IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Bambini di guerra tra pulizia etnica, inviolabilità dei confini e difficoltà di informazione

Viale degli angeli scultura di Denis Zelenzy

Maurizia Leoncini

Le prime vittime di ogni guerra sono i bambini. Le stragi di minori in Gaza sono venute alla luce tramite corrispondenti eroici che hanno perso la vita per documentarci la realtà della Striscia che, inizialmente avvolta in una nebulosa, è poi emersa in tutta la sua spaventosa crudeltà grazie soprattutto a quella informazione che scavalca sempre più le linee guida del mainstream.  Il CPJ (Commitee to protect Journalists) dal 7 ottobre 2023 al 27 dicembre 2024 ci ha dato il seguente resoconto, riferito a Gaza, West Bank e Libano (la quasi totalità dei morti è in Gaza): 217 giornalisti assassinati tra cui 2 israeliani e 3 libanesi; 59 giornalisti gravemente feriti; 2 giornalisti dichiarati scomparsi; 75giornalisti arrestati.

Da tale data il bilancio è ancora salito di molto. L’avere il giubbotto con la scritta ‘PRESS’ da tempo non è una garanzia di sicurezza, tutt’altro. Anche se Israele afferma di non uccidere intenzionalmente i giornalisti, nel contempo ribadisce che non può proteggerli e che perciò chiunque si addentri nell’area di guerra per vedere quanto accade e filmare lo fa a suo rischio e pericolo. L’Ucraina, dal suo canto, da Poroshenko in poi, nemmeno ha cercato di giustificarsi per i giornalisti assassinati, scomparsi, arrestati. Nel 2016 il governo di Poroshenko aveva catalogato oltre 7.000 tra giornalisti, fotografi, cameramen e operatori in genere che erano stati inseriti, con dettagliate informazioni, in un corposissimo file Excel nominato “Canaglie”. 

Eliminati tutti i partiti di opposizione, c’è stato poco da fare per il dissenso in quella situazione ancora peggiorata sotto Zelenskyy. Dei bambini vittime della guerra d’Ucraina, di conseguenza, si sa ancora poco grazie anche alla ferrea censura imposta dall’UE dal giorno dell’invasione russa e sul controllo, non facile da aggirare, che tenta di bloccare la così chiamata ‘disinformazione’ (tra cui anche preziose informazioni e testimonianze) e impedisce di vedere l’altra realtà, quella cui la maggior parte dei Paesi non europei riesce ad accedere.

Con l’arrivo di Trump il mainstream è rimasto spiazzato. E la rabbia contro l’attuale Presidente statunitense è feroce. Fedelissima a un atlantismo che traballa, la stampa occidentale, forse non ancora resasi conto che gli equilibri stanno cambiando al ritmo che l’attuale inquilino della Casa Bianca in meno di un anno ci sta facendo toccare con mano, brancola, e mentre l’UE annaspa tra dazi e accordi di pace, ci si è sbizzarriti a catalogare le malattie psichiatriche di Trump (quelle fisiche non è possibile, dato che i check-up cui si sottopone ciclicamente lo dichiarano in ottima salute), in programmi in cui sono invitati psicanalisti noti. Un significativo episodio di bullismo malato sarebbe stata la conferenza stampa Trump-Zelenskyy di cui ci sono stati trasmessi solo gli ultimi minuti, tagliandone completamente oltre 40 precedenti, i più interessanti. Su tale incontro si sono riversati fiumi di parole scritte e dette, ma non risulta che alcuno si sia soffermato su un punto di grande interesse.

Riguarda i bambini. Su questo Zelenskyy non demorde. Rivuole indietro 20.000 minori che Putin gli avrebbe rapito. Ma non ce la fa a dire ‘tout court’ che sono bambini ucraini. Sotto l’occhio irritato di Trump, forse ad evitare reazione ‘dirette’ imprevedibili, specifica che si tratta di ‘bambini con documenti ucraini’, e questa è l’indubbia verità. Una verità ambigua, dai risvolti inquietanti. Si tratta, infatti, di bimbi del Donbass (non si sa da dove altro avrebbe potuto portarli via Putin) il che permette di credere che in massima parte siano russofoni: sangue russo con documenti ucraini; e sarebbe forse imbarazzante per Zelenskyy se a qualcuno venisse in mente di chiedergli per quale motivo li rivuole indietro e per farne cosa.

