A tò Kalòn la sfida della Paideia per un Nuovo Umanesimo Educativo

di Anna Stomeo
“Educare nella contemporaneità” è il titolo del prossimo incontro al Centro Culturale tò Kalòn dell’Associazione Itaca Min Fars Hus APS, fissato per lunedì 29 settembre 2025 alle ore 18.30. a Martano Lecce in via Marconi 28. Sottotitolo: “la sfida della Paideia per un Nuovo Umanesimo Educativo”.
Un tema impegnativo e necessario, che vuole fare eco all’ultimo Festival della Filosofia di Modena 2025, dedicato, appunto, alla Paideia, termine greco classico per indicare l’educazione armonica e completa del cittadino della polis, la sua autentica dimensione umana, coincidente con la sua capacità di inserirsi attivamente ed eticamente nella comunità.
Un termine che la cultura europea e occidentale ha riproposto, come obiettivo rinnovato di crescita e di convivenza civile, dal Rinascimento ad oggi, passando per la rivoluzione scientifica e per l’Illuminismo, fino alle democrazie liberali del Welfare, e che l’attuale società neoliberista sembra aver dimenticato e sostituito con valori opposti.
Perciò la Paideia si ripropone oggi, sul piano culturale e politico, come stimolo per ripensare i modelli educativi imposti dalla contemporaneità, non sempre adeguati ai valori umani, e come ideale di una formazione globale, libera e consapevole.
Un ideale da contrapporre, quasi per paradosso, a quello dell’homo oeconomicus nella società neoliberista e alla formazione parziale di uomini e di donne “flessibili”, esposti alla precarietà e all’insicurezza del lavoro e della vita, vittime di una formazione utilitaristica, guidata dalle ambigue “ideologie del merito”, assunte, come eterne forme di esclusione sociale.
Viviamo una contemporaneità incerta e spesso deprivata dalle visioni di socialità, di democrazia, di partecipazione e di giustizia sociale, che hanno accompagnato l’umanità per parte del Novecento. In un mondo sempre più dilaniato dai conflitti e dalla crisi della democrazia e che sembra prepararsi alla distruzione di una terza guerra mondiale, avvertiamo un clima di odio e di forte opposizione ideologica, di cui sempre più spesso si fanno promotori gli stessi capi di governo.
Un clima tutt’altro che educativo, in cui guardiamo, con stupore e preoccupazione, alla graduale distruzione degli organismi di garanzia internazionale, dall’ONU all’Organizzazione Mondiale della Sanità, e in cui assistiamo impotenti alla negazione determinata del multilateralismo e al genocidio efferato, perpetrato da vittime diventate carnefici, con il beneplacito di grandi potenze un tempo paladine di democrazia.
Di qui l’urgenza di tornare a parlare di educazione, di educare “nella” contemporaneità e non “alla” contemporaneità, poiché l’educazione è un processo collettivo e trasversale, che coinvolge docenti e discenti, giovani e adulti, passato e presente, competenze ed esperienze. Sarebbe davvero impossibile educare “a” qualcosa, mentre si tratta, invece, di educare e di educarsi “dentro” qualcosa, cercare valori di riferimento e metodi nella contemporaneità che ci coinvolge tutti e che ci obbliga alla responsabilità del pensiero critico.
Ma è possibile davvero educare nella contemporaneità? E l’educazione è solo rivolta ai giovani, futuri cittadini o attraversa tutte le generazioni, in una sorta di permanente riconoscimento dei mutamenti radicali della società tecnologica avanzata? L’educazione permanente è mero adeguamento e prescrizione esecutiva o, invece, può diventare critica e sovvertimento?
È possibile ancora ispirarsi alla Paideia e ai modelli classici della formazione, in un contesto di neocapitalismo spietato, caratterizzato dal dominio culturale e politico delle Big Tech, le grandi aziende tecnologiche nelle mani di pochi potentati economico-politici, che possiedono e controllano l’Intelligenza Artificiale’?
È possibile formare cittadini liberi e democratici, malgrado le devastanti recrudescenze autoritarie della destra estrema che governa oggi molti paesi occidentali?
È possibile recuperare una centralità educativa della scuola come termometro della società, senza ridurla ad agenzia formativa di “capitale umano” per le aziende? E come tornare alla formazione e alla ricerca pedagogica come terreno da percorrere inevitabilmente, per individuare nuovi paradigmi di difesa della democrazia?
Infine: è possibile tentare di costruire, partendo dalle esperienze individuali e collettive, un Nuovo Umanesimo Educativo? E come individuarlo e perseguirlo nelle nostre vite?
Di questi e di altri cruciali interrogativi discuteremo a tò Kalòn, lunedì 29 settembre 2025 alle 18.30.
Lo faremo con un panel (come ci piace dire con un evidente “prestito linguistico” di moda e di maniera!), cioè con un incontro agile tra persone che conoscono l’argomento a vari livelli e con varie competenze, anche se la vastità e l’importanza del tema meriterebbe, forse, un convegno di studi.
Sarà comunque un input, come sempre avviene a tò Kalòn, per avviare un dibattito che speriamo possa continuare ed arricchirsi di nuovi apporti.
Con Paolo Protopapa e Anna Stomeo, promotori e curatori dell’iniziativa, che faranno appello anche alla propria esperienza e conoscenza di docenti, interverranno Vito D’Armento, sociologo e pedagogista insigne dell’Università del Salento, con all’attivo numerosi studi e pubblicazioni sull’educazione, Danila Indirli, magistrata, colta e sensibile, con importanti esperienze professionali anche nel mondo dell’adolescenza e della formazione, Giovanni Leuzzi, docente doc., di antica sapienza, da sempre animato da indelebile spirito critico.
Un incontro aperto alla sensibilità e alla riflessione di tutti gli amici che vorranno essere presenti, come sempre con attenzione e partecipazione.