Crisi della presenza: la scuola senza Spinoza e Marx

di Paolo Protopapa
Il problema delle censure nei programmi di filosofia – che creano giuste e diverse reazioni – non riguardano soltanto l’esclusione di Marx – tra i maggiori analisti ed essenziali costruttori del cambiamento della contemporaneità – dai curricula formativi, che molti conoscono poco e male e spesso non sanno insegnare criticamente. È, invece, l’attacco alla filosofia in generale, che mina i pilastri dell’intero impianto filosofico e culturale che viene eroso e minacciato. Se c’è un principio che abbiamo capito in tanti decenni di studio filosofico è il grande edificio, anzi la straordinaria architettura su cui si regge e si reggono i nostri saperi. I quali traducendosi in culture, mentalità, abitudini e stili di vita, li trasmettono alle generazioni che, a loro volta, ne fanno patrimonio vivente del lavoro cognitivo e intellettuale di tutti. L’attacco del ministro Valditara è cieco, poiché non vede ed ignora il cuore pulsante dell’impresa filosofica in ogni tempo e in ogni luogo. La filosofia è limpida manifestazione di libertà e di gioia pensante. Non è tanto ciò che essa dice e racconta, ma il fondamento stesso del pensare e del parlare e del comunicare da umani. Ci può essere ‘homo sapiens’ senza sapere e saperi? E vita normale quotidiana umana senza indagare e chiedersi il senso e il perché delle cose e l’enigma meraviglioso e sempre attuale del mondo dentro cui viviamo e lavoriamo?
Ecco perché mettere in dubbio e in crisi, recidendo la fatica conoscitiva e pratica dei protagonisti sommi del pensiero filosofico, da Spinoza a Marx, significa mistificare la custodia della filosofia, estraneandola dalle menti pensanti che l’hanno costruita e tramandata. È come approdare alla fisica quantistica eliminando le più feconde anticipazioni di Copernico, Newton, Keplero, Galilei. Non si tratta di banale continuismo conservativo, tutt’altro. È comprendere il filo teoretico (e metodologico) che stringe i saperi e le loro stesse feconde ‘coupures’ e le rivoluzioni che ci fanno approdare al miracolo delle civiltà della conoscenza, dappertutto e in tutti coloro che hanno bisogno di imparare, innovare, progredire dinamicamente sulle strade accidentate della cooperazione universale tra uomini e popoli. Come si può, allora ignorare e intaccare un’eredità così preziosa e indispensabile per il bene di tutti?