IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Ciò che appare un mare invalicabile è solo un ruscello guadabile

coraggio che trasforma un mare invalicabile in un ruscello guadabile

di Riccardo Rescio

Ciò che appare un mare invalicabile, è solo un ruscello guadabile.

Un impulso ancestrale spinge l’uomo verso l’azione, un moto dello spirito che dal profondo dei secoli contrasta la paralisi dell’anima. Questo slancio vitale, tuttavia, si scontra sistematicamente con un muro interiore costruito dalle nostre stesse inibizioni, paure che distorcono la percezione della realtà, trasformando semplici ruscelli in oceani insormontabili.
La storia del pensiero umano oscilla costantemente tra questi due poli, la volontà di affermarsi nel mondo e il rifugio rassicurante della contemplazione sterile.
Spesso attribuiamo le spinte più nobili o più vili a forze esterne, l’altruismo o l’arrivismo, la passione o la brama di potere, quando invece la radice di tutto giace in una scelta interiore primaria, quella tra il coraggio di affrontare l’ignoto e la comoda resa all’inerzia.
La saggezza popolare ha cristallizzato questa lotta nell’adagio che pone un mare tra il dire e il fare, un’immagine potente che evoca l’immensità minacciosa delle nostre proiezioni mentali.
Per gli antichi navigatori, quel mare rappresentava non solo un’incognita geografica, ma la quintessenza del rischio e della possibilità.
La loro grandezza non risiedette nell’assenza di paura, ma nella capacità di superare il terrore dell’orizzonte vuoto per affidarsi al calcolo delle stelle e al legno della propria imbarcazione.
Quel medesimo orizzonte oggi si presenta sotto mentite spoglie, assume le forme di una carriera da intraprendere, di una conversazione difficile da affrontare, di un talento da coltivare nonostante il giudizio altrui.
Le nostre inibizioni svolgono la parte di cartografi del terrore, disegnando mappe dove ogni incertezza diventa un mostro marino e ogni intoppo uno scoglio fatale.
La psicologia ci insegna che questo meccanismo di amplificazione della paura, noto come catastrofizzazione, rappresenta il principale ostacolo all’azione, un filtro distorto che ci impedisce di valutare le vere dimensioni della sfida.
Il fulcro della questione filosofica e pratica risiede proprio in questa distorsione percettiva. Ciò che appare un oceano invalicabile molto spesso si rivela, al momento dell’azione, un semplice corso d’acqua guadabile.
L’unico modo per smascherare questo inganno della mente consiste nel compiere quel primo, fondamentale passo, nell’immergere i piedi nell’acqua fredda del timore.
Il vero fallimento, in questa prospettiva, non coincide con l’esito negativo di un tentativo, bensì con la rinuncia preventiva a compierlo. Una sconfitta onorevole lascia cicatrici che insegnano e fortificano, mentre il rimpianto per non averci nemmeno provato scava un solco sterile nell’anima, un interrogativo senza risposta che tormenta il futuro.
La cultura contemporanea, ossessionata dal culto della performance e del successo immediato, ci spinge a vedere ogni tentativo come un tutto o nulla, dimenticando il valore intrinseco del percorso e della crescita personale che esso comporta.
Esiste una vittoria più profonda e duratura del semplice risultato positivo, una conquista che nessuno potrà mai confiscare, la piena consapevolezza del proprio essere, temprato dalla scelta di aver osato.
Come un metallo prezioso forgiati nel fuoco della prova, la nostra identità si arricchisce di uno spessore nuovo ogni volta che decidiamo di tracciare una rotta personale attraverso i mari della dubbio.
Guadare quel ruscello, superare quella pozzanghera, non significa necessariamente raggiungere una meta gloriosa, ma affermare a noi stessi la nostra capacità di progredire.
In questo risiede l’eredità più autentica degli esploratori della storia, non tanto nel possesso delle terre scoperte, quanto nell’aver avuto l’audacia di salpare verso di esse, dimostrando che la più grande scoperta è sempre il coraggio che si cela dentro di noi, in attesa solo di essere messo alla prova.


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