IL PENSIERO MEDITERRANEO

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A tò Kalòn l’antropologa Ornella Ricchiuto e le Donne di Terra d’Otranto protagoniste di Storie di vita Con il prof. Eugenio Imbriani

eVENTO A Tò kALòN

Di Anna Stomeo

Martedì 30 Giugno 2026 alle ore 19.00, a Martano (Lecce) In via Marconi 28, il Centro Culturale tò Kalòn dell’Associazione Itaca Min Fars Hus, diretto da Anna Stomeo e da Paolo Protopapa, ospita l’antropologa Ornella Ricchiuto, che, insieme al Prof. Eugenio Imbriani, pioniere dell’antropologia salentina contemporanea e suo maestro, presenta la sua originale ricerca antropologica dedicata alle donne di Terra d’Otranto, in un arco di tempo compreso tra il Novecento e il primo ventennio di questo secolo, raccolta nel volume “Donne in Terra d’Otranto. Per un’antropologia delle voci” Liquilab Editore 2024.

Il volume è impreziosito, oltre che dalla Prefazione di Leandro Ventura, direttore ministeriale dell’Istituto Centrale per il patrimonio immateriale, anche da due saggi, che costituiscono i primi due capitoli del libro, dei due antropologi, Eugenio Imbriani, dell’Università del Salento (La condizione femminile del Novecento), e Pietro Clemente dell’Università di Firenze (Storie di vita), entrambi coinvolti non solo in un approfondimento delle tematiche specifiche affrontate dalla ricerca di Ornella Ricchiuto, ma anche in una vera e propria analisi storica dei contesti generali e delle situazioni e condizioni specifiche in cui i fatti e i personaggi narrati, e la ricerca stessa, di fatto si collocano.

Un libro di testimonianza, sia scientifica che operativa, una ricerca “antropologica e visiva”, un lavoro rilevante per contenuti e metodi, svolto dall’Autrice tra il 2022 e il 2023, che raccoglie le attestazioni di venti donne che si raccontano, e raccontano i rispettivi contesti, in “storie di vita” e in “storie di genere”, aperte alle suggestioni e alle interpretazioni più inattese e, nello stesso tempo, più significative. Storie che si allargano in centri concentrici, fino a comprendere e contenere la comunità e la società, in una dimensione conoscitiva plurima, che assimila il territorio alla lingua, al genere, alla memoria individuale e collettiva, all’esperienza dell’Alterità e della convivenza, al reciproco coinvolgimento tra ricercatrice e singole testimoni. Un’antropologia “performativa”, nel senso che a questo aggettivo attribuisce la ricerca contemporanea, impegnata a far convergere in un unico punto espressivo istanze conoscitive diverse, testimoni, oggetti e informatori di ricerca, contesti e ricostruzioni, secondo criteri interpretativi aperti all’ascolto delle diversità, più che alla catalogazione delle analogie.

L’antropologia che l’Autrice ha scelto di praticare è attenta a marcare le differenze, più che le diversità: differenze di genere, differenze di provenienza e differenze di culture, secondo l’insegnamento classico di Margareth Mead, in un mondo in cui il sapere e la conoscenza non possono più essere collocati su un piedistallo inamovibile, ma vanno continuamente rinegoziati e rielaborati, in vista della costruzione di culture adeguate all’attuale concetto di qualità della vita, come obiettivo fondamentale di ogni Comunità. Da questo punto di vista Ricchiuto indaga non solo sulla condizione femminile, ma anche sulla differenza di genere, puntando alla consapevolezza sociale e all’esercizio della memoria, che adeguatamente praticato, contribuisce, secondo l’indicazione dell’antropologo Clifford Geertz, ad una “destabilizzazione” creativa del passato nel presente, invece che ad una stabilizzazione statica e rassicurante.

La dimensione orale e audiovisiva delle fonti contribuisce a trasformare la ricerca di Ornella Ricchiuto in archivio dialettico e pragmatico vivente, nel quale ogni voce, come recita il sottotitolo, si fa testimonianza e “fatto antropologico”, su cui soffermarsi e su cui tornare in modo penetrante e analitico. Inoltre il lavoro stesso di “trascrizione” dall’audiovisivo, che l’Autrice svolge in maniera certosina, mostrando una rara sensibilità linguistica, pari a quella antropologica, rappresenta, a nostro avviso uno dei pregi non secondari di questa ricerca e di questo libro, contribuendo alla sua originalità e unicità nel panorama etnografico salentino. Del resto, il lavoro di archiviazione e restituzione, che Ricchiuto infaticabilmente conduce quotidianamente a Tricase, con Liquilab, Istituto di Cultura, Arte e Inclusione Sociale, accreditato ONG UNESCO, da lei fondato e presieduto, costituisce la conferma evidente di un impegno intellettuale di grande originalità e serietà e di una professione di antropologa svolta con consapevolezza epistemologica ed etica.

Il legame intrinseco tra lingua, territorio e genere (femminile), che la ricerca antropologica di Ornella Ricchiuto contiene come presupposto, non è casuale, né scontato, ma testimonia di un orizzonte di ricerca più ampio e profondo, che considera la lingua e il linguaggio qualcosa di più di un semplice strumento di comunicazione.
Sotto questo profilo si tratta senz’altro di una veramente inedita, per il Salento, acquisizione metodologica e strutturale, che Ornella Ricchiuto, con questa articolata ricerca e con le sue pratiche di restituzione, ci consegna, contribuendo a connotare in modo costruttivo quel processo di patrimonializzazione necessario e spesso, proprio nel Salento, frainteso. Ciò le consente anche di superare alcuni pregiudizi gerarchici, che spesso hanno prodotto inutili separazioni tra lingua e territorio, tra genere e ruolo, recuperando non solo il diritto alla decostruzione sociale delle identità di genere, ma anche quello alla restituzione sociale e politica dell’intero processo.

