Dalle Sfere Terrestri al ‘Leviathan’ di Trump
Bandiera americana
di Paolo Protopapa
Riflettendo bene, in fondo il Corollario di Monroe – resuscitato banditescamente da Donald Trump – non è altro che una iperbolica ‘sfera di influenza’ ideata e realizzata già due secoli fa. “L’America agli americani” significò, infatti, per la prima volta dopo quarant’anni dalla Rivoluzione americana del 1778, dare agli Yankee coscienza moderna di potenza imperiale. Non era per nulla scontato che ciò accadesse, poiché trasformare un pulviscolo di culture e di etnie diverse e spesso contrastanti (la “dissoluta multitudo'” di Thomas Hobbes) in un “popolo di cittadini” (P. Polito) era assai arduo.
Se, infatti, guardiamo soltanto ai costumi, ai Credo religiosi, alle lingue nazionali e ai dialetti e gerghi vernacolari, nessun Paese più degli States ha mai squadernato un panorama tanto ricco di conflitti e di contrapposizioni.
Il che non solo non ha ostacolato nel possibile precipizio rivoluzionario intestino i rapporti interpersonali agenti in loco, ma bensì accelerato e intensificato le relazioni sia interne agli USA, sia esterni ed internazionali.
Sicché, constatare oggi il blitz di Trump contro il Venezuela del dittatore Maduro, potrebbe rientrare facilmente (e apparentemente) nell’usuale, quasi ordinario paradigma ottocentesco delle politiche aggressive e imperiali dell’ “America agli Americani”. Aggiungendo, inoltre, quasi automaticamente, il veto e intimando all’Europa l’interruzione fattuale dell’inferenza sudamericana dei napoleonidi o dei rami cadetti degli ‘Augsburg’ d’Austria o degli spagnoli culturalmente egemoni nei ‘domini europei sudamericani.
È da questo atto, oggi iperbolicamente paradossale, eclatante e proditorio insieme per i protagonisti e gli inventori del principio novecentesco della “autodeterminazione dei popoli”, che si disegnano le grandi aree controllate e sfruttate economicamente dalle grandi potenze in modo scientifico e, per rilevanti aspetti, metodologico. Si tratta, in altri termini, di avviare l’approccio tecnicamente compiuto e in convinta opposizione alla presenza e alla tutela degli interessi europei.
Oggi che il contenzioso politico tra Trump e Europa è al massimo livello, cosa spetta al vecchio continente ad agire? Come attrezzarsi in una dignitosa e doverosa difesa, continuando irresponsabilmente ad indugiare nel populismo imbelle, schiacciati tra l’incudine russa e il martello americano? Come continuare ad esporsi, tanto indecentemente, alla barbarie russa di Putin e alla mercantile viltà di trump?
‘Dum Romae consulitur..’, mentre a Bruxelles si discetta, i nemici della democrazia, filorussi e filoamericani trumpiani non cambiano postura. Non solo i nipotini dell’autoritarismo novecentesco ante-caduta del Muro di Berlino, restano tetragoni nella difesa del sostantivismo ideologico velleitario, quanto l’inutilità delle allegre brigate delle anime belle dell’irenismo più vacuo. Oggi, con Trump, auto-esaltato nell’ addomesticare i ghiacci dal Canada alla Groenlandia, i tempi sono ormai stretti. E attendere il ripristino magico del diritto internazionale non solo è ingenuo, ma drammaticamente inane. Gli imperialisti fanno gli imperialisti. Da Mosca a Washington a Pechino, gli autocrati agiscono contro i democratici, che devono lavorare, invece, per il rispetto dei valori e dei diritti universali di cittadinanza.
Se non fossero trascorsi sedici secoli dal Leviathan di Thomas Hobbes e 24 secoli dal Discorso dei Meli, messo in bocca a Pericle da Tucidide, il tempo sembrerebbe immobile e noi tristemente e permanentemente sudditi di mostruosi despoti malevoli e per nulla normali cittadini eguali e civili rispettati.
Nella ‘Democrazia in America’, pubblicato a metà Ottocento, Alexis De Tocqueville mise in guardia il lettore dai rischi della “Uguaglianza immaginaria”. Con straordinario acume e coraggioso realismo, il geniale giurista francese, dopo avere comparato Russi e Americani nella comune postura antropologica violentemente autoritaria, paventò “la paura rivoluzionaria” ed il disordine possibile in America. Per alcuni aspetti, tratti della suggestione politica hegeliana, ne traspose in contesti storici diversi la medesima ideologia, foriera di irrazionalità e inciviltà della forza .
La progressiva positività del ‘Riconoscimento’, affrontato da F. Hegel nella ‘Fenomenologia dello Spirito’, assume – sino ad oggi e nel futuro a-venire – il rischio esiziale della vita contro l’incombere della morte sociale. Orfani di regole, di ragione critica illuminata e illuminista, liberale e liberatoria per tutti in condizioni libere e democratiche, non ci saranno salvezze. Forse dovremmo cominciare con queste briciole, minime ma importanti di cultura comune e di spirito civico.