IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista culturale online di filosofia, letteratura, arte e dialogo mediterraneo

Da Catilina ai tweet: breve storia delle congiure riuscite male

Da Catilina ai tweet: le congiure finite male

Di Simona Mazza

Ogni epoca produce le proprie congiure e, soprattutto, il proprio stile del disordine politico. Roma aveva i senatori indebitati e le reti clandestine; il Rinascimento italiano preferiva le cappelle, le famiglie bancarie e gli omicidi durante la messa; il presente predilige dirette streaming, assalti simbolici alle istituzioni, attentatori solitari e crisi consumate davanti a milioni di spettatori. Sotto strumenti tanto diversi affiora però la stessa tentazione: abbreviare la politica con un gesto improvviso, capace di forzare il corso ordinario della storia

Catilina e Capitol Hill: la congiura che perde il segreto

Turbolenze politiche del passato e del presente

La congiura di Catilina, nel 63 avanti Cristo, è uno dei primi casi in cui il risentimento sociale prende forma politica organizzata. Quando Lucio Sergio Catilina prepara il suo tentativo eversivo, Roma attraversa una stagione convulsa. Le guerre civili producono enormi squilibri economici, una parte dell’aristocrazia vive sommersa dai debiti e molti veterani si sentono esclusi dai benefici del potere repubblicano. Catilina intercetta esattamente questo clima. Attorno a lui si raccolgono nobili decaduti, uomini economicamente travolti, figure marginali persuase che il Senato amministri ormai la Repubblica come una proprietà privata.

La parte più attuale dell’episodio sta nel modo in cui la congiura crolla. Catilina possiede uomini, contatti, finanziatori, un progetto militare; Cicerone comprende però che chi impone il racconto della crisi conquista già metà del campo. Le Catilinarie trasformano dunque un’operazione clandestina in uno spettacolo pubblico. Il congiurato diventa il nemico della stabilità romana, una figura da esporre davanti al Senato prima ancora che da inseguire sul campo. Da quel momento il disegno perde compattezza, mentre Roma recupera il proprio centro istituzionale. Cosa ci ricorda questo episodio?

Dal Senato romano al Campidoglio americano

Il 6 gennaio 2021, mentre il Congresso americano è riunito per certificare la vittoria di Joe Biden, una folla di sostenitori di Donald Trump irrompe nell’edificio, supera le barriere, occupa corridoi e aule, costringendo parlamentari e funzionari a mettersi al riparo. Naturalmente non si tratta di una congiura classica, ma anche lì agisce l’idea di un potere sottratto illegittimamente, accompagnata dalla convinzione che l’irruzione nel cuore dello Stato possa cambiare il corso della politica. Risultato?

L’epilogo: molto clamore, poco potere

Catilina finisce isolato e sconfitto militarmente presso Pistoia. Il 6 gennaio, pur lasciando una ferita profonda nella politica americana recente, rafforza paradossalmente la necessità delle istituzioni di presentarsi come argine alla destabilizzazione. In entrambi i casi il potere recupera continuità amministrativa mentre la rivolta si disperde nel proprio clamore. Con una differenza non trascurabile: Catilina deve temere delatori e informatori; molti rivoltosi contemporanei provvedono da soli a consegnare agli investigatori immagini, video e geolocalizzazioni.

I Pazzi e Trump: quando il bersaglio sopravvive

Un altro meccanismo, diverso ma altrettanto istruttivo, compare nella congiura dei Pazzi del 1478. Qui il nodo della vicenda sta in un effetto che la storia politica conosce bene: un attentato mancato finisce spesso per consolidare proprio il potere che voleva colpire. Firenze, nella seconda metà del Quattrocento, è una delle capitali finanziarie e culturali d’Europa. I Medici governano attraverso una rete sofisticatissima di credito, alleanze, prestigio cittadino e relazioni diplomatiche. Colpire i due rampolli della potente famiglia, Lorenzo e Giuliano, significa intervenire sul cuore stesso dell’equilibrio fiorentino.

Il luogo scelto è la cattedrale di Santa Maria del Fiore, durante la messa pasquale: uno spazio solenne, affollato, carico di valore pubblico. La politica rinascimentale conosce benissimo la forza della visibilità, anche se la esprime con linguaggi molto diversi dai nostri. Giuliano de’ Medici cade sotto le lame dei congiurati; Lorenzo riesce invece a salvarsi rifugiandosi in sagrestia. Da quel momento la congiura perde slancio e Firenze si ricompatta rapidamente attorno ai Medici. La sopravvivenza del Magnifico viene interpretata come conferma della centralità medicea, mentre i congiurati vengono inseguiti, impiccati e trasformati in corpo esemplare del tradimento. Torniamo adesso ai nostri giorni.

Un episodio quasi parallelo

La dinamica riappare con evidenza nei recenti attentati contro Donald Trump, dal comizio di Butler, in Pennsylvania, nel 2024, fino alla sparatoria avvenuta il 25 aprile 2026 durante la White House Correspondents’ Dinner, a Washington. Nel primo caso, l’immagine del candidato ferito, con il volto insanguinato e il pugno alzato davanti alla folla, entra quasi immediatamente nell’iconografia politica americana. Nel secondo, un uomo armato viene fermato nei pressi del controllo di sicurezza dell’evento, mentre Trump, Melania, il vicepresidente JD Vance e altri esponenti dell’amministrazione vengono evacuati dal Secret Service. Il contesto è diverso, ma l’effetto pubblico conferma la stessa atmosfera: ogni episodio di violenza politica viene assorbito in tempo reale dentro il circuito mediatico, tra ricostruzioni, sospetti, letture contrapposte e polarizzazione.