Antropologia sul campo, incontro di reciproca comprensione tra ricercatrice e attrici della ricerca, in un rapporto di co-autorialità delle storie narrate. In questo senso, come emerge dall’analisi di Pietro Clemente, la ricerca di Ricchiuto richiama in scena, nello stile, negli strumenti, nelle modalità di svolgimento, altre ricerche del passato e del presente, fino ad evocare e coinvolgere situazioni altre, che chiamano in causa, per così dire, l’essenza stessa della ricerca etnografica e antropologica, nella sua specificità spesso volutamente a-sociologica, ma sempre genuinamente storica e microstorica, attenta ai risvolti collettivi delle esperienze soggettive e impegnata a delineare una trama cognitivo-affettiva a valenza teoretica ed etica insieme.

Entrare in queste “storie di vite”, in un rapporto di complicità e di intesa con le protagoniste, come fa Ornella Ricchiuto, significa intraprendere sentieri nascosti di conoscenza e di relazione umana, quelli stessi che la filosofia dell’Alterità del Novecento ha teorizzato sul piano cognitivo e che l’Antropologia dell’interpretazione, poco più tardi, ha reso palpabili e percorribili praticamente.

Di qui, a nostro avviso, l’implicito richiamo a Emmanuel Lévinas a all’irriducibilità della condizione umana e quello, invece, esplicito all’antropologia interpretativa di Clifford Geertz, che l’Autrice riconosce come maestro, e alla necessità della relazione, come criterio antropologico.

Entrambi gli Autori, Lévinas e Geertz, che qui ci piace accostare forse in modo inedito, infatti, pur agendo in campi diversi, rifuggono dalle spiegazioni riduttive e astratte di una pretesa conoscenza oggettiva e dell’umano. Per il filosofo Lévinas ogni conoscenza è prima di tutto accoglienza e ospitalità, così come per l’antropologo Geertz la conoscenza è interazione e «senso di comunione». Presupposti teorici indispensabili, senza i quali l’antropologia si ridurrebbe in lavoro di sterile catalogazione.

Di tutto ciò Ornella Ricchiuto appare consapevole, non solo culturalmente, ma eticamente e deontologicamente. La sua scelta di approcciare la relazione umana e la conoscenza antropologica in una dimensione di reciprocità e di incontro si rivela, consapevolmente, una scelta politica, giacché, con Judit Butler, citata dall’Autrice, proprio partendo dalla negazione degli stereotipi identitari e omologanti è possibile pensare «una nuova configurazione della politica». L’impegno dell’antropologa a superare gli stereotipi falsamente strutturali, e strutturalisti, della ricerca finisce con l’esaltare, giustamente, “l’antropologia delle voci” come momento fondamentale della ricostruzione del “dire” rispetto al “detto”, del vivere rispetto al vissuto.

Criteri e metodi di indagine che la dimensione femminile indagata rende ancora più indispensabili. Come attesta, nel primo capitolo del libro, il bel saggio di Eugenio Imbriani sulla «condizione femminile del ‘900», nel Salento le donne, oltre a vivere per secoli la subordinazione patriarcale, hanno costruito trame e reti di lavoro, di competenze, di incontri e di concreti prodotti di particolare rilievo. Ed è su queste reti che l’indagine di Ricchiuto si muove e si sofferma, andando oltre le scontate istanze di emancipazione e contribuendo, a nostro avviso in modo specifico e prioritario, a quella “cultura della differenza di genere” che più di ogni altra chiama in causa l’antropologia, i suoi metodi di ricerca e le sue pratiche di restituzione sociale, democratica e civile.

Ornella Ricchiuto è Presidente e fondatrice di Ors Aps Liquilab – Istituto di Cultura, Arte e Inclusione Sociale, accreditato ONG UNESCO, dirige la Scuola delle Tradizioni Popolari di Liquilab e fa parte del Comitato di redazione di «Palaver», rivista dell’Università del Salento diretta da Eugenio Imbriani.
Conduce da alcuni anni, come attestano le sue numerose pubblicazioni nell’ultimo decennio, un intenso lavoro di salvaguardia del patrimonio culturale di Tricase e del sud Salento, attraverso la costituzione di un Archivio e delle “Stanze della Memoria”, uno spazio museale permanente che si fa testimonianza diretta di un percorso di crescita civile e culturale dell’intera comunità di Tricase e dell’estremo Salento. La memoria come pratica teorica e civile, esercizio quotidiano di riflessività e reciprocità di esperienze, l’antropologia come testimonianza del futuro possibile e alternativo alle difficoltà del presente.

Incontrare Ornella Ricchiuto a tò Kalòn, insieme ad Eugenio Imbriani, che, di tò Kalòn, è, da tempo, mentore e prezioso collaboratore, sarà un’occasione talmente unica da farci superare gli ostacoli climatici delle alte temperature, in una serata che sarà, comunque, fresca e conviviale, ricca di relazioni, di incontri e di futuri appuntamenti. Come sempre.
Non mancate.

Anna Stomeo


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