IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista culturale online di filosofia, letteratura, arte e dialogo mediterraneo

Alga apotropaica? Natura e bellezza della Posidonia

barca circondata da alghe

di Paolo Protopapa

La posidonia, verde e liscia, ubertosa sui fondi marini e invadente visitatrice, morbida sui litorali screziati e putrescente, è creatura viva, talora insolente e vendicatrice. Noi rivieraschi la conosciamo da sempre. Da quando nei porticcioli salentini le barche si facevano strada in stretti corridoi per essere varate, come a Sant’Andrea la Chiangi dei Rizzo, marinari melendugnesi pescatori di cefali ‘di passo’, saporiti migranti argentati. Nelle vecchie foto del ’27 o del ’50, anche l’Ursu (Torre dell’Orso) e Otranto, San Foca e Torre Vado, Li Iannàri (i Fauni marini) e Lu Pascalieddhu (il nome di un artista napoletano importato dagli Aprile di Calimera e regalato a Roca) imbarcavano alga a gogò. Sospinta dalle correnti e staccata dalle dense siepi subacquee, l’alga stagnava sui litorali sabbiosi e in pancia allevava vermi per l’esca dei pescatori con la canna.

La posidonia attesta la salute del mare, sicché quell’odore pungente fu interpretato come virtù salutare. E se affondavi il piede in quell’amalgama scivoloso e greve potevi presagire il gorgo abissale. La Punta, dunque, non era né aggraziata spiaggetta per bagni, né posticcio stabilimento balneare. Non solo perché le ferie di massa erano di là da venire, ma per il ciclo normale del mare che non dava tregua al lavorio impietoso delle mareggiate. Tutto cambia, però. Il mare vestito di alga non solo non piace, ma ferisce i bambini amanti di sabbia e secchielli, palette e innaffiatoi, presepe di strani attrezzi per manipolare sabbie pulite e canaletti sorgivi. Poveri bambini impediti. E povere madri frustrate. Come stendersi al sole sotto gli ombrelloni infestati di alghe marroni?

Vittorio giunse a Sant’Andrea tra il Califòna e la sorgente d’acqua dolce in un giorno di giugno con la consorte per vedere lo stato di cose. Tante alghe, troppe alghe, forte odore di alghe disseccate. Ironicamente mi chiese un parere, lui biologo e sindaco capace. Gli sussurrai di nascosto all’orecchio: “Non le togliere, professore, perché tengono lontani troppi bagnanti accaniti”. Sorrise, ma non mi ascoltò e il giorno dopo due motopale cattive sgomberarono le alghe e il flusso dei villeggianti riprese rigoglioso.
Oggi, quest’anno, a fine agosto la posidonia è tornata alla grande. Ha creato un cuscinetto soffice e omogeneo su tutto l’arenile, emana un profumo sottile, lascia i varchi per l’ingresso in acqua e protegge la sabbia da ogni interferenza e manomissione. Apotropaica, appunto. Tiene lontani molti, troppi bagnanti e, soprattutto, genitori con bambini e bambini con genitori. Sant’Andrea è tornata a misura umana.

Assai simile alle prime spiaggette non ancora troppo linde e artificiali come salottini domestici vestiti con gli abiti della domenica finta. Nei paesi del sud non esiste facciata di palazzo gentilizio che non sia decorata da mascheroni apotropaici. Allontanano il male, lo irretiscono e custodiscono le magioni. E se la posidonia, ancorché meno rigida e duttile, naturalisticamente mobile e ciclica, dorata e casta, fosse altrettanto apotropaica delle maschere rassicuranti delle case signorili? L’Alga apotropaica è un regalo naturale contro la violenza per una natura riparata e riparativa, meno artificiale e più rasserenatrice.


About The Author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *