IL PENSIERO MEDITERRANEO

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A tò Kalòn ritorna Pompeo Maritati con una lectio per affrontare il debito pubblico in modo originale e profondo

Evento a tò Kalòn con Pompeo Maritati

di Anna Stomeo

Venerdì 19 giugno 2026 alle ore 19.00, a Martano (Lecce), in via Marconi 28, presso il Centro Culturale tò Kalòn dell’Associazione Itaca Min Fars Hus, condotto da Anna Stomeo e da Paolo Protopapa, ritorna Pompeo Maritati, analista finanziario e fine studioso di economia e finanza, per parlare, con una lectio e un nuovo libro, del “debito pubblico italiano tra errori storici, occasioni perdute e scenari futuri”. Un argomento tanto interessante quanto inquietante, che Pompeo Maritati saprà trattare con la consueta attitudine divulgativa e didattica, coinvolgendo l’uditorio in un percorso storico e critico efficace e necessario.

Direttore editoriale della gloriosa Rivista “Il Pensiero Mediterraneo”, Maritati conosce molto bene gli aspetti linguistici, teoretici ed esperenziali di una corretta comunicazione e sa che, per fornire informazioni utili e adeguate, occorre non solo essere documentati al massimo grado sull’argomento trattato, ma anche scegliere un approccio esplicativo multidisciplinare e aperto ai più vari interrogativi. Come è avvenuto in altri suoi interventi a tò Kalòn, Maritati si servirà, pertanto, di riferimenti storico-politici e di riflessioni etico-filosofiche per accompagnare i presenti in un viaggio affascinante e coinvolgente in un mondo per lo più sconosciuto non solo, per dirla con Gramsci, ai semplici, ma anche, spesso, agli intellettuali.

Come si legge nelle pagine dell’Introduzione del libro omonimo (Pompeo Maritati, Il debito pubblico italiano. Errori storici, occasioni perdute e scenari futuri, 2026), l’intento dell’Autore è quello, innanzitutto, di liberare l’argomento dal pregiudizio minimalista, per cui il debito pubblico sarebbe una “questione contabile”, da risolvere con dei semplici calcoli finanziari, e non, invece, un vero proprio “specchio di rifrazione” unico di molteplici fenomeni ed eventi storico-politici, economico-sociali, socio-antropologici e persino filosofici.

Maritati ne è convinto e propone, perciò, un’originale interpretazione pratica e teorica del debito pubblico, opponendo ad ogni tecnicismo e/o ideologismo di sorta, una visione complessa e articolata, ma sempre divulgabile e comprensibile, nella quale rientrano passato e presente, responsabilità inter-generazionale e futuro, sostenibilità sociale e sostenibilità ambientale, etica e finanza. Insomma una visione teorica complessiva, nella quale il debito pubblico rivela la sua profonda trasformazione, per così dire, ontologica, da strumento per finanziare lo sviluppo a strumento di controllo e di condizionamento politico degli Stati e delle democrazie.

Una metamorfosi per così dire intrinseca ai meccanismi economici, che pone interrogativi etici e politici sulla responsabilità nei confronti del futuro dell’umanità, giacché il debito pubblico è un debito assunto con le future generazioni. Non a caso il ricorso sempre più frequente all’indebitamento da parte degli Stati è, secondo l’Autore, il sintomo evidente «della difficoltà delle società contemporanee ad accettare il limite, la rinuncia e la progettazione di lungo periodo».

Ci viene da dire un peccato di hybris, per usare un termine classico di origine mitologica, in sintonia con la formazione e la passione greco-umanista dell’Autore, cioè l’arrogante presunzione di un sistema che crede di poter procedere senza limiti e progetti: un’interpretazione originale che mette a tacere qualsiasi tecnicismo riduzionistico di sorta e colloca il debito pubblico al centro del potere politico-economico moderno. Sin dagli anni Settanta del secolo scorso, e poi anche all’interno dell’Unione Europea e della moneta unica, il debito pubblico sembra riguardare sempre meno le scelte delle istituzioni democratiche e sempre più le decisioni della finanza internazionale, districandosi non sempre agevolmente tra esiti “buoni” ed esiti “cattivi”, tra investimenti produttivi e sprechi ingiustificati.