Nel 2015, in Donetsk, è stato creato un cimitero chiamato ‘Viale degli Angeli’ dove riposano bambini tra pochi mesi e 15 anni. Avevano tutti documenti ucraini, ma il sangue ‘sbagliato’, quello russo. Erano russofoni e il governo di Poroshenko, imposto dagli USA all’Ucraina dopo il colpo di Stato del 2014 per rovesciare il Presidente Yanukovych, democraticamente eletto per due volte, li aveva condannati a morte per pulizia etnica. Più di ottanta, ammazzati nel solo primo anno di guerra civile (2014) voluta da Kiev, nel solo Donetsk, vittime dei razzi, delle mine poste presso le scuole, dei cecchini che ne facevano facile bersaglio. Oleh Tyahnybok, punta di diamante del senatore americano McCaine, leader del partito neonazista Svoboda (che ha formato il battaglione Sich), considerava necessaria l’eliminazione fisica dei russofoni viventi sul sacro suolo patrio, poi di altre minoranze (rumeni e tatari), e dichiarava che si dovevano ammazzare (parole sue registrate) dai 5 ai 6 milioni di individui in nome della pura razza ucraina.

Contemporaneamente Poroschenko si era premurato di delucidare il suo programma contro le minoranze russofone: “Noi avremo lavoro, loro non l’avranno; noi avremo le pensioni, loro no; i nostri bambini andranno a scuola e all’asilo, mentre i loro dovranno nascondersi nelle cantine”. E i bambini, ucraini nei documenti, ma con sangue russo nelle vene, imparavano a nascondersi nelle cantine e a rinunciare alla scuola, al gioco, e  a restarsene muti, senza fiatare. Nel 2017 lo scultore russo Denis Zelezney ha eretto nel cimitero dei bambini un monumento. Immortala Kirill Sidoryuk mentre, con i suoi 13 anni, fa scudo con il proprio corpo alla sorellina contro i colpi dei massacratori ucraini. Saranno assassinati entrambi. Cosa ne farebbe, Zelenskyy, di bambini di sangue russo ‘strappatigli’ da Putin non lo sappiamo, ma molto è stato scritto di loro e alcuni sono anche stati raggiunti da giornalisti occidentali. Ci sono brevi interviste online, a questo proposito, con il chiaro intento di dimostrare che questi minori vivono in cattività. Alla domanda (ci si permetta di dire crudelissima) che chiede loro se vorrebbero tornare ‘a casa’, certamente la risposta è affermativa e se viene chiesto loro dove è la loro casa, la risposta è ‘in Ucraina’. Tutto questo è ovvio. Ognuno sogna la propria casa come la ricorda e magari con anche un padre e una madre e una famiglia che non ci sono più e se si fosse chiesto a bambini ebrei tedeschi riparati altrove dove era la loro casa avrebbero risposto che era in Germania e che lì avrebbero voluto tornare.

Se si considera l’insieme degli articoli scritti e dei reportage prodotti, tuttavia, il risultato sembra dimostrare che nessuno è prigioniero e che i bambini trasferiti in luoghi più sicuri dall’area di guerra, farebbero bene a restarvi finché la guerra dura, così come avvenne per i bambini in genere, e britannici in particolare, durante la prima e seconda guerra mondiale, evacuati in massa e dati anche in adozione o in affido per proteggerli meglio.

Tra i molti scritti su tale ‘crimine di guerra putiniano’, un documentato articolo ci sembra più illuminante di altri. Redatto a tre mani insospettabili (USA, Australia, Ucraina) e fondato anche su documenti, rivela che il maggiore numero di questi bambini proviene da orfanotrofi, ospedali, sanatori e che tra di loro ci sono molti orfani di guerra. A seguito di ciò Putin ha d’urgenza reso legale l’adozione di bambini anche non russi (in questo caso si tratta di bambini ucraini nei documenti) per permettere che coloro che già erano adottabili in territorio ucraino lo siano anche in Russia, così da dare loro una famiglia, e un supporto economico è fornito per le adozioni di bimbi disabili o con malattie croniche. Nella prima guerra mondiale le evacuazioni di bambini furono in massa nei Paesi in guerra. Durante la seconda guerra mondiale i bambini britannici vennero parimenti evacuati in massa non solo verso luoghi considerati sicuri nello stesso Regno Unito, ma anche trasferiti in territori lontani dell’Impero (Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa). Anche in tali casi, adozioni e affidi furono non solo facilitati, ma anche richiesti dagli stessi governi. Se l’evacuazione dei bambini del Donbass ad opera di Putin sia crimine di guerra sarà più chiaro a guerra finita. Se e in quale Ucraina vivranno i minori, che, tra di loro, vi torneranno non ci è dato sapere. Non sappiamo cosa sarebbe dei russofoni del Donbass se quell’aerea martoriata, in nome di una ‘inviolabilità dei confini’ di cui noi, per altro, non abbiamo mai tenuto conto (basterebbe l’esempio di come abbiamo smembrato la Serbia), dovesse ritornare a essere ucraina.

