Corso WordPress, SEO e Google VI lezione: Crawling – come Google scopre le pagine del web

INTRODUZIONE ALLA VI LEZIONE
Nelle lezioni precedenti abbiamo imparato a conoscere WordPress, il suo funzionamento, il suo ecosistema e gli strumenti che permettono di pubblicare contenuti sul web. Tuttavia, realizzare un buon articolo o costruire un sito ben organizzato non basta per ottenere visibilità sui motori di ricerca. Prima che una pagina possa comparire nei risultati di Google deve essere scoperta, analizzata e registrata dal motore di ricerca.
In questa lezione affrontiamo il primo passaggio fondamentale del processo SEO: il crawling. Si tratta della fase attraverso la quale Google esplora il web utilizzando sofisticati programmi automatici chiamati crawler o spider. Questi strumenti percorrono continuamente Internet seguendo i collegamenti tra le pagine e raccogliendo informazioni sui contenuti pubblicati.
Comprendere il funzionamento del crawling significa imparare a osservare il proprio sito con gli occhi di Google. Scopriremo perché i link interni sono così importanti, quale ruolo svolgono le sitemap XML, che cosa sono le pagine orfane, come intervengono il file robots.txt e il crawl budget e perché la velocità del sito può influenzare la capacità dei motori di ricerca di esplorare i contenuti.
Questa conoscenza rappresenta una delle basi della SEO moderna. Prima ancora di pensare al posizionamento, infatti, è necessario assicurarsi che Google riesca a trovare e leggere correttamente tutte le pagine importanti del nostro sito. Senza crawling non esiste indicizzazione e senza indicizzazione non esiste visibilità.
Per comprendere come ottenere visibilità sui motori di ricerca è necessario conoscere il percorso che Google compie prima di mostrare una pagina tra i risultati delle ricerche. Molti proprietari di siti web credono che la pubblicazione di un articolo sia sufficiente per renderlo immediatamente disponibile su Google. In realtà il processo è molto più articolato e si sviluppa attraverso diverse fasi. La prima di queste prende il nome di crawling.
Il termine crawling può essere tradotto come “esplorazione” o “scansione”. Si tratta dell’attività attraverso la quale Google scopre l’esistenza delle pagine presenti su Internet. Per svolgere questo compito il motore di ricerca utilizza programmi automatici chiamati crawler, spider o bot. Il più noto è Googlebot.
Possiamo immaginare Googlebot come un immenso bibliotecario digitale che percorre continuamente il web alla ricerca di nuovi contenuti. Ogni giorno visita miliardi di pagine, segue collegamenti, analizza documenti e raccoglie informazioni che verranno successivamente elaborate dal motore di ricerca.
Quando pubblichiamo un nuovo articolo su WordPress, Google non ne viene informato automaticamente. Affinché il contenuto possa essere preso in considerazione, Googlebot deve prima individuarlo e leggerlo. Solo dopo questa fase sarà possibile procedere all’indicizzazione e all’eventuale posizionamento nei risultati di ricerca.
Per comprendere meglio il funzionamento del crawling, immaginiamo Internet come una gigantesca città composta da miliardi di edifici. Ogni edificio rappresenta una pagina web. I crawler di Google percorrono continuamente le strade che collegano questi edifici. Le strade, in questo caso, sono i link.
Ogni volta che Googlebot trova un collegamento, può seguirlo e raggiungere una nuova pagina. Per questo motivo i link rappresentano uno degli elementi fondamentali del web. Essi consentono non soltanto agli utenti di navigare tra i contenuti, ma anche ai motori di ricerca di scoprire nuove risorse.
Supponiamo che una rivista culturale pubblichi un nuovo articolo dedicato alla figura di Socrate. Se quell’articolo viene collegato dalla homepage, dalle categorie e da altri contenuti correlati, Googlebot avrà maggiori probabilità di individuarlo rapidamente. Se invece la pagina rimane isolata, senza alcun collegamento interno, il motore di ricerca potrebbe impiegare molto più tempo per scoprirla.
Questo aspetto è particolarmente importante nei siti con migliaia di articoli. Una buona struttura dei collegamenti interni facilita il lavoro dei crawler e aumenta le probabilità che tutti i contenuti vengano esplorati correttamente.
