“Cento stelle a prua”: a tò Kalòn, in prima assoluta, l’ultima silloge del poeta Giuseppe Conte tra sperimentazione e meraviglia

di Anna Stomeo
Martedì 31 Marzo 2026 alle ore 19.00, a Martano (Lecce), in via Marconi 28, presso il Centro Culturale tò Kalòn dell’Associazione Itaca Min Fars Hus, condotto da Anna Stomeo e da Paolo Protopapa, ritorna la poesia per misurarsi, questa volta, con la magia essenziale degli haiku giapponesi, che il poeta Giuseppe Conte ha adottato e ricreato nella sua ultima silloge dal titolo “Cento Stelle a prua”, in un piccolo e prezioso libretto uscito qualche mese fa, nel 2025, per le gloriose e ’autogestite’ Edizioni del Pescecapone, e oggi consegnato ufficialmente ai lettori.
Conte ha scelto tò Kalòn per presentare in prima assoluta un lavoro di estrema eleganza stilistica e di sottile riflessione, che non mancherà di suscitare interesse tra gli amici che saranno presenti e tra tutti coloro che associano all’esercizio poetico il senso autentico dell’esistenza umana, come relazione profonda e condivisione di turbamenti e meditazioni.
Questa silloge inattesa, presentata da una dotta Nota introduttiva di Maurizio Nocera e da una Premessa esplicativa dello stesso Autore, testimonia di quanto la sperimentazione efficace non sia mai stata estranea a Conte e alla sua brillante evoluzione poetica, da sempre animata, come ho avuto l’onore di recensire più volte, da un’urgenza esistenziale e intellettuale impellente e determinata, che lo spinge al confronto e al dialogo con le voci alte della poesia contemporanea, da W. Szymborska a Quasimodo, a Borges e, oggi, alle voci plurime della tradizione poetica nipponica, chiamate a testimoniare indirettamente della sua passione e della sua competenza lirica.
Conte non si risparmia mai, non si chiude nelle false regole dei modelli dominanti, ma cerca costantemente nuove soluzioni stilistiche, che gli consentano di rispettare le esigenze della propria anima inquieta di poeta autentico. Negli haiku individua un’occasione aperta di immediatezza espressiva e di rinnovamento, due obiettivi da sempre perseguiti e centrati, perciò “Cento stelle a prua” si fa metafora della riflessione del poeta, raccoglitore di stelle nel cielo marino notturno e di pensieri che illuminano l’universo.
In trecento versi articolati per lo più secondo lo schema di 5-7-5 sillabe, classico dell’haiku, ma anche aperti a declinazioni meno usuali, il poeta ci racconta un’esperienza di libertà linguistica ed espressiva in cui ritornano molti temi del suo immaginario riflessivo e poetico: dalla natura luminosa e vivificante all’innocenza sapiente dei bambini, dall’amore spirituale ed eterno all’effimera e costante presenza dell’eros, dall’angoscia della perdita all’improvviso ritrovamento del senso, che apre la mente e sollecita il cuore, dai silenzi persistenti e carichi di ricordi al suono improvviso delle campane, in cui «scorre l’infinito».
Apparenti suggestioni che diventano pensieri articolati, felicemente ristretti in poche ed essenziali battute che destano “meraviglia” e che il lettore ascolta prima di leggere, immagini percepite prima ancora di essere viste, fatte di colori immaginati e di silenzi rumorosi, di apparenze e di corpi in «mattini di felci/somma leggera di uccelli/da cielo a cielo» dove, per successione grafica, ma non solo, «vivono i bimbi/filastrocche d’erba/rime di fiori».
Il percorso poetico di Giuseppe Conte è lungo e ricco di affascinanti raccolte, tutte caratterizzate da una ricerca linguistica ed espressiva attenta all’attualità dei contesti, ma anche alla complessità dei risvolti psicologici, in un mondo che è sempre avvertito nei suoi riflessi interiori, quasi come specchio dei travagli della mente e di un agitarsi delle forme, costrette a contenersi nelle parole, come unica possibilità, per poi esplodere in sintesi estreme ed efficaci. Esattamente come avviene in questa raccolta di haiku, componimenti intrinseci che, per la loro stessa struttura, come dice l’Autore, «invitano il lettore a rallentare, a osservare e a riflettere sulla bellezza e sulla complessità del mondo che ci circonda», nell’immediatezza ragionata dei ritmi, dei pensieri, delle parole.
Giuseppe Conte, poeta e intellettuale, ha sempre unito la vocazione alla scrittura poetica all’impegno culturale e divulgativo per la poesia, come momento culturale di relazione e di dialogo.
Non a caso, nella sua lunga carriera di funzionario della Provincia di Lecce, non solo ha curato e incoraggiato culturalmente, sin dagli anni Ottanta, iniziative di conoscenza poetica creativa, ma ha anche inventato e promosso, nel 1995 a Serrano (Lecce), suo borgo di nascita e di vita, l’evento internazionale “L’olio della poesia”, di cui è stato infaticabile direttore artistico per oltre venticinque anni. Una personalità senz’altro degna di attenzione, di ammirazione e di rispetto, quella di Giuseppe (Peppino) Conte, non solo per l’impegno pluridecennale, ma soprattutto per la “presenza” nel qui ed ora della cultura salentina degli ultimi trent’anni, come attestano gli echi dei versi dei tanti poeti di fama internazionale che si sono avvicendati e hanno dialogato con lui e con il pubblico nella piccola grande piazza di Serrano, colma di gente e di partecipata attenzione.
Con questa attesa presentazione del 31 marzo prossimo a Martano, tò Kalòn si onora di rendere omaggio a Peppino Conte con una serata intensa e, per così dire, “completa”, in cui i suoi versi saranno affidati non solo alla riflessione critica di Luigi Calò, attento docente di Lingua e Letteratura italiana e alla competenza e sensibilità di Maurizio Nocera, antropologo, scrittore e poeta egli stesso, ma anche all’attenzione di quelle Istituzioni con cui, spesso, Giuseppe Conte ha proficuamente intrecciato per anni la sua profonda attività artistica e culturale.
Sarà infatti presente e inaugurerà la serata il dr. Fabio Tarantino, Presidente della Provincia di Lecce e Sindaco di Martano, che porgerà all’Autore i meritati Saluti Istituzionali e a tutti noi anche il segno ulteriore di un necessario Pensiero di Comunità, da riconoscere, preservare e costruire insieme nei tempi incerti che stiamo vivendo. Un incontro molto significativo da non mancare.







