COSIMO RUSSO ED IL SUO LASCITO LETTERARIO

di Giovanni Maria Scupola
Sotto il sole bianco di Leuca, in un pomeriggio di luglio, quando il sole sembra sospendere il tempo ed i pensieri si fanno leggeri come polvere nell’aria, mi ritrovai senza una meta precisa nella piazza del Santuario, a Santa Maria di Leuca.
Il silenzio era quasi sacro.
Il bianco della pietra accecante.
E lì, scolpita su una lastra di marmo, come se fosse sempre stata lì ad attendermi, lessi una poesia: “Incanto di Leuca”.
La firma, semplice e discreta, era quella di un certo Cosimo Russo.
Non lo conoscevo. Ma qualcosa, in quelle parole, si fermò dentro di me. Un nodo alla gola. Uno di quei rari momenti in cui una poesia riesce a dire ciò che non sapevi di voler ascoltare.
Da quel giorno, iniziai a cercarlo.
Chi era quell’uomo capace di dare voce ad una terra, ad un sentimento, ad una luce?
Cosimo Russo nasce nel 1972 a Gagliano del Capo, piccolo paese del Salento incastonato tra roccia e mare, da Luigina Paradiso e Umberto Russo.
Madre bibliotecaria, padre imprenditore e subacqueo: due mondi, quello della parola e quello della profondità, che si fusero in lui come in una poesia scritta tra cielo e fondale.
La sua poesia non è ornamento, non è voce che cerca clamore. È ascolto, sussurro, confessione.
Russo scrive per restare, per ricordare, per capire.
Ogni verso è un frammento di cammino, un pensiero custodito, un’immagine che vibra come la luce tra gli ulivi.
La sua è una poesia-diario, sì, ma non nel senso del racconto di sé.
È piuttosto un modo per restituire la vita alla vita, per dire il mondo senza maschere, con la nuda sincerità dell’anima.
Dietro i suoi versi si cela un uomo profondamente radicato nel reale, ma sempre proteso oltre: amante della filosofia, lettore instancabile, riflessivo, attento, costantemente in dialogo con il mistero e la bellezza.
Aveva studiato, lavorato, vissuto intensamente, ma mai smesso di interrogare il senso delle cose.
Ogni poesia diventa così il riflesso di un pensiero coltivato nel silenzio, di un’emozione passata attraverso il filtro della coscienza.
La sua voce è discreta ma incrollabile.
Canta il Salento, ma non come sfondo da cartolina: come terra vissuta, respirata, amata con occhi pieni e cuore aperto.
Canta il tempo, le assenze, l’amore, la fede, le contraddizioni.
Ogni tema ritorna come onda sulla riva, con una coerenza rara e una profondità che lascia il segno.
Cosimo Russo è scomparso nel 2017, troppo presto, ma ciò che ha lasciato vive.
Vive nei suoi libri, nei fogli scritti a mano, nei pensieri raccolti.
E soprattutto vive nel Centro Studi per la poesia contemporanea che porta il suo nome, voluto e curato con immenso amore dalla madre Luigina, che ha trasformato il lutto in luce, il vuoto in voce.
Un gesto di coraggio e dedizione che permette oggi a tanti di scoprire la sua poesia, di lasciarsi attraversare da quelle parole che sanno ancora toccare il cuore.
In fondo, scoprire Cosimo Russo è come arrivare a Leuca: ci arrivi senza sapere bene cosa troverai, ma te ne vai con qualcosa in più.
Un silenzio diverso.
Una luce dentro.
Una poesia che resta.