A tò Kalòn il Prof. Francesco Cavalli Sforza per ricostruire la storia dell’umanità e pensare il futuro

di Anna Stomeo
Sabato 16 Maggio 2026, a Martano (Lecce) in via Marconi 28. alle ore 19.00, presso il Centro Culturale tò Kalòn dell’Associazione Itaca Min Fars Hus, il Prof. Francesco Cavalli Sforza, docente di Genetica e Antropologia all’Università San Raffaele di Milano, filosofo delle scienze biologiche e studioso dell’evoluzione umana, interverrà in streaming sul tema “Storia della diversità umana. Geni popoli e Lingue”.
L’iniziativa rientra nel Progetto “Luca Cavalli Sforza: ricostruire la storia dell’umanità tra scienza e dialogo nel Mediterraneo”, ideato da Umberto Manni e promosso dall’Associazione Itaca Min Fars Hus con Anna Stomeo, finalizzato a favorire, attraverso la diffusione dell’eredità scientifica e culturale del grande scienziato genetista Luigi Luca Cavalli Sforza, la conoscenza della storia dell’evoluzione umana e dei grandi movimenti migratori del passato, assunta come strumento di educazione alla diversità, alla pluralità e alla convivenza tra i popoli, con particolare riferimento al Mediterraneo.
Un’occasione davvero unica per conoscere e approfondire uno scienziato di fama internazionale, come Luigi Luca Cavalli Sforza, attraverso le parole e la personalità, altrettanto significativa, del figlio, Francesco Cavalli Sforza, filosofo evoluzionista, antropologo, raffinato divulgatore e storico della scienza, già prezioso collaboratore del padre in numerose opere di divulgazione.
La conoscenza scientifica della genetica delle popolazioni ha costituito, nella seconda metà del Novecento, e proprio grazie alle fondamentali ricerche di Luigi Luca Cavalli Sforza, il punto di non ritorno per la biologia, l’antropologia, la storia dell’umanità e la linguistica storica.
Luigi Luca Cavalli Sforza (1922-2018), genetista e antropologo, ricercatore di laboratorio sin dagli anni Quaranta del Novecento, poi accademico dei Lincei e membro della Royal Society, professore a Pavia, Parma e ordinario all’Università di Stanford in California, dove ha diretto il Dipartimento di Genetica, è stato il primo, nel panorama scientifico mondiale, ad intuire e dimostrare il portato storico e culturale dei geni nello studio delle popolazioni umane e le infinite tracce dell’evoluzione, non solo biologica, ma culturale, che ogni gene racchiude e rivela solo dopo un’attenta analisi comparativa.
Le sue ricerche, condotte in collaborazione con ricercatori di tutto il mondo, da lui coordinati e diretti, hanno prodotto, pertanto, una profonda trasformazione scientifica ed epistemologica, non solo per i fondamentali risultati raggiunti, ma soprattutto per l’originalità e l’efficacia del metodo di ricerca adottato, un metodo multidisciplinare, che non si affida solo all’evidenza specifica dell’evoluzione biologica, ma investe l’evoluzione culturale e anche linguistica, in un articolato lavoro conoscitivo di connessione, di verifica e di valutazione dei dati.
Per ricostruire la storia dell’umanità, lo scienziato unisce i dati della genetica delle popolazioni a quelli dell’archeologia, dell’antropologia, della demografia, della statistica e della linguistica storica Di qui l’ambizioso e vincente programma di ricerca, varato da Luca Cavalli Sforza a Stanford oltre cinquant’anni fa e tuttora attivo nei laboratori di tutto il mondo, finalizzato a ricostruire per via genetica l’albero genealogico dell’intera umanità. Attraverso la teoria dell’evoluzione di Darwin, Luca Cavalli Sforza ripercorre trasversalmente la storia biologica e culturale dell’umanità, analizzando il rapporto e le analogie tra meccanismi genetici e meccanismi culturali e linguistici.
