Cinque secoli di viaggi. Collezionismo e passione antiquaria in 500 libri appartenuti a Fiammetta Olschki

Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
di Riccardo Rescio
Il 2026 segna il centoquarantesimo anniversario della Casa Editrice Olschki, una ricorrenza che non rappresenta soltanto un traguardo cronologico.
Essa costituisce piuttosto la misura tangibile di una tenacia intellettuale, la prova di un metodo e la testimonianza di una visione culturale che ha attraversato tre secoli, due guerre mondiali e mutamenti tecnologici profondi.
All’interno delle iniziative di Testo OFF, la rassegna parallela alla fiera Testo 2026, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ha offerto al pubblico un appuntamento di straordinario spessore.
Sabato 28 febbraio, la presentazione del Fondo Olschki ha aperto una finestra su una storia fatta di carta, inchiostro e instancabile passione antiquaria.
Il titolo dell’incontro rivelava già la duplice anima del progetto, Cinque secoli di viaggi. Collezionismo e passione antiquaria in 500 libri appartenuti a Fiammetta Olschki.
Non una semplice raccolta, quindi, ma una mappa del desiderio intellettuale di una donna che ha dedicato la vita a inseguire tracce di umanità attraverso i resoconti di quanti l’Europa l’avevano percorsa prima di lei .
La figura di Fiammetta Olschki merita una riflessione che vada oltre la superficie biografica.
Nipote del fondatore Leo, erede di una dinastia che ha fatto del libro il centro della propria esistenza, Fiammetta ha saputo coniugare la memoria familiare con una personale inclinazione alla ricerca.
La sua raccolta di opere di viaggio, oggi confluita alla Nazionale, non è un semplice aggregato di volumi rari, poiché rappresenta l’archivio emotivo di una studiosa, il suo personale dialogo con coloro che nei secoli passati avevano trasformato lo spostamento fisico in narrazione letteraria.
Il lavoro che ha portato alla luce la consistenza e il valore di questo fondo porta la firma di Francesca Sorrentino, Funzionario Bibliotecario del Settore Bibliografia Nazionale Italiana e Catalogazione.
La sua ricerca non si è limitata a un censimento meramente descrittivo.
Ogni scheda da lei curata ha richiesto l’umiltà dell’apprendista e la precisione dell’orologiaio, ricostruendo provenienze, verificando stati di edizione e restituendo dignità catalografica a cinquecento testimoni di un’epoca.
Un lavoro certosino che ha permesso di trasformare un insieme di testi preziosi in una collezione organicamente pensata e storicamente significativa.
Se l’intervento della Sorrentino ha fornito le coordinate scientifiche per orientarsi nell’universo di Fiammetta, la visita guidata che ne è seguita ha trasformato la conoscenza in esperienza sensoriale.
Simona Mammana, anch’essa funzionario della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ha accompagnato i presenti tra le teche espositive con una dovizia di particioli che ha rivelato la profonda dimestichezza con quei materiali .
La Mammana non si è limitata a segnalare la rilegatura pregiata o l’incisione rara.
Il suo racconto si è soffermato sulla consistenza della carta, sulla scelta dei caratteri tipografici, su quelle tracce d’uso che trasformano un libro da oggetto museale a testimonianza vivente.
Ha guidato lo sguardo dei visitatori verso i dettagli che sfuggono all’osservazione superficiale: le postille marginali, gli ex libris, le dediche che rivelano la catena di passaggi attraverso cui quei volumi sono arrivati fino a noi.
Una lezione di metodo che ha restituito ai presenti la consapevolezza che ogni libro possiede una biografia parallela a quella del suo autore.
La storia della famiglia Olschki si intreccia indissolubilmente con le vicende della cultura italiana ed europea.
Leo Samuel Olschki, tipografo originario della Prussia orientale, giunse in Italia nel 1883 seguendo quel sogno umanistico che aveva attirato a sé tanti altri librai ultramontani.
A Verona nel 1886, poi a Venezia e infine a Firenze, costruì un impero editoriale basato su un principio semplice e radicale: il libro come strumento di conoscenza e responsabilità civile.
Le vicende del Novecento hanno messo a dura prova questa dinastia. Le persecuzioni razziali costrinsero Leo all’esilio a Ginevra nel 1938, dove morì nel 1940.
I figli Cesare e Aldo dovettero cedere la Giuntina e pubblicare in semiclandestinità con il nome “Bibliopolis”, riuscendo a preservare l’insegna grazie a un’intelligente reinterpretazione delle iniziali paterne: Litteris servabitur orbis, il mondo sarà salvato dalle lettere.
La guerra portò con sé la distruzione. Le mine tedesche fecero saltare il ponte Santa Trinita e con esso la libreria sul Lungarno Corsini, seppellendo sotto le macerie gran parte del magazzino storico e dell’archivio editoriale.
Nonostante queste ferite, la casa editrice ha saputo risorgere.
Aldo prima, Alessandro poi, e oggi Daniele e Gherardo hanno continuato a tessere quella rete di relazioni con le più importanti istituzioni culturali italiane, mantenendo fede a una vocazione: pubblicare libri che resistano al tempo.
L’alluvione del 1966 rappresentò un’altra prova drammatica, con cinque metri e settanta di acqua e fango che invasero i depositi di via Ghibellina, ma anche in quell’occasione la determinazione prevalse sulla disperazione .
Il fondo intitolato a Fiammetta Olschki rappresenta oggi un tassello fondamentale di questa storia plurisecolare.
Le cinquecento edizioni che lo compongono coprono un arco temporale che dal Cinquecento giunge fino all’Ottocento, offrendo una panoramica straordinaria su come l’Europa è stata vista, descritta e immaginata.
Resoconti di viaggio, guide, descrizioni, album di vedute costituiscono un patrimonio che incrocia la storia del collezionismo con quella dell’editoria, la passione antiquaria con la ricerca accademica.
L’iniziativa della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze assume pertanto un significato che trascende la semplice celebrazione anniversaria.
Essa rappresenta il coronamento di un percorso che restituisce alla collettività un patrimonio privato, trasformando la passione di una studiosa in bene comune.
Le cure profuse da Francesca Sorrentino nella catalogazione e la competenza comunicativa di Simona Mammana nella visita guidata hanno dimostrato come la biblioteca pubblica assolva oggi alla sua funzione più alta: non semplice custodia di libri antichi, ma luogo di mediazione culturale capace di restituire senso e valore a oggetti che altrimenti rimarrebbero muti.
La Firenze del 2026 celebra così non soltanto un anniversario editoriale, ma la persistenza di un’idea.
L’idea che la cultura richieda pazienza artigianale, competenza filologica e passione civile.
Le cinquecento anime dei viaggi raccolte da Fiammetta Olschki, ora ordinatamente descritte e splendidamente esposte, continuano il loro cammino attraverso il tempo, pronte a incontrare nuovi lettori e a suscitare nuove domande.