IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Azione e riflessione

Democrazia

di Paolo Protopapa

Per fortuna alcuni uomini comprendono che hanno potuto esagerare, capita. Come accade a molti privi di mediazione culturale specifica e abitudinaria. Non si comprende lo spirito democratico senza approfondimenti storici, filosofici e, quindi, teorico-giuridici, simili per impegno scientifico a tutti i curricula formativi di tipo superiore. La materia politica, in particolare, apparentemente di uso comune e pratico, richiede attenzione, lavoro conoscitivo e umiltà. l’Ideologia annebbia la visione e, se priva di pratica professionale, diviene una scorciatoia pericolosa e inconcludente. Solo se studiamo, dialoghiamo, correggiamo e sbagliamo e, poi, di nuovo ci correggiamo e prendiamo il meglio degli altri, miglioriamo. In questo modo, sperimentale e metodologicamente aperto e dialogico, la democrazia avanza, rifugge dal dogmatismo fanatico e si nutre del pluralismo essenziale tra uomini liberi e solidali. Una posizione di questo tipo non è né innata, né improvvisabile. Essa può essere solo il risultato di un processo. Lungo, faticoso e tormentato e, a volte, il più delle volte, fallimentare. Si tratta di una difficile “via all’insù” (come la definì Parmenide un campo filosofico) che implica sia una buona dote di fortuna, relativa a tempi, luoghi e maestri da cui apprendere; sia, anche, di una solida volontà di imparare. E questa, a sua volta, non può non avvalersi di una eccezionale, rara curiosità di fare e di sapere.

Saper fare significa rendere concreto un desiderio, realizzare un’idea, cioè un principio astratto che da soggettivo-mentale si trasforma in oggettivo-reale. Pertanto, una libera e possibile cura ed educazione sin dai primi anni dell’esistenza costituisce la condizione essenziale dello status di cittadinanza. Vale a dire il normale passaggio dall’istinto alla socialità, e dalla socialità abitudinaria alla cooperazione ragionata. Le contraddizioni, le aporie, i conflitti, la violenza ecc. ecc. possono attenuarsi e perfezionarsi a mano a mano che il consesso umano si atteggia reciprocamente in una mutua azione di progresso e collaborazione orientati da interessi comuni. Sicché l’ottimismo dei fini e le contraddizioni del percorso, contrastandosi con gli accidenti dei fatti, possono aiutarci a migliorare. La democrazia, forma di convivenza tarda e matura, non può permettersi il pessimismo della ragione. Altrimenti le nostre energie si isterilirebbero in astratte utopie e retoriche vaghezze.
Pur preparandoci al peggio, cogliamo coraggiosamente il meglio. Questo è il primo imperativo democratico che ci spetta.


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