A tò Kalòn il ritorno di Marisa Grande con una lectio sul megalitismo e tante affascinanti riflessioni e scoperte

di Anna Stomeo
Gradito e atteso il ritorno della studiosa Marisa Grande, ricercatrice scientifica di archeo-astronomia e storica dell’Arte, al Centro Culturale tò Kalòn dell’Associazione Itaca Min Fars Hus, condotto da Anna Stomeo e da Paolo Protopapa, Mercoledì 18 Marzo 2026 alle ore 18.30 a Martano (Lecce), in via Marconi 28, per una serata dedicata ai linguaggi simbolici e alle funzioni dei monumenti megalitici, con particolare riferimento al Salento, tra geo-morfologia e geo-mitologia
Un argomento affascinante, per tutti noi, affidato alla competenza scientifica di un’archeo-astronoma, come la prof.ssa Marisa Grande, conosciuta in tutto il mondo per i suoi studi sulla storia dei reperti megalitici del Salento arcaico, e non solo, e per le numerose pubblicazioni di astronomia, astrofisica, cosmologia e simbologia, nonché per aver contribuito, in modo personale e ufficialmente attestato e riconosciuto, alla formulazione di alcune teorie di archeo-astronomia e dinamica sismica, come la “teoria delle celle geomagnetiche e geomorfologiche”, elaborata e verificata dal 2004, relativa alla regolarità della dinamica sismo-tettonica.
Proprio sull’efficacia conoscitiva di questa sua teoria, la studiosa è tornata di recente in un apprezzato lavoro di aggiornamento e di verifica, dedicato ai nuovi eventi e alle nuove ricerche internazionali, che confermerebbero l’azione del Sole sulla stabilità geologica della Terra, con particolare riferimento al rapporto sincronico intercorrente tra i due rispettivi nuclei, tra il campo magnetico del Sole, attestato dalle macchie solari, e l’attività magnetosferica della Terra, attestata dai movimenti sismici (terremoti), dal vulcanismo e dai campi elettromagnetici.
Studio, quest’ultimo, di grande rilevanza scientifica e metodologica, pienamente inserito in un programma internazionale di protezione e di impatto con i grandi eventi climatici ed elettromagnetici che attraversano la Terra e che hanno attraversato le ere geologiche precedenti.
Marisa Grande, che già abbiamo conosciuto lo scorso anno, a tò Kalòn, in veste di raffinata artista internazionale, è ideatrice e fondatrice, fin del 1990, del Movimento Culturale e Artistico denominato “Synergetic Art”, nato per favorire e sviluppare un pensiero creativo sempre “laterale” e “alternativo” e per ricongiungere in una sinergia positiva l’Arte alla Scienza e viceversa.
In questo bellissimo azzardo teoretico di un Movimento che agisce, tra l’altro, come recita il suo Manifesto, per la «salvaguardia di ecosistemi di importanza ambientale, storico-artistica e etnico sociale e promuove conoscenza» e che ha avuto autorevoli riconoscimenti internazionali e plausi trasversali, Marisa Grande ha saputo proporre e rielaborare i suoi studi condotti nell’arco di oltre un cinquantennio, un’indagine aperta alle varie sollecitazioni scientifiche specialistiche, dall’archeo-astronomia alla storia dell’arte, dalla filosofia alla scienza, dall’archeologia all’antropologia, in un percorso lineare e costante di lavoro critico sulle ipotesi, i dati oggettivi e gli esperimenti.
Un progetto di ricerca nato dal confronto intrinseco con le grandi tendenze epistemologiche del secondo Novecento, nell’intreccio tra scienza filosofia e arte, dove si sperimentano le più ardite ipotesi di connessione empirica tra intuizione e ragionamento, tra esperienza scientifica ed esperienza spirituale, senza sterili soluzioni di continuità, in quel flusso continuo di conoscenza che alimenta il sapere scientifico contemporaneo, del quale Marisa Grande è una limpida rappresentante.
A tò Kalòn Marisa Grande proporrà una sintesi del suo pluridecennale lavoro sui megaliti, raccolto nella trilogia composta da “L’orizzonte culturale del megalitismo” (Besa 2008), “Dai simboli universali alla scrittura” (Besa 2010) e da “La precaria armonia del cosmo” (Besa 2012): un’opera di grande valenza scientifica e anche di sapienza divulgativa.
I megaliti, presenti sul territorio secondo una precisa logica distributiva, segnano le linee misteriose e occulte della Terra, lungo le quali scorrono i flussi elettromagnetici, attestando una corrispondenza cielo/terra tipica delle società paleo-arcaiche, per le quali la distanza tra la calotta terrestre e quella celeste era vissuta come minima e in stretta continuità di immagini e di segni.