Lo sguardo lungo, con cui Maritati osserva i fenomeni che potrebbero apparire occasionali e transeunti, testimonia della serietà scientifica e filosofica del metodo con cui l’Autore riesce ad isolare alcuni nodi centrali dell’attuale sistema economico-finanziario, per ricollocarli, dopo averli analizzati, all’interno di un paradigma generale che si nutre anche di riferimenti filosofici e non solo economici. Così il debito pubblico italiano, al di là delle specifiche connotazioni politiche, che pure sono determinanti, si inserisce in un contesto globale giocato sull’interdipendenza di economia, finanza e mercati, oltre il quale è impossibile inoltrarsi senza una guida sicura, quale quella che lo stesso Autore ci fornisce, con i frequenti riferimenti storici e statistici e le profonde considerazioni critiche.

L’abilità divulgativa di Pompeo Maritati non risiede solo nella capacità di usare un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori, ma si manifesta soprattutto nelle scelte argomentative, che di volta in volta riesce a fare, per rendere comprensibili concetti complessi e nell’approccio interdisciplinare, che favorisce il riferimento a situazioni concrete.

Comprendere per quanto possibile i meccanismi economico-finanziari che ci sovrastano è fondamentale, in un mondo in cui l’economia sembra porsi sempre meno obiettivi di benessere comune e sempre più traguardi di sterile arricchimento individuale, in un mondo che sembra aver rinunciato alla solidarietà sociale tanto quanto al multilateralismo politico. Come Maritati ha chiarito in altre pubblicazioni e conferenze, il ruolo sempre più centrale e fagocitante della finanza internazionale riduce le possibilità di decisione autonoma dei governi e condiziona notevolmente la vita dei cittadini, con ripercussioni sui meccanismi fiscali, sul welfare e sulla produttività.

In questo contesto, uno studioso attento alle esigenze della collettività, quale è Pompeo Maritati, non solo studioso ed esperto di economia e finanza, ma anche sensibile umanista e scrittore, fondatore e presidente dell’Associazione Italo-Ellenica e dell’Associazione per la Promozione della Scienza, dell’Educazione e della Cultura (APSEC) di Lecce, non può non svolgere, consapevolmente e proficuamente, con la sua instancabile opera di ricerca e di divulgazione, un ruolo intellettuale di rilievo per la crescita civile e democratica della comunità.

Numerose le sue pubblicazioni scientifiche, specialmente negli ultimi anni, nelle quali Maritati ha affrontato temi di estrema attualità, dall’economia alla finanza, dalle fusioni bancarie alle cripto-valute, dall’inganno finanziario al rapporto tra economia e libertà, dal divario Nord Sud al progetto per “la cultura della legalità economica”. E lo ha fatto con spirito indubbiamente umanistico, mettendo a frutto non solo le proprie passioni culturali, ma anche le preoccupazioni politiche e filosofiche sul futuro delle società democratiche contemporanee. Greco per parte di madre, cultore della Grecia antica e attivo operatore culturale nella Grecia moderna, Pompeo Maritati condividerà ancora una volta con gli amici di tò Kalòn il suo sapere tecnico e le sue doti umane di empatia e propensione al dialogo, suscitando, come sempre, interesse e domande.

Un incontro da non perdere, per recuperare una dimensione storico-antropologica profonda di un argomento complesso, come quello del debito pubblico, altrimenti destinato a smarrirsi in incomprensibili tecnicismi e in inutili denunce, e, nello stesso tempo, un’occasione unica di esercizio culturale e civico, da vivere con uno degli intellettuali salentini più attenti alla complessità del sapere nel mondo contemporaneo.

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