Canto di Natale – Racconto narrativo ispirato all’opera di Charles Dickens
di Lunetta Milù
Ebenezer Scrooge era un uomo rigido, freddo e avaro. Viveva a Londra, in una casa buia e silenziosa, e lavorava come contabile in un vecchio ufficio polveroso. Non amava il Natale, né la compagnia degli altri. Per lui, ogni gesto di gentilezza era una perdita di tempo e denaro. Quando qualcuno gli augurava “Buon Natale”, rispondeva con un ringhio: “Sciocchezze!”
Il suo unico impiegato, Bob Cratchit, lavorava instancabilmente per un salario misero, tremando per il freddo perché Scrooge non voleva accendere il fuoco. Era la vigilia di Natale, e Bob chiese timidamente di poter uscire prima per stare con la sua famiglia. Scrooge sbuffò, ma acconsentì, borbottando contro le “vacanze inutili”.
Quella sera, Scrooge tornò a casa. Mentre apriva la porta, vide qualcosa di strano: il batacchio della porta si era trasformato nel volto del suo vecchio socio, Jacob Marley, morto sette anni prima. Scrooge scosse la testa, pensando fosse un’allucinazione. Ma una volta dentro, Marley apparve davvero, avvolto in catene e lucchetti, con una voce cavernosa.
“Ebenezer,” disse Marley, “sono condannato a vagare per il mondo, perché in vita pensai solo al denaro. Ma tu hai ancora una possibilità. Stanotte riceverai la visita di tre spiriti. Ascoltali, o finirai come me.”
Scrooge, spaventato, si infilò sotto le coperte. A mezzanotte, il primo spirito apparve: era lo Spirito del Natale Passato, una figura luminosa e gentile. “Vieni,” disse, “ti mostrerò chi eri.”
Volarono insieme nel tempo. Scrooge vide sé stesso da bambino, solo in una scuola fredda, ma con un libro in mano e gli occhi pieni di sogni. Poi rivide sua sorella Fan, che lo veniva a prendere per portarlo a casa. Scrooge si commosse. Poi videro una festa gioiosa organizzata dal suo vecchio datore di lavoro, Mr. Fezziwig, che trattava tutti con calore. Infine, lo spirito gli mostrò Belle, la donna che aveva amato, che lo lasciò perché lui amava più il denaro che lei.
“Basta!” gridò Scrooge. “Portami via!” Lo spirito svanì.
Alle due, apparve il secondo spirito: lo Spirito del Natale Presente. Era un gigante allegro, vestito di verde, circondato da cibo e risate. “Vieni,” disse, “vedrai cosa accade ora.”
Lo spirito lo portò nella casa di Bob Cratchit. Era piccola, ma piena di amore. I bambini ridevano, la moglie cucinava, e Bob arrivò con il piccolo Tim, il figlio più giovane, che camminava con un bastone. “Buon Natale a tutti!” disse Tim con un sorriso dolce.
Scrooge chiese: “Il bambino… vivrà?”
Lo spirito si fece serio: “Se le cose non cambiano, no.”
Poi andarono in altre case: gente povera che cantava, marinai che brindavano, minatori che si abbracciavano. Tutti celebravano il Natale con gioia, anche senza ricchezze.
Infine, lo spirito mostrò due bambini nascosti sotto il suo mantello: Miseria e Ignoranza. “Temili,” disse. “Sono il frutto dell’indifferenza.”
Scrooge tremava. Il gigante svanì.
Alle tre, apparve il terzo spirito: lo Spirito del Natale Futuro. Era muto, avvolto in un mantello nero. Scrooge lo seguì con timore.
Videro uomini che parlavano della morte di qualcuno, ma nessuno era triste. “Chi è morto?” chiese Scrooge. Lo spirito non rispose.
Poi videro una casa abbandonata, con oggetti rubati da domestici. Infine, lo spirito lo portò in un cimitero. Scrooge si avvicinò a una tomba e lesse il nome: “Ebenezer Scrooge.”
“No!” gridò. “Cambierò! Non voglio morire solo e odiato!”
Il fantasma svanì. Scrooge si svegliò nel suo letto, con il sole che filtrava dalle finestre. Era il giorno di Natale.
Corse alla finestra, vide un ragazzo e gli chiese di comprare il tacchino più grande per la famiglia Cratchit. Poi si vestì e uscì, sorridendo a tutti. Visitò suo nipote Fred, che lo accolse con gioia. Donò denaro ai poveri, salutò i passanti, e andò da Bob Cratchit con il tacchino.
Bob era sbalordito. “Buon Natale!” disse Scrooge. “Da oggi, la tua famiglia non avrà più bisogno.”
Scrooge mantenne la promessa. Divenne generoso, amato, e il piccolo Tim visse, grazie alle cure che ora potevano permettersi.