Astronomia, astrologia, culti rituali della vita e della morte, corrispondenze tra bio-massa e geo-massa, per produrre energia benefica, sono le innumerevoli funzioni che l’immaginazione teoretica e la verifica scientifica costruiscono intorno al fenomeno, palpabile, imponente e ancora misterioso del megalitismo.
Le grandi Pietre, dolmen e menhir, specchie, che ancora sopravvivono nel mondo, in particolare in Sardegna e in Puglia, oltre ad essere stati monumenti sacrali, sono stati anche e soprattutto degli indicatori di energia tellurica e biofisica, nonché marcatori geodetici che favorivano l’orientamento sulla Terra e in mare. Luoghi di vibrazione e di risonanza di riti e di miti, in cui l’immaginario collettivo costruisce il suo benessere relazionale e si offre alla tradizione, primo strumento di indagine e di conservazione, come attestano i menhir istoriati e scavati.
I flussi di elettromagnetismo su cui si collocano i megaliti spesso coincide anche con le vie dell’acqua e con la misurazione del tempo cosmico e dello spazio geodetico, in questo senso le grandi pietre si rivelano in tutta la loro valenza esistenziale antropologica. Gli uomini e le donne del post-glaciale salutavano la costellazione di Orione come ingresso nel tempo cosmico dell’Olocene con enormi pietre astronomicamente orientate, tra conoscenza e sacralità.
Marisa Grande ci spiega tutto ciò, direttamente e indirettamente, con la decriptazione di un “codice cosmico” sotteso al caos che domina l’andamento del pianeta Terra, condannato, come tutti i sistemi dinamici complessi, ad un “precario equilibrio” di sopravvivenza.
In un’esperienza di studio e di ricerca davvero unica, all’incrocio di varie competenze, Marisa Grande, ha maturato non solo una conoscenza scientifica documentata e verificata, ma una visione filosofica ed etica della ricerca, fino al delinearsi, con Il “Synergetic Art”, di un vero e proprio nuovo umanesimo scientifico, di cui l’arte, con le sue percezioni cognitive e simboliche, costituisce il viatico essenziale.
Lo attestano gli studi sulle funzioni e sul valore simbolico e sacrale attribuito alle Grandi Pietre sin dal Pleistocene, dalle sollecitazioni esistenziali al culto dei defunti, fino ai monumenti megaliti dell’Olocene.
Di questo e di altro si parlerà con la Prof.ssa Marisa Grande al tò Kalòn il 18 marzo 2026, in un incontro dai contenuti davvero affascinanti e per tutti noi inediti, che risveglierà molto interesse e tante curiosità culturali inattese.
La storia scientifica e artistica di Marisa Grande, iniziata, con vocazione e limpida intelligenza, in età giovanile, è densa di riferimenti e di prefigurazioni significative.
Basti pensare che, nelle sue produzioni artistiche, sviluppate simultaneamente agli studi scientifici, Marisa Grande ha anche saputo anticipare graficamente, sin dagli anni Settanta/Ottanta del secolo scorso, alcune rappresentazioni di scoperte scientifiche, come le onde gravitazionali e i buchi neri, che solo in epoca digitale sono state poi definitivamente rappresentate graficamente.
Una prova epistemologica ulteriore della sua determinazione conoscitiva e delle sue qualità epistemiche, in una «visione cosmica» progressiva e analitica, che Marisa Grande proporrà agli amici di tò Kalòn.
Un invito a tutti e a tutte ad intraprendere un viaggio a ritroso, in un mondo lontano e vicino, in cui la vita si intreccia alla terra e ai suoi campi magnetici, dove il corpo e la pietra si relazionano per «risonanze» e «centri energetici in espansione», megaliti sparsi sulla superficie della Terra, eredità di antichi e misteriosi antenati. Dietro questi «centri energetici» si celano le ragioni intellegibili delle catastrofi: dalle eruzioni vulcaniche ai terremoti e agli tsunami, che quegli antenati cercarono di catalizzare e normalizzare con le Grandi Pietre. Ma si disvela anche quella «coscienza collettiva» del sapere scientifico che sa tenere insieme diversi campi e livelli di indagine e che sa individuare le articolazioni e le connessioni più profonde tra gli oggetti indagati e le teorie che li rappresentano.
Anche per queste ragioni l’incontro con Marisa Grande sarà un’occasione inedita di riflessione scientifica, epistemologica e filosofica, aperta alla conoscenza (comprensione) collettiva.
Da non perdere.
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