Castro e la sua Madonna mmenzu mmare
di Rocco Boccadamo
Esistono storie e tradizioni che travalicano secoli, decenni e generazioni, mantenendosi perennemente vive e presenti.
Il giorno 12 agosto, a Castro (LE), hanno luogo gli abituali festeggiamenti in onore della Madonna del Rosario di Pompei, alla quale è intitolata la locale parrocchia. Elemento particolare, anzi cuore di tale celebrazione, è la processione, sotto forma di nutrito e colorato corteo di barche, durante la quale il simulacro della Vergine, collocato sotto un baldacchino a bordo del natante di maggiore stazza facente parte della flottiglia del posto, è condotto ad attraversare, a breve distanza dalla costa, l’intero specchio di mare, fra la Grotta Zinzulusa e l’insenatura Acquaviva, su cui si affaccia la Perla del Salento. Si tratta di un rito, che si rinnova immancabilmente e resiste ai cambiamenti e alle mode, presente, anzi inculcato nella profondità dell’animo di tutta la gente di Castro. Vi partecipano, inoltre, villeggianti e turisti e moltitudini di persone, fedeli o devoti o semplici visitatori, che accorrono dai paesi dell’entroterra.
Negli ultimi decenni, l’evento è stato arricchito con lo sparo, al termine della processione della Madonna, fatta sostare nella rada, di artistici fuochi pirotecnici che illuminano di fantasie di colori non solo la volta stellata della prima fase notturna, ma anche la distesa d’acqua salsa, riuscendo a dischiuderne e osannare la straordinaria trasparenza dei fondali. In occasione dell’evento, nella Piazzetta, cuore pulsante di Castro, che conduce al porticciolo, sono allestite serie di luminarie. Così e in siffatta cornice, ora, si svolge e si vive, per sommi capi, la festa, non senza, purtroppo, qualche inevitabile contorno di confusione, ingorghi d’auto, fragori. Completamente differente, invece, appariva l’atmosfera d’insieme, ieri, ossia a dire nei tempi lontani, sino ad alcuni decenni addietro. In primis, era di tutt’altro tenore la stessa denominazione della festa, si diceva, più alla buona ma in termini maggiormente mirati e puntuali, “Madonna mmenzu mmare”.
Ciò, non per semplice aderenza all’itinerario della processione, bensì per suggellare il rapporto massiccio e prevalente, se non proprio esclusivo e assoluto, fra la comunità castrense e l’ambiente marino, una sorta di legame vitale e imprescindibile. E quando c’è comunione, in questo caso addirittura interdipendenza esistenziale, non può non collocarsi, in mezzo, anche la sfera dei sentimenti religiosi e devozionali. Era la stessa di oggi la statua della Madonna, con la sua veste che rispecchia insieme ed egualmente i colori del cielo e, giustappunto, del mare. Rammenta l’autore di queste righe, che il breve corteo che, intorno al crepuscolo, si snodava dal santuario della Divinità festeggiata sino al porto, era aperto dalle orfanelle accolte e ospitate nell’apposito istituto, annesso al santuario medesimo e affidato a un gruppetto di suore, voluto e realizzato, agli albori del ventesimo secolo, dal canonico Don Gabriele Ciullo, allora parroco di Castro. Purtroppo, ormai da lunga pezza, detto benemerito istituto ha chiuso i battenti e anche le suore hanno lasciato Castro. Seguivano i ragazzi ospiti della colonia estiva.
Poi, la confraternita, le associazioni, i gruppi dell’Azione Cattolica e i restanti fedeli e devoti incolonnati, a precedere il parroco, con fascia violacea propria del suo rango di canonico e attorniato dai chierichetti, che scortava il simulacro della Madonna. Immediatamente dietro, sfilavano le autorità, sindaco e amministratori comunali, maresciallo dei carabinieri, vigili urbani, Delegato di spiaggia. Infine, la banda musicale e la restante popolazione che prendeva parte alla processione. In una ventina di minuti si arrivava al porto vecchio, percorrendo l’ultima strada in forte declivio, denominata, ancora adesso, via Scalo delle barche. Il natante prescelto per ospitare e trasportare la Madonna era pronto, impreziosito e illuminato con semplici ghirlande di fiori e qualche lampadina. Lo stimolo alla breve navigazione era conferito esclusivamente dal vigore delle braccia dei rematori: in quei tempi, perlomeno a Castro, non c’erano motori marini.
Si muoveva, quindi, la barca della Madonna e contestualmente, a fianco e dietro, i remi sospingevano tutte le altre barche della locale marineria, grandi e piccole, alcune ospitanti, a bordo, fedeli arrivati dai paesi dell’entroterra, i quali, in cambio di poche lire, avevano agio di accompagnare la Madonna nella sua uscita a mare. Coperto il tragitto indicato all’inizio, la processione riguadagnava la rada e la banchina, dopodiché, al rimbombo di qualche carcassa (fuoco d’artificio), la Madonna ritoccava la terraferma ed era riaccompagnata nel santuario. Ho tratteggiato e rievocato, con semplici sequenze, la “navigazione” di una volta della Madonna mmenzu mmare. Non c’è che dire, era un’altra Castro, genuina, semplice, tranquilla, fascinosa e amata. E però, fascinosa e amata, parimenti se non ancora di più, è pure la Castro attuale. L’osservatore di strada che scrive, il quale ha da sempre eletto la Perla del Salento a proprio luogo dell’anima, solamente per buon ricordo e per riassaporare ideali ventate d’aria giovanile e lontana, é portato a rinverdire una piccola sequenza d’immagini e situazioni che contraddistinguevano le proprie primavere e quelle di Castro.
Sulla piazzetta si affacciavano unicamente il “Bar la chianca”, la trattoria “Da Arturo”, la cooperativa pescatori, la rivendita sali e tabacchi di mesciu Miliu, la pescheria di Nina e Nzinu. Alle spalle del porticciolo, d’estate, erano montati i camerini di legno di Luigi u Musulinu, prototipi approssimativi di stabilimento balneare. Altre strutture similari, in epoca successiva, erano poste in atto verso la zona cosiddetta delle taiate, in corrispondenza della Grotta del conte, per opera di Rosario Iaiu Fersini e di Angelo Coluccia. Le barche da pesca in regolare e permanente attività d’esercizio ammontavano a molte decine, se non a qualche centinaio, tutte rigorosamente a remi. Difatti, l’infilata di lampare notturne al largo formava un affascinante spettacolo, che partiva dalla zona della Zinzulusa e arrivava sino alla marina di Andrano. Del resto la popolazione di Castro era formata per la quasi totalità da pescatori e pescivendoli. Anche nella parte alta del paese, il Borgo, erano frequentissime e numerose le madri di famiglia e anche le donne giovani, occupate a rammendare le reti da pesca.
Al primo sole si desta la cittadella marina e in un bel giorno, risuona la dolce campana vicina mentre sul mare d’argento va il pescatore contento passa e s’inchina alla sua Madonnina dicendole piano così: “Madonnina del mare, non ti devi scordare di me, vado lontano a pescare, ma il mio dolce pensiero è per te” Canta, il pescatore che va, “Madonnina del mare con te questo cuore sicuro sarà!” L’ultimo raggio di sole muore sull’onda marina e in un tramonto di sogni, lontano la barca cammina fra mille stelle d’argento va il pescatore contento sente nel cuore un sussulto d’amore sospira pregando così: “Madonnina del mare, non ti devi scordare di me, vado lontano a pescare, ma il mio dolce pensiero è per te” Canta, il pescatore che va, “Madonnina del mare con te questo cuore sicuro sarà!