IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Da “L’altare di Moore” una poesia inedita di Gian Piero Stefanoni

Immagine di Gian Piero Stefanoni

Il testo poetico che qui presento fa parte di un lavoro più ampio, nello specifico un breve poema, ispirato da un soggiorno a Londra nel settembre del 2025. Suddiviso in sette movimenti questo è il quinto. Oggetto della scrittura, nell’attraversamento insieme fisico e culturale della capitale britannica, è un’interrogazione fra aderenza dell’uomo alla storia con la esse maiuscola, sua attiva partecipazione e proposta se vogliamo e sua distanza, nella preservazione del sé personale spesso fagocitato quando non vinto da quella stessa storia. In questo senso questo mio lavoro è anche una meditazione della poesia su se stessa, della sua capacità ancora attiva di saper raccontare queste due dimensioni dell’umano. Come nei versi qui riportati dal Fitzroy Tavern, storico pub della Central London frequentato con assiduità da diversi intellettuali e scrittori fra i quali il citato poeta gallese Dylan Thomas e George Orwell.   La poesia è inedita.

DaL’altare di Moore

quinto  movimento

“The world is never the same

once a good poem

has been added to it”.

Ma anche, Dylan*,

entro il chiaro e il vetro di birra,

tu ora senza più scorie

e senza domini nel remoto

delle fotografie.

Stasera sono nel silenzio

le sale mentre a Fitzrovia

il coro degli angeli tuona

contro la chiusura della Metro.

Ed anch’ io finalmente

accetto di non bastarmi.

Sono come quel tavolino

all’angolo, basso alle luci

e scoperto ai passaggi.

Non chiede ma vede.

Si lascia attraversare,

da ciò che entra e che passa,

dal vociare indistinto

delle cavità e degli stomaci.

Ed è in questo reclamo

la vita segreta delle cose.

La loro uscita, il loro strappare

o mantenere la vita.

Nella forma della fiaba,

e dell’invenzione; nella forma

della menzogna e dell’arresto.

Comunque buffi, comunque vitali.

Guarda quell’uomo

come conversando suda.

Non vuole restare solo

mentre scende le scale.

Cerca una poesia

che non ritratti, che aggiunga

quando c’è da aggiungere,

che tolga quando è da togliere.

Per questo ci osserva.

Sa che floridezza

è naturale splendore, la scelta

del sole quando c’è il sole,

della notte quando c’è la notte.

Allora frena il verso

che non si interrompe.

Levano una patria

che non ha pause.

Un anticorpo dell’uomo

senza uomo, un eco

che non risponde al suo eco.

Questo moglie mia

mentre ti servo da bere.

Questo oggi, adesso.

Questo oggi, che siamo due.

– * S’intende Dylan Thomas


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