Corso WordPress, SEO e Google lezione 2: Crawling Google: come il motore di ricerca scopre le pagine del web

Comprendere il crawling significa capire il primo passo che porta una pagina dalla pubblicazione alla visibilità nei risultati di ricerca.
di Zornas Greco
Per comprendere come ottenere visibilità sui motori di ricerca è necessario conoscere il percorso che Google compie prima di mostrare una pagina tra i risultati delle ricerche. Molti proprietari di siti web credono che la pubblicazione di un articolo sia sufficiente per renderlo immediatamente disponibile su Google. In realtà il processo è molto più articolato e si sviluppa attraverso diverse fasi. La prima di queste prende il nome di crawling.
Il termine crawling può essere tradotto come “esplorazione” o “scansione”. Si tratta dell’attività attraverso la quale Google scopre l’esistenza delle pagine presenti su Internet. Per svolgere questo compito il motore di ricerca utilizza programmi automatici chiamati crawler, spider o bot. Il più noto è Googlebot.
Possiamo immaginare Googlebot come un immenso bibliotecario digitale che percorre continuamente il web alla ricerca di nuovi contenuti. Ogni giorno visita miliardi di pagine, segue collegamenti, analizza documenti e raccoglie informazioni che verranno successivamente elaborate dal motore di ricerca.
Quando pubblichiamo un nuovo articolo su WordPress, Google non ne viene informato automaticamente. Affinché il contenuto possa essere preso in considerazione, Googlebot deve prima individuarlo e leggerlo. Solo dopo questa fase sarà possibile procedere all’indicizzazione e all’eventuale posizionamento nei risultati di ricerca.
Per comprendere meglio il funzionamento del crawling, immaginiamo Internet come una gigantesca città composta da miliardi di edifici. Ogni edificio rappresenta una pagina web. I crawler di Google percorrono continuamente le strade che collegano questi edifici. Le strade, in questo caso, sono i link.
Ogni volta che Googlebot trova un collegamento, può seguirlo e raggiungere una nuova pagina. Per questo motivo i link rappresentano uno degli elementi fondamentali del web. Essi consentono non soltanto agli utenti di navigare tra i contenuti, ma anche ai motori di ricerca di scoprire nuove risorse.
Supponiamo che una rivista culturale pubblichi un nuovo articolo dedicato alla figura di Socrate. Se quell’articolo viene collegato dalla homepage, dalle categorie e da altri contenuti correlati, Googlebot avrà maggiori probabilità di individuarlo rapidamente. Se invece la pagina rimane isolata, senza alcun collegamento interno, il motore di ricerca potrebbe impiegare molto più tempo per scoprirla.
Questo aspetto è particolarmente importante nei siti con migliaia di articoli. Una buona struttura dei collegamenti interni facilita il lavoro dei crawler e aumenta le probabilità che tutti i contenuti vengano esplorati correttamente.
Un altro strumento essenziale per il crawling è la sitemap XML. Si tratta di un file che contiene l’elenco delle pagine più importanti del sito. Possiamo considerarla una sorta di mappa che aiuta Google a orientarsi all’interno del progetto editoriale. I principali plugin SEO per WordPress generano automaticamente la sitemap e la aggiornano ogni volta che viene pubblicato un nuovo contenuto.
La sitemap non garantisce che una pagina venga immediatamente visitata o indicizzata, ma rappresenta una preziosa guida per i motori di ricerca.
Esistono però situazioni in cui il crawling può incontrare difficoltà. Una delle più comuni riguarda le pagine non collegate ad altri contenuti. Queste pagine vengono spesso definite “pagine orfane”. Se nessun collegamento conduce a esse, Google potrebbe non scoprirle facilmente. Per questo motivo è sempre consigliabile inserire collegamenti interni tra articoli correlati e mantenere una struttura di navigazione chiara e coerente.
Anche la velocità del sito influisce sul crawling. Google dispone di un tempo limitato da dedicare all’esplorazione di ogni sito web. Se le pagine sono lente a caricarsi, il crawler potrebbe visitare un numero inferiore di contenuti durante ogni sessione di scansione. Al contrario, un sito veloce e ben ottimizzato consente una scansione più efficiente.
Per i siti di grandi dimensioni entra in gioco un concetto importante chiamato “crawl budget”. Si tratta della quantità di risorse che Google decide di dedicare all’esplorazione di un determinato sito. Più un sito è autorevole, ben strutturato e frequentemente aggiornato, maggiori sono generalmente le risorse che Google è disposto a investire nella sua scansione.
Pensiamo a una grande testata giornalistica che pubblica centinaia di articoli ogni giorno. Google visiterà il sito molto frequentemente per individuare rapidamente le nuove pubblicazioni. Un piccolo blog aggiornato sporadicamente potrebbe invece essere visitato con minore frequenza. Molti proprietari di siti commettono l’errore di confondere il crawling con l’indicizzazione. In realtà si tratta di due fasi distinte. Durante il crawling Google scopre e legge una pagina. Durante l’indicizzazione decide se archiviarla nel proprio database. Una pagina può essere correttamente sottoposta a crawling senza essere successivamente indicizzata.
È importante comprendere questa differenza perché spesso un articolo non compare nei risultati di ricerca non per un problema di crawling, ma per una mancata indicizzazione o per una valutazione qualitativa insufficiente.
Google Search Console rappresenta uno strumento prezioso per monitorare il processo di crawling. Attraverso questa piattaforma è possibile verificare se una pagina è stata scoperta, quando è stata visitata l’ultima volta e se sono presenti errori che impediscono una corretta scansione. Per chi gestisce un sito WordPress, Search Console dovrebbe diventare uno strumento di consultazione abituale.
Un altro elemento che può influenzare il crawling è il file robots.txt. Questo file contiene istruzioni rivolte ai crawler e permette di indicare quali aree del sito possono essere esplorate e quali invece devono essere escluse. Utilizzato correttamente, il robots.txt contribuisce a ottimizzare il lavoro dei motori di ricerca. Configurazioni errate, però, possono impedire involontariamente la scansione di contenuti importanti.
Nel corso degli anni Google ha perfezionato enormemente la capacità dei propri crawler. Oggi Googlebot è in grado di interpretare pagine complesse, contenuti dinamici e numerose tecnologie web moderne. Tuttavia la chiarezza della struttura del sito rimane un fattore determinante. Più un sito è organizzato in modo logico e accessibile, più facilmente Google potrà comprenderne i contenuti. Per chi pubblica articoli su WordPress, il concetto fondamentale da ricordare è semplice: Google non può valorizzare ciò che non riesce a trovare. Prima ancora di preoccuparsi del posizionamento e della SEO avanzata, è necessario assicurarsi che i crawler possano raggiungere, leggere e comprendere tutte le pagine importanti del sito.
Il crawling rappresenta quindi il primo passo del lungo percorso che conduce un contenuto dalla pubblicazione alla visibilità. Senza esplorazione non esiste indicizzazione, senza indicizzazione non esiste posizionamento e senza posizionamento difficilmente esisteranno lettori. Comprendere come funziona questa fase significa iniziare a vedere il proprio sito con gli occhi di Google, acquisendo una prospettiva indispensabile per qualsiasi progetto editoriale che ambisca a essere trovato e letto sul web.
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