Un altro strumento essenziale per il crawling è la sitemap XML. Si tratta di un file che contiene l’elenco delle pagine più importanti del sito. Possiamo considerarla una sorta di mappa che aiuta Google a orientarsi all’interno del progetto editoriale. I principali plugin SEO per WordPress generano automaticamente la sitemap e la aggiornano ogni volta che viene pubblicato un nuovo contenuto.
La sitemap non garantisce che una pagina venga immediatamente visitata o indicizzata, ma rappresenta una preziosa guida per i motori di ricerca.
Esistono però situazioni in cui il crawling può incontrare difficoltà. Una delle più comuni riguarda le pagine non collegate ad altri contenuti. Queste pagine vengono spesso definite “pagine orfane”. Se nessun collegamento conduce a esse, Google potrebbe non scoprirle facilmente. Per questo motivo è sempre consigliabile inserire collegamenti interni tra articoli correlati e mantenere una struttura di navigazione chiara e coerente.
Anche la velocità del sito influisce sul crawling. Google dispone di un tempo limitato da dedicare all’esplorazione di ogni sito web. Se le pagine sono lente a caricarsi, il crawler potrebbe visitare un numero inferiore di contenuti durante ogni sessione di scansione. Al contrario, un sito veloce e ben ottimizzato consente una scansione più efficiente.
Per i siti di grandi dimensioni entra in gioco un concetto importante chiamato “crawl budget”. Si tratta della quantità di risorse che Google decide di dedicare all’esplorazione di un determinato sito. Più un sito è autorevole, ben strutturato e frequentemente aggiornato, maggiori sono generalmente le risorse che Google è disposto a investire nella sua scansione.
Pensiamo a una grande testata giornalistica che pubblica centinaia di articoli ogni giorno. Google visiterà il sito molto frequentemente per individuare rapidamente le nuove pubblicazioni. Un piccolo blog aggiornato sporadicamente potrebbe invece essere visitato con minore frequenza. Molti proprietari di siti commettono l’errore di confondere il crawling con l’indicizzazione. In realtà si tratta di due fasi distinte. Durante il crawling Google scopre e legge una pagina. Durante l’indicizzazione decide se archiviarla nel proprio database. Una pagina può essere correttamente sottoposta a crawling senza essere successivamente indicizzata.
È importante comprendere questa differenza perché spesso un articolo non compare nei risultati di ricerca non per un problema di crawling, ma per una mancata indicizzazione o per una valutazione qualitativa insufficiente.
Google Search Console rappresenta uno strumento prezioso per monitorare il processo di crawling. Attraverso questa piattaforma è possibile verificare se una pagina è stata scoperta, quando è stata visitata l’ultima volta e se sono presenti errori che impediscono una corretta scansione. Per chi gestisce un sito WordPress, Search Console dovrebbe diventare uno strumento di consultazione abituale.
Un altro elemento che può influenzare il crawling è il file robots.txt. Questo file contiene istruzioni rivolte ai crawler e permette di indicare quali aree del sito possono essere esplorate e quali invece devono essere escluse. Utilizzato correttamente, il robots.txt contribuisce a ottimizzare il lavoro dei motori di ricerca. Configurazioni errate, però, possono impedire involontariamente la scansione di contenuti importanti.
Nel corso degli anni Google ha perfezionato enormemente la capacità dei propri crawler. Oggi Googlebot è in grado di interpretare pagine complesse, contenuti dinamici e numerose tecnologie web moderne. Tuttavia la chiarezza della struttura del sito rimane un fattore determinante. Più un sito è organizzato in modo logico e accessibile, più facilmente Google potrà comprenderne i contenuti. Per chi pubblica articoli su WordPress, il concetto fondamentale da ricordare è semplice: Google non può valorizzare ciò che non riesce a trovare. Prima ancora di preoccuparsi del posizionamento e della SEO avanzata, è necessario assicurarsi che i crawler possano raggiungere, leggere e comprendere tutte le pagine importanti del sito.
Il crawling rappresenta quindi il primo passo del lungo percorso che conduce un contenuto dalla pubblicazione alla visibilità. Senza esplorazione non esiste indicizzazione, senza indicizzazione non esiste posizionamento e senza posizionamento difficilmente esisteranno lettori. Comprendere come funziona questa fase significa iniziare a vedere il proprio sito con gli occhi di Google, acquisendo una prospettiva indispensabile per qualsiasi progetto editoriale che ambisca a essere trovato e letto sul web.
