Biografia delle Voci un libro di Gian Piero Stefanoni
Raccolta di una serie di interventi critici, di note a percorsi, figure, opere poetiche in dialetto e lingue minoritarie scritte, e pubblicate, a parte qualche eccezione dalla primavera del 2021 al 2024. Il tutto, peraltro, nel segno di una rappresentazione di un dettato altamente incisivo nell’espressione di un contemporaneo non più nella interrogazione di sé ma nel naufragio della perdita cui di contro la stessa poesia in lingua sembra, adesso alla prova del millennio, non volgere più lo sguardo nell’insufficienza delle sue autarchie. Una pluralità di voci per accenti, toni, varietà di accezioni abbraccianti (chi tramite una singola voce, chi a più voci) tutte le regioni del nostro paese, fino a sconfinamenti ove legittimo nella Svizzera del Ticino e dei Grigioni, e nel rovignese d’Istria. Aree meno conosciute, identità poco raccontate (come da indice) evidenziate nella preziosità di una pluralità sociale e culturale sempre più a rischio e che questo testo tenta di rafforzare riportando nei suoi motivi di fondo.
Di tanta poesia l’accento che si è voluto sottolineare, suscitandolo alla luce insieme delle sue trasfigurate offerte ma anche oscurità di tensione e di cancellazione, è quello del senso più acceso dello spazio, e degli spazi di cui la sua parola è depositaria. E dunque nell’incarnazione, di quale presenza, verso quale voce è lo sguardo elevando ora nel suo mantenimento la semplice ripetizione del canto ora la modernità di penetrazione nel segno di una carica atta a esprimere maggiormente di uomini e donne, dalle loro terre, identità e ispirazioni.
In più, se la parola dice l’identità, questa parola va a restituire del mondo (in ciò che svanisce e in ciò che resta) nella sua rimemorazione, nella sua riattualizzata presenza quel valore di corpo dal cui centro ogni uomo nell’incidenza della sua relazionalità e della sua propria condizione è detto; della terra rimpasto, bolo di una tensione alla cui lingua, dalla cui lingua per interrogazione sempre rinasce nell’organicità di una creaturale appartenenza alla sua parola stessa, al suo motivo.