IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Autoritratto giovanile del pittore Vincenzo Ciardo (25 ottobre 1894 – 26 settembre 1970)


di Giorgio Mantovano

Fece conoscere al mondo intero la Puglia, il Salento e, soprattutto, la bellezza della “Terra di Leuca”.   
Fu amico fraterno del poeta Girolamo Comi, ma anche di Mario Marti, Vittorio Bodini, Vittorio Pagano, Donato Valli e Vittore Fiore, per citarne solo alcuni, appartenente allo straordinario gruppo di  artisti e letterati riuniti intorno a Comi.
I suoi quadri raccontarono la struggente malinconia dei tramonti, la bellezza senza tempo dei paesaggi contadini,  l’incanto delle marine, delle albe e dei notturni lunari.

Vincenzo Ciardo paesaggio (immagine dal web valerioterragno)


Dotato di una singolare vena poetica e di notevole capacità narrativa, descrisse così il rapporto d’amore tra l’olivo ed il paesaggio salentino:
“(…) L’identità olivo – Salento è perfetta. Questa terra non ha forse di meglio da offrire agli itinerari distratti del turismo e di certa letteratura. Il suo è un fascino in sordina, nel quale anche il ricordo della fatica umana entra per la sua parte. 
Non ha niente di spettacolare, fatto com’è di cose piane e dimesse, alle quali bisogna accostarsi con semplice cuore. Solo così si può intendere come nel Salento l’olivo sia qualcosa di più di uno dei tanti accidenti del mondo vegetale, cioè una sorta di deità casalinga, bonaria e patriarcale,  che accompagna infaticabile l’esistenza dell’uomo. 


Un pò come il destino. Ma un destino nel quale, tutto sommato, l’idillio prevale sul dramma.” (V. Ciardo, ” L’olivo deità casalinga del Salento”, da “Quasi un diario”, Mele, Napoli, 1957, citato in “Novecento letterario leccese, a cura di Donato Valli e Anna Grazia D’Oria, Edizioni Manni, 2002).

Disegno a penna di alberi di olivi
Vincenzo Ciardo. Disegno a penna (immagine dal web valerioterragno)


Ed ancora, scrisse: “E’ nell’incanto di un plenilunio estivo che il paesaggio salentino offre le suggestioni più fascinose, con questi ulivi che si stagliano solenni contro il cielo stellato, quell’argenteo chiarore delle sassaie lambite dai raggi lunari, quei silenzi favolosi che diresti animati di voci segrete”. (V. Ciardo, “Il mio paesaggio”, Capone Editore, Cavallino, 1990, citato da Brizia Minerva, “Gli artisti dell’Albero”, in “Girolamo Comi, Spirito d’Armonia”, Museo Castromediano Polo Biblio Museale di Lecce, 2019. Nello stesso volume anche il saggio di Lorenzo Madaro, “Vincenzo Ciardo. Il dialogo con Comi e l’impegno per l’Albero”).
Di certo il Maestro Ciardo non avrebbe mai potuto immaginare l’attuale triste sorte di quell’idillio.

Paesaggio agreste con alberi e massi
Vincenzo Ciardo paesaggio (immagine dal web valerioterragno)