IL PENSIERO MEDITERRANEO

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L’Italia declassata a BBB- come reagirà l’Europa?

L’evoluzione pandemica nel mondo occidentale in particolare, ha sconvolto il quadro economico finanziario. La sottovalutazione dei danni che tale evento avrebbe potuto causare, posta in essere da alcuni stati, vedi gli USA e la Gran Bretagna, ha rimescolato le carte del Monopoli, per cui l’autodifesa di qualcuno, in questa circostanza, corrisponde all’attacco indiscriminato e senza precedenti, nei confronti di qualcun altro.

Facendo seguito al declassamento a BBB- operato dall’Agenzia di Rating Fitch (inaspettata e per certi aspetti anche vigliacca) – ho ipotizzato due scenari.

SCENARIO PRIMO

Gli USA, grazie al funambolico quanto disastroso Trump, che peraltro sta anche ridicolizzando il popolo americano con le sue affermazioni maldestre, sta affrontando una crisi interna che a quanto dicono gli esperti, costerà nel breve termine, circa tre volte la guerra del Vietnam. Per ora la pandemia ha fatto più morti dei caduti in quella guerra, con l’aggravante di una crisi economica interna che si rileverà peggiore di quella del 1929. L’amministrazione statunitense, ha dichiarato di voler mettere sul piatto 1500 miliardi per fronteggiare la crisi. Solo che quei 1500 miliardi non sono suoi, dovrà far lavorare a pieno ritmo e per molti mesi la zecca, affinché stampi montagne di carta straccia, che ovviamente peseranno sulla quotazione del dollaro.

L’attuale debito pubblico americano, a luglio 2019 si attestava a 22.000 miliardi di dollari con un PIL avvalorabile a circa 21.000. Un PIL con un incremento rispetto l’anno precedente di oltre il 2,5%, sostenuto in particolare dalle esportazioni, confortate e sostenute da un dollaro debole.

La politica economica dell’amministrazione Trump pare sia un po’ pazzarella. Mai il debito pubblico è aumentato così notevolmente in così poco tempo. Però,  questo tiene il valore della sua moneta competitivo per le esportazioni, che cominciano ad infastidire in modo preoccupante l’economia europea.

Da tempo per acquistare un euro ci vogliono dagli 1,08 ai 1,15 dollari. Una valutazione che nonostante scossoni da una e dall’altra parte dell’Atlantico pare venga calmierata da accorgimenti economici un po’ avventati e socialmente iniqui. La voce di spesa più consistente nel bilancio degli USA è rappresentata dalla difesa che aumenta mostruosamente di anno in anno, che viene coperta facendo ricorso all’incremento del debito pubblico, che a sua volta produce, sui mercati finanziari un indebolimento della loro moneta. Non vorrei apparire cinico, ma sembrerebbe che la ricchezza prodotta dal popolo americano venga poi investita in operazioni belliche. D’altronde non possiamo dimenticare che gli USA sono quelli che hanno, nell’epoca moderna, adottato per primi, l’esportazione della democrazia con le bombe, consentendo ai propri cittadini, sprovvisti di assicurazione sanitaria di non potersi curare.

Quindi, L’Europa doveva correre ai ripari, bisognava trovare un rimedio per evitare che l’euro si rafforzasse al punto di mettere in seria crisi il comparto export. Eccoti a fagiolo, dieci anni fa,  la crisi greca. Affrontata nel peggiore dei modi, ovvero quello di avere una ripercussione sul valore dell’euro, tale da controbilanciare il deprezzamento del dollaro, indifferenti delle mostruose sofferenze a cui fu sottoposto il popolo ellenico.

Solo che il filone minerario ellenico si è esaurito, non  è rimasta nemmeno la sabbia, bisognava trovare qualcun altro da immolare  all’altare dell’euro. Una seconda Ifigenia.

Chi meglio dell’Italia?

L’Italia ha un debito pubblico spaventoso, oltre 2400,00 miliardi, una pandemia che distruggerà non meno del 12/15% del PIL (altro che l’8) e ciliegina sulla torta, una classe politica incapace di reazione. Una crisi italica peserebbe in seno all’euro in termini notevoli, controbilanciando la perdita di potere d’acquisto del dollaro. La manovra di Fitch di anticipare il declassamento dell’Italia a BBB, ad un passo dalla “spazzatura” in piena pandemia, dove tutti ancora sono alla ricerca delle soluzioni è veramente indecente, segnale inequivocabile che qualcosa si è mosso, in seno alla BCE e nella Commissione Europea, che probabilmente hanno trovato il giusto sistema che con una fava questa volta si possono prendere tre piccioni, non più due. Il primo sarà rappresentato dalla tenuta sul dollaro, evitando di far crollare le esportazioni europee. Grande festa in casa gallo-tedesca, con altrettanto sfregamento di mani inglese; il secondo piccione è quello di esser già d’accordo di non concedere all’Italia aiuti a fondo perduto se non qualche contentino, per mettere in difficoltà la tenuta dei nostri conti; terzo piccione, usare l’economia italiana, come è stato fatto per la Grecia, quale esempio a tutti i partner, dimostrando che chi è contro l’Europa, l’Europa dei Macron e Merkell, per intenderci, avrà vita difficile. Rammento, soprattutto per i detrattori occasionali e sprovveduti del Primo ministro Conte, che era riuscito a coagulare intorno a se un appoggio di circa 10 stati, facendo sbilanciare anche il più fedele  partner tedesco, Macron.

Conte, per quanto io lo stimi, ha commesso un enorme errore in sede europea, ha peccato di presunzione, affermando e ricattando l’Europa che avrebbe fatto da solo, se entro 14 giorni non avessero trovato le giuste soluzioni. Posso asserire che loro, l’Europa e la BCE hanno mantenuto i tempi assegnateli, rispondendo attraverso la Fitch. Una risposta semplice ma tragicamente amara, ovvero, cari amici italiani  adesso si che sono cavoli vostri.

Alla luce dei fatti, penso che in effetti sono veramente cavoli nostri. I problemi sul tappeto non sono tanto il coronavirus e il debito pubblico che schizzerà a oltre il 160% del PIL, superando anche la Grecia, ma è quello di non possedere una classe politica e dirigente che sia all’altezza della situazione. Trent’anni di corruzione e clientelismo sono troppi, i danni che sono stati  fatti al sistema Italia sono ingenti, e se a questo ci mettiamo anche il degrado etico, ecco che il gioco della furba e scaltra Europa ai nostri danni, è solo uno scherzetto da bambini. Infine, sarei felicissimo domani poter constatare che  quanto da me ipotizzato in materia di andamento economico per l’Italia risultasse errato. 

Ieri è stata montata l’ultima rampa del Ponte Morandi a Genova, un momento di rinascita è stato definito dal nostro primo ministro, l’unico essere non politico, che ha avuto la sfortuna di trovarsi al posto sbagliato al momento più tragico della storia d’Italia. Io invece, in quei momenti, riflettevo sui 43 morti che dopo un anno mezzo non hanno avuto alcuna giustizia. Non solo, un ponte che cade non per colpa di un terremoto, ma per incuria, e i relativi responsabili sono tutti in libera uscita e alla società che lo gestiva viene anche concesso il rinnovo del contratto autostradale, dimostra tutta la pochezza del nostro sistema stato. Ecco, cari amici miei, la caduta del Ponte Morandi è il simbolo della caduta del nostro paese, dalla quale non so come e se ne verremo fuori.

Un’ultima riflessione e un invito, per favore, finitela di prendervela con gli altri, Germania, Francia, Austria, Olanda ecc., saranno pure dei grandi profittatori insensibili, dove il concetto di solidarietà non è mai albergato in loro, e cominciamo invece a pretendere il conto dalla nostra classe politica, da noi stessi, che a quanto pare, con plateale complicità etica e culturale, ci siamo fatti fregare in pieno.

SECONDO SCENARIO

Questo secondo scenario rappresenta la versione ottimistica, ovvero riappare sul palcoscenico della politica economica europea la solidarietà.

La spinta populista delle destre, che per quanto osteggiate riescono, attraverso l’appoggio di Renzi, a racimolare la maggioranza del paese (ci piaccia o no questa è la realtà con la quale bisognerà discutere) preoccupano, non poco, l’Europa. Sembrerebbe quindi prevalere un sentimento anti europeo con pericolose declinazioni. Una eventuale uscita dell’Italia dall’Europa comporterebbe uno sconvolgimento per il sistema euro. Per noi italiani sarebbe la fine in tutti i sensi immaginabili. Per loro, invece, si tratterà di riuscire ad attraversare un brutto quarto d’ora.

Ma aldilà della fobia di una eventuale Italexit, la preoccupazione più grande sarebbe, che nel mezzo di una crisi del sistema Europa, ci possano essere spinte emulative, soprattutto nell’ambito dell’area balcanica, sospinti e sostenuti da una Russia, di che se ne dica, in questo ultimo decennio pare abbia messo in campo la migliore politica internazionale.

Come abbiamo visto, per quanto sgangherata questa nostra Italia, pur essendo una palla al piede, e su questo non vi sono dubbi, rappresenta il fondamentale principio unitario su cui poggia l’architettura di una Europa Unita, che di unito al momento ha solo una moneta. Cadesse il principio di Unione, cadrebbe il castello europeo. Ed ecco che potrebbe far capolino, finalmente, quella parte migliore, quella solidale, quella al momento più necessaria per affrontare la drammaticità del momento e per far capire a tutti i Partner, che l’Europa quando vuole sa essere presente. Sarebbe molto bello che questo secondo scenario prevalesse. Ho dubbi, ma sperare, come dico sempre, non costa niente e poi, per ora, la speranza non viene tassata.

Vedremo al prossimo Consiglio d’Europa, se verranno approvati solo aiuti sotto forma di prestiti, vorrà dire che si è optato per il primo scenario. Se invece, saranno previsti aiuti a fondo perduto, non inferiori ai 100 miliardi, anche spalmati per un periodo lungo, vorrà dire che l’Europa avrà scelto la strada della vera coesione.

Sono aperte le scommesse.