. È l’isola. E Bruni, lo sappiamo, non cerca porti. Cerca isole. Cerca tavole apparecchiate sul vuoto, per dare un senso al naufragio. “A cena con Hegel”, edito da Pellegrini nella collana Zaffiri, porta in copertina un dialogo impossibile: Bruni e Hegel, uno di fronte all’altro. Non è provocazione. È metodo. Bruni ha sempre scritto facendo sedere a tavola i morti con i vivi: Pavese con Bianca Garufi, Eleonora Duse con Pitagora, Grazia Deledda con la grecità e tanti altri, ora Hegel con il Mediterraneo.
Ma cosa si mangia a questa cena? Si mangia la dialettica. Non quella scolastica di tesi-antitesi-sintesi, ma quella carnale, mediterranea, in cui lo Spirito non è astrazione ma sudore, eros, ferita. Bruni interroga Hegel sul tragico, sulla storia, sulla libertà che “è il momento in cui dobbiamo scegliere, decidere, agire”. Gli chiede conto della Fenomenologia davanti al mare di Taranto, della Scienza della Logica davanti a una donna che ama e tradisce, della Filosofia della Storia davanti alle rovine di una civiltà che non vuole morire. Qui Hegel smette di essere tedesco e diventa greco. Diventa magno-greco. Perché il Mediterraneo, per Bruni, è il luogo dove l’Assoluto si fa corpo, dove il concetto si fa mito, dove la ragione scopre di avere sangue. Un libro di Bruni non si presenta: si celebra. Perché la sua scrittura è sempre liturgia. L’eros, la sensualità, l’estetica che attraversano i suoi lavori sulla cultura del Mediterraneo ritornano qui sotto altra forma: la filosofia come passione, il concetto come innamoramento, la pagina come amplesso. Bruni non commenta Hegel. Lo vive. Lo contraddice proprio attraverso l’hegelismo.
E in questo sta il senso del 19 giugno. Grottaglie non ospita un filosofo. Ospita un viandante che ha deciso di invitare a cena l’Occidente intero, rappresentato dal suo pensatore più sistematico, per dirgli: “Guarda, qui la storia non è finita. Qui il mito è ancora vivo. Qui la bellezza non è categoria. È ermeneutica. Venerdì 19 giugno 2026, alle 19.30, non andremo a una presentazione. Porteremo domande, non certezze. Porteremo il pensare, non tesi. E se saremo fortunati, torneremo a casa con l’unica cosa che conta: un’ala al posto dell’ancora. Perché questo fa Pierfranco Bruni da una vita: trasforma i porti in partenze e le cene in eternità. In fondo è un viaggio in un percorso filosofico in cui la non sistematicità fa finalmente discutere. La discussione è la libertà vera del pensiero.