CONCLUSIONI DELLA VI LEZIONE
Abbiamo scoperto che il crawling rappresenta il primo passo del complesso processo che conduce una pagina web dai server del nostro sito ai risultati di ricerca di Google. I crawler non sono semplici strumenti tecnici, ma costituiscono gli “esploratori” del web, incaricati di individuare nuovi contenuti e aggiornamenti.
Abbiamo visto come i link interni svolgano un ruolo essenziale nel guidare Google attraverso le pagine di un sito e come una buona struttura di navigazione favorisca una scansione più rapida ed efficiente. Abbiamo inoltre compreso l’importanza delle sitemap XML, del file robots.txt e della velocità del sito, elementi che contribuiscono a facilitare il lavoro dei motori di ricerca.
Particolarmente importante è stata la distinzione tra crawling e indicizzazione. Una pagina può essere scoperta e letta da Google senza essere necessariamente inserita nel suo indice. Questa differenza sarà fondamentale nelle prossime lezioni, quando approfondiremo il processo di indicizzazione e i criteri utilizzati dal motore di ricerca per valutare la qualità dei contenuti.
Per chi gestisce un sito WordPress, il messaggio principale è semplice ma fondamentale: Google non può mostrare ciò che non riesce a trovare. Curare la struttura del sito, creare collegamenti interni efficaci e monitorare periodicamente Search Console sono attività indispensabili per migliorare la visibilità online.
Nella prossima lezione analizzeremo il secondo passaggio del processo: l’indicizzazione, cioè il modo in cui Google archivia e organizza le informazioni raccolte durante il crawling.
Domande di fine lezione con risposte
1. Che cosa si intende per crawling?
È il processo attraverso il quale Google esplora il web per scoprire nuove pagine e aggiornamenti utilizzando i propri crawler.
2. Chi è Googlebot?
È il principale crawler di Google incaricato di visitare e analizzare le pagine presenti su Internet.
3. Qual è la funzione dei crawler?
Scoprire, leggere e raccogliere informazioni sulle pagine web che potranno successivamente essere valutate e indicizzate.
4. Perché la pubblicazione di una pagina non garantisce la sua presenza immediata su Google?
Perché Google deve prima scoprire la pagina attraverso il crawling e successivamente valutarla per l’indicizzazione.
5. Quale ruolo svolgono i link nel crawling?
Permettono ai crawler di passare da una pagina all’altra e di scoprire nuovi contenuti.
6. Che cosa sono i link interni?
Sono collegamenti che uniscono pagine appartenenti allo stesso sito web.
7. Perché i link interni sono importanti per la SEO?
Aiutano Google a comprendere la struttura del sito e facilitano la scoperta dei contenuti.
8. Che cos’è una sitemap XML?
È un file che elenca le pagine principali del sito e aiuta i motori di ricerca a individuarle più facilmente.
9. Che cosa si intende per pagina orfana?
Una pagina che non riceve collegamenti da altre pagine del sito e che quindi può risultare difficile da trovare per Google.
10. In che modo la velocità del sito influenza il crawling?
Un sito veloce permette a Google di esplorare più pagine nello stesso intervallo di tempo.
11. Che cos’è il crawl budget?
È la quantità di risorse e tempo che Google decide di dedicare alla scansione di un sito web.
12. Qual è la differenza tra crawling e indicizzazione?
Il crawling serve a scoprire e leggere una pagina; l’indicizzazione consiste nell’archiviarla nel database di Google.
13. Che cos’è Google Search Console?
È uno strumento gratuito che permette di monitorare la presenza del sito su Google e verificare eventuali problemi di scansione.
14. A cosa serve il file robots.txt?
Serve a fornire istruzioni ai crawler indicando quali aree del sito possono o non possono essere esplorate.
15. Qual è il concetto fondamentale che ogni proprietario di sito dovrebbe ricordare riguardo al crawling?
Che Google non può indicizzare e posizionare contenuti che non riesce a trovare e a scansionare correttamente.
Domanda di riflessione finale
Se Google fosse costretto a scegliere tra un sito ricco di contenuti ma disorganizzato e un sito ben strutturato con meno contenuti, quale avrebbe maggiori probabilità di essere esplorato efficacemente e perché?
Le lezioni Precedenti:
Perché milioni di articoli non vengono letti – IL PENSIERO MEDITERRANEO
Lezione 2: la differenza tra scrivere e pubblicare – IL PENSIERO MEDITERRANEO