IL PENSIERO MEDITERRANEO

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A tò Kalòn Ferdinando Scavran e il suo ultimo romanzo: tra immaginazione narrativa e tempo mitico

Ferdinando Scravan a tò Kalòn

di Anna Stomeo

Giovedì 20 novembre alle ore 18.30 a Martano (Lecce) in via Marconi 28, presso il Centro Culturale tò Kalòn dell’Associazione Itaca Min Fars Hus, condotto da Anna Stomeo e da Paolo Protopapa, in una serata di conversazione, di amicizia e di empatia, sarà presentato l’ultimo romanzo dello scrittore Ferdinando Scavran, dal titolo evocativo Sotto la polvere. La Trilogia (Ferdinando Scavran Sotto la polvere. La trilogia, Molòn Labé, 2025), che raccoglie tre suoi romanzi, ambientati in Grecia, già pubblicati, in successione cronologica e continuità tematica, tra il 2010 e il 2013 e, oggi, quasi riscoperti “sotto la polvere” del tempo, che non ne ha scalfito l’efficacia narrativa e la profondità esistenziale. Il tutto in un elegante volume, che riproduce, in prima di copertina, l’opera dell’artista Gianni Bellisario “Ettore e Achille” (acrilico su tela 60×80 cm) estremamente significativa e densa di suggestioni.

Un’operazione insolita e simbolica, questa pubblicazione, con la quale Scavran intende sottoporre la propria scrittura ad una sorta di vaglio del tempo circolare che ritorna, e della mente, che racchiude i ricordi e li rielabora. Un gioco dell’immaginazione narrativa che si rivisita e si indaga nei modi e soprattutto nei luoghi delle storie e dei personaggi.

Il significato di questa operazione di riscoperta, che l’Autore, con questa Trilogia, compie con tocco leggero e padronanza di metodi e di intenti, non è occasionale o banalmente editoriale, ma rappresenta la sintesi di un’esperienza letteraria intensa e raffinata e una tappa fondamentale del percorso di uno scrittore vigile e appassionato, che non ha paura di mettersi in gioco, sia sotto il profilo esistenziale che estetico e stilistico.

I tre romanzi, E gli dèi mi chiesero di tornare (2010), Ascolta le ninfe (2012), Senza rumore (2013), sono il frutto di una vitale passione culturale e artistica per la Grecia antica e moderna, che l’Autore ha vissuto e vive in contiguità immaginativa con i luoghi del mito classico, luoghi dell’anima, che si estendono e si allargano fino all’identificazione misteriosa e quasi esoterica con alcuni personaggi mitici, ma anche occasioni di conoscenza dell’oggi e dell’Altro, attraverso una serie di incontri e incastri tra passato e presente, tra visibile ed invisibile, che rendono la Grecia una distopia carica di simboli e di atmosfere

L’amore di Scavran per la Grecia risale agli inizi della sua carriera di scrittore, al primo romanzo Io guerriero di Sparta, presentato ad Atene e tradotto in greco già nel lontano 1988, e prosegue fino ai più recenti Non sono tuo, del 2015, ambientato in un monastero ortodosso sul Monte Athos, dove l’Autore ha avuto modo di soggiornare negli anni giovanili e l’impegnato e impegnativo Molòn labé romanzo ambientato nella Grecia degli anni Sessanta, ai tempi della dittatura dei colonnelli, ripubblicato nel 2025, con uno sguardo all’attualità.

La Grecia, topos spirituale e conoscitivo, specchio dell’anima da indagare e scandagliare con cura, viene qui ricondotta, da Scavran, alle suggestioni tutte intellettuali delle intime contraddizioni e dissonanze dell’io lacerato dell’oggi, a cui il mito offre spiegazioni e connessioni, in una sorta di eterno presente distopico e pure reale, in un gioco narrativo ed esistenziale che costituisce uno dei pregi più originali della scrittura di Scavran, particolarmente apprezzato dai suoi numerosi e fedeli lettori che lo seguono da alcuni decenni.

Di origini veneto-tarantine, pilota aereonautico in gioventù, poi sociologo e sottile osservatore dei rapporti umani, con un percorso personale, sentimentale ed affettivo profondamente vissuto fino in fondo negli incontri, nelle perdite inevitabili come nei ritorni inattesi, Ferdinando Scavran non si tira indietro di fronte agli imprevisti dolorosi della propria vita, così come di fronte ai complessi grovigli psicologici dei propri personaggi.
Con questi ultimi instaura sempre un dialogo critico su due livelli, quello intimo-emotivo e quello razionale-relazionale, che la scrittura puntualmente riproduce, nell’alternarsi dei registri e degli stili, tra colloquiale-interlocutorio e descrittivo-riflessivo, ben vigilati sul piano dell’articolazione espressiva, sempre ampia e coinvolgente.

Un ritmo particolare di narrazione, giocato sui dialoghi e sulle riflessioni, sulle immagini e sulle meditazioni, in una sorta di full immersion nei contesti narrativamente evocati e descritti che avvolge il lettore come in un film.

L’intima complicità con i lettori, fatta di dissonanze e proiezioni, di intese psicologiche e di rifrazioni e sovrapposizioni, si alimenta di evocazioni biografiche per nulla sottaciute, anzi lasciate in trasparenza come occasione di rispecchiamento e quasi di autoanalisi per il lettore.

Come osserva Giuseppe Moscati nell’Introduzione, Scavran, in questa Trilogia, rilegge la propria opera alla luce della propria esperienza esistenziale, il che gli consente di collocare la propria narrazione in «quel sottilissimo confine tra vero e immaginario» in cui la narrazione prende forma e si autonomizza
Da questo punto di vista Scavran ha sempre narrato la realtà senza mai acquisirla come pesante fardello realistico, ma invece quasi evaporandola, lasciandola intravedere nei meandri dei dialoghi e delle descrizioni, fino a rivestirla di suggestioni culturali e di visioni impensate, anche se la sua curiosità di sociologo per le relazioni umane, nel loro farsi e disfarsi, non è mai stata messa a tacere.

Il protagonista Ares, classico alter ego dell’Autore, ritrova se stesso attraversando un passato mitico protetto dagli dei, in una sorta di reincarnazione che altro non è che progressiva evoluzione verso l’autoconsapevolezza.

Con questa suo ultimo impegno narrativo Ferdinando Scavran ci offre un’ulteriore possibilità di riflettere non solo sui mondi che da sempre gli appartengono – la Grecia del mito come distopia dell’oggi e luogo dell’anima – ma anche, soprattutto, di conoscere e di cogliere, tra le righe, alcune piccole perle di saggezza esistenziale che l’Autore, con gli anni, ha maturato e che la scrittura ci restituisce tutte intere nella loro profondità.

Sarà un incontro molto interessante, questo del 20 novembre a tò Kalòn con Ferdinado Scavran, la cui sperimentata affabilità non mancherà di suscitare momenti di intenso dialogo e di autentica riflessione collettiva.

Come sempre un momento di comunità e di empatia, da non mancare.


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