Partendo dalla vocazione migratoria di Homo Sapiens e comparando tra loro geni, popoli e lingue, con un metodo rigorosamente multidisciplinare e trasversale ai diversi campi, dai gruppi sanguigni ai marcatori genetici, dai dati anagrafici alla demografia e alla lingua, Luigi Luca Cavalli Sforza ricostruisce le mappe che attestano la comune origine dell’umanità, a partire da un piccolo gruppo di Homo Sapiens originario dell’Africa occidentale, e la successiva diversificazione/diversità, con i meccanismi genetici e le mutazioni che la producono, dimostrando, contro ogni ipotesi razzista, che le razze umane non esistono e che, nella storia dell’umanità, “evoluzione biologica” ed “evoluzione culturale” procedono insieme. Di qui la scoperta più affascinante del lavoro scientifico di Luca Cavalli Sforza: geni e parole viaggiano insieme nella grande migrazione umana, cioè la coincidenza tra l’albero filogenetico della distribuzione geografica dei geni e l’albero genealogico delle lingue nel mondo, che segue meccanismi di mutazione e dinamiche di trasmissione identici a quelli biologici.
Il fascino del pensiero scientifico di Luigi Luca Cavalli Sforza agisce non solo sugli scienziati e gli specialisti, che ne seguono le orme, ma travolge e coinvolge i cittadini comuni, ogni volta che la sua avventura scientifica e intellettuale viene raccontata e comunicata con spirito divulgativo e sapienza scientifica, come fa, e farà la sera del 16 maggio a tò Kalòn, il filosofo e antropologo Francesco Cavalli Sforza, grande prosecutore dell’impegno paterno per la scienza e per l’umanità.
Da questa constatazione prende il via il Progetto di un Convegno sull’eredità scientifica Luigi Luca Cavalli Sforza, che si propone di approfondire e divulgare, con l’intervento di scienziati, filosofi e ricercatori, in specifiche giornate di studio e di confronto, l’opera di Luigi Luca Cavalli Sforza, per farne il viatico di una presa di coscienza collettiva sul passato e sul futuro dell’umanità in termini ecologico-ambientali, scientifici, etici e geopolitici.
Il Progetto, nato dalla grande passione conoscitiva del geologo Umberto Manni, che lo ha ideato, con estrema sensibilità intellettuale, sulla base delle proprie esperienze di impegno professionale, di vita e di ricerca, condotte viaggiando in tutto il mondo, a contatto con le popolazioni e le esigenze tra loro più diverse e più simili, e favorevolmente accolto, e fatto proprio, dall’Associazione Itaca Min Fars Hus, anche in virtù delle pubblicazioni e degli interessi filosofico-scientifici e storici di Anna Stomeo, non avrebbe mai visto la luce senza l’impegno e l’esperienza professionale dell’operatrice culturale Maria Antonietta Nuzzo, che lo ha compilato e tradotto in un testo concreto e rigoroso, rielaborandolo nelle implicazioni culturali e di contesto e trasformandolo in un vero e proprio documento di intenti conoscitivi, scientifici, civili, educativi e democratici.
L’obiettivo fondamentale che anima il Progetto è quello di favorire il dialogo tra ricerca scientifica e comunità civile, con particolare riferimento alle giovani generazioni, nella convinzione che la cultura della scienza, e della sua storia, quando è assunta nella sua dimensione relazionale e collettiva, contribuisca a promuovere condivisione, multilateralità, convivialità civile, cultura della pace e della nonviolenza. Come emerge dall’insegnamento scientifico e storico di Luigi Luca Cavalli Sforza e, come ci piace doverosamente aggiungere, anche dal magistero filosofico, storico e scientifico del grande Maestro del Novecento culturale italiano Ludovico Geymonat.
Per quanto possa apparire velleitario, il Progetto di Itaca Min Fars Hus e di Umberto Manni può concretamente offrire, se adeguatamente realizzato e praticato, una base culturale, etica e politica al cittadino comune, anche per cercare di contrastare le negatività che stiamo vivendo, dalle discriminazioni razziali al genocidio e alle guerre, dai rigurgiti identitari e violenti all’attacco programmato alle istituzioni democratiche e agli organismi internazionali, dalla perversione autoritaria delle Big Tech alle false narrazioni del presente.
La genetica delle popolazioni di Luca Cavalli Sforza, evidenziando la stretta connessione tra gli esseri umani e tra i popoli della terra, può contribuire in modo profondo a combattere le chiusure mentali e le regressioni politiche, favorendo una lettura delle diversità sempre più adeguata alle complessità del futuro che attende le giovani generazioni.
L’incontro con il Prof. Francesco Cavalli Sforza costituisce un riconoscimento gratificante e una tappa importante per la crescita della piccola comunità pensante di tò Kalòn e un evento davvero inedito ed eccezionale nel panorama culturale salentino e nel momento storico che stiamo vivendo.