Ed è qui che il confronto con i Medici diventa interessante. Nel Quattrocento il fallimento dell’attentato ricompatta Firenze attorno a Lorenzo; nel caso di Trump il rafforzamento passa soprattutto attraverso la comunicazione contemporanea. L’attacco entra immediatamente nella campagna elettorale, nei social network, nelle interpretazioni dei sostenitori e degli avversari. A tratti il clima appare quasi paradossale: la violenza pensata per colpire una figura politica contribuisce invece ad aumentarne la centralità pubblica.

Il presente introduce inoltre un elemento molto distante dal mondo rinascimentale. La velocità con cui immagini, dettagli e reazioni circolano produce una quantità continua di sospetti, ricostruzioni e letture complottistiche. Insomma, se la congiura antica cercava soprattutto il controllo del potere, quella contemporanea finisce spesso risucchiata nella gestione permanente della percezione pubblica.

I Ciompi e Seoul: la durata contro il gesto

Un terzo modello emerge dalla rivolta dei Ciompi del 1378, episodio molto diverso rispetto alle congiure aristocratiche di Roma e Firenze. Stavolta il conflitto nasce nei livelli inferiori della società urbana. I Ciompi appartengono al mondo della manifattura tessile e vivono esclusi dalle grandi corporazioni che amministrano la città. Firenze attraversa una fase economicamente sofisticata, ma segnata da tensioni sociali violentissime. I lavoratori che sostengono materialmente la ricchezza cittadina chiedono accesso politico, rappresentanza, riconoscimento.

Per alcuni mesi riescono perfino a entrare nel governo fiorentino. Proprio qui compare il problema che accompagna molte rivolte, medievali e contemporanee: la distanza fra l’irruzione nel potere e la sua gestione quotidiana. Le divisioni interne, le paure delle élite mercantili e la difficoltà di consolidare il nuovo equilibrio consentono rapidamente alle vecchie strutture cittadine di riprendere il controllo.

Il parallelo contemporaneo più significativo riguarda la Corea del Sud e la crisi apertasi nel dicembre 2024, quando il presidente Yoon Suk Yeol tenta la strada eccezionale della legge marziale per affrontare lo scontro istituzionale interno. Anche in questo caso il gesto mira a sospendere l’ordine ordinario della politica. L’Assemblea nazionale reagisce però con rapidità, vota contro il provvedimento e costringe il presidente a revocarlo. La crisi si chiude attraverso gli strumenti della procedura parlamentare più che mediante lo scontro di piazza.

Il confronto diventa rivelatore proprio per questa inversione. I Ciompi cercano di entrare nel sistema politico fiorentino; la crisi sudcoreana mostra invece un sistema politico che difende sé stesso attraverso le proprie regole interne. In entrambi i casi emerge una regola storica difficile da smentire: il potere resiste quando riesce a preservare continuità, organizzazione e legittimità procedurale, mentre l’avversario resta confinato nel gesto spettacolare.

Congiure antiche, crisi moderne

Osservate insieme, queste vicende raccontano una trasformazione più profonda. Le congiure del passato possiedono una materialità precisa fatta di famiglie, denaro, milizie, clientele, debiti, alleanze territoriali. Quelle contemporanee si sviluppano dentro un mondo dominato dall’immagine continua, dalla comunicazione istantanea e dalla necessità di occupare lo spazio pubblico minuto per minuto.

Catilina voleva Roma. I Pazzi volevano Firenze. I Ciompi volevano rappresentanza politica. Molte rivolte contemporanee sembrano invece voler conquistare innanzitutto l’attenzione collettiva, come se essere visti equivalesse già a contare qualcosa.

È qui che il confronto diventa quasi impietoso. Nell’antichità e nel Rinascimento il gesto eversivo punta al possesso concreto dello Stato, della città, delle magistrature, delle milizie, delle risorse. Oggi molte crisi nascono già immerse nella loro rappresentazione pubblica: contano per ciò che producono sul piano dell’immaginario collettivo, per il racconto che attivano, per la velocità con cui vengono trasformate in identità politica.

La congiura antica ambisce a sostituire un ordine politico; quella contemporanea tende spesso a occupare lo spazio della percezione. Per questo può apparire gigantesca mentre accade e rivelarsi più fragile quando deve tradursi in durata, governo, organizzazione. Il rumore resta nella cronaca; il potere, come sempre, si misura nel giorno dopo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ISSN 3103-7143 Il Pensiero Mediterraneo Rivista culturale online ad aggiornamento continuo. Redazioni all'estero: Atene - Parigi - America Latina. Redazioni in Italia: Ancona - BAT - Catania - Cuneo - Firenze - Foggia - Genova - Lecce - Marsala - Matera -Milano - Palermo - Roma - Trieste. Copyright © All rights reserved. | Newsphere di AF themes.