Le immagini del Donbass bombardato da Kiev, di Mariupol devastata, delle camere di tortura, delle torture praticate sui russofoni, la nostra informazione all’inizio le centellinava poi non ce le dava più. Eppure giornalisti eroici (tra cui il nostro Andrea Rocchelli, assassinato dagli ucraini) ce le inviavano e queste arrivavano in Russia, nei Paesi arabi, nell’America latina, in Sud Africa, in Asia, in India, in Cina. Ora l’Europa si vuole armare per la cifra pazzesca di 800 miliardi con luce verde per i Paesi che più sono in grado di spendere. La Germania si è affrettata a cambiare la costituzione per diventare il più potente esercito europeo.

Questo è il mondo che si prepara ai bambini di oggi, giovani di domani. Una Germania armata, incubo di chi ha combattuto la seconda guerra mondiale, diventa ora una realtà. Volevamo una Russia frazionata (sogno dai contorni psicopatici di Kallas, da noi nominata quale capo della diplomazia europea, un tempo la più sottile e raffinata del globo), forse finiremo ancora più frazionati di quanto siamo e con una Germania che potrebbe anche avere voglia di scrollarsi di dosso la Storia scritta dai vincitori e tirare fuori dal cassetto conti in sospeso non tanto con la Russia quanto con l’Europa. L’economia di guerra è possibile che faccia uscire la Germania dai problemi economici enormi in cui è stata costretta a precipitare, obbligata a schierarsi con gli USA di Biden. Come Hitler salvò la Germania tramite l’economia di guerra, così il governo tedesco si appresta a convertire le proprie industrie in industrie di guerra. La Storia è ciclicamente ripetitiva, sosteneva Vico. Il problema dell’Uomo è quello di non studiarla mai.

Fonti:

Friederike Kind-Kovács, The “Other” Child Transports: World War I and the Temporary Displacement of Needy Children from Central Europe in Revue d’Histoire de l’enfance ‘irregulière’, 15, 2013, pp. 75-109

Chris Nolan, 8 Months in Ukraine (Euromaidan), documentario in 5 parti, 2013-2014;

Aaron Maher, Roses have thorns, documentario in 5 parti, Parte 1a, 2013-2014;

Igor Lopatonok-Oliver Stone, Ukraine on fire, documentario, 2016;

OBCT (Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa) https://www.balcanicaucaso.org/aree/Ucraina/Ucraina-la-lista-dei-giornalisti-scomodi-171341 24.5.2016;

Alexandra Jousset, Sylvain Pak, Ukraine: sur la piste des enfants volés, ARTE, documentario 2023 ;

Al-Jazeera, 3 Feb. 2025 https://www.aljazeera.com/news/longform/2023/10/9/israel-hamas-war-in-maps-and-charts-live-tracker;

C-SPAN, Full Meeting between President Trump and Ukrainian President Zelenskyy in Oval Office, Feb. 28, 2025 (per il video completo: C-SPAN,  https://www.youtube.com/watch?v=7pxbGjvcdyY);  

Patricia Fronek (Griffith University, Australia), Karen S Rotabi-Casares (California State University Monterey Bay, USA) Marina Lypovetska (NGO Magnolia), Ukrain, The taken children of Ukraine, https://socialserviceworkforce.org/wp-content/uploads/2024/03/fronek-et-al-2023-the-taken-children-of-ukraine.pdf, 2024;

Andrea Rocchelli Photo Gallery (per documentazioni fotografiche  di Andrea Rocchelli sulla pulizia etnica condotta da Kiev nel Donbass), https://www.giornalistiuccisi.it/storie/andrea-rocchelli/

Andrea Rocchelli, Mostra ‘Il valore della testimonianza, Foto di Andrea Rocchelli’ Roma 5.2-17.3.2025;

Imperial War Museum, The evacuated children of the second world war, , https://www.iwm.org.uk/history/the-evacuated-children-of-the-second-world-war.


Rivista online Il Pensiero Mediterraneo - Redazioni all'estero: Atene - Parigi - America Latina. Redazioni in Italia: Ancona - BAT - Catania - Cuneo - Firenze - Genova - Lecce - Marsala - Milano - Palermo - Roma - Trieste. Copyright © All rights reserved. | Newsphere entro AF themes.