IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Dante con la sua Commedia rivoluzionò la poesia, con lui nasce l’indignazione civile

di Giovanni Teresi

 

Nessun altro autore, comeDante Alighieri, è riuscito a creare un capolavoro così denso di valori epici, civili, politici, religiosi, etici,  umani, profetici, e oggetto di varie possibilità d’interpretazione. Di conseguenza ancora adesso alcuni passi della Commedia risultano enigmatici e passibili di ulteriori indagini degli studiosi: un corpus in perenne movimento. Il metro di paragone resta la Bibbia, il libro dettato da Dio. Dante struttura un viaggio allegorico in una prospettiva apocalittica della civiltà medievale in crisi, la realtà che sta vivendo. Con inarrivabile concezione stilistica l’autore raggiunse il sublime, trattando anche di argomenti legati all’umile e al quotidiano, tanto da eternare la Commedia. Con la sua Commedia non si limitò a fondare una nuova lingua ma rivoluzionò il compito della poesia: con lui nasce l’indignazione civile. La teorica del De vulgari eloquentia proviene dalla passata esperienza del poeta lirico, che sta per rendersi conto della fragilità e dell’insufficienza di affrontare soltanto l’argomento amoroso nei suoi testi.  

La Beatrice della Commedia è scelta a rappresentare un prezioso mezzo per elevarsi verso il metafisico. È tutto fuorché donna con armi di seduzione. Accompagnato prima dalla Ragione nella figura di Virgilio, di seguito il protagonista si affida alla Teologia quale guida verso l’incontro con Dio, alla visione diretta dell’Entità suprema. Lo sguardo, veicolo d’amore nella tradizione poetica medievale, si trasforma in una dimensione trascendente. Ma Dante è soprattutto la voce politica del nuovo ceto borghese, che si scaglia contro la lussuria e il degrado etico di nobiltà e clero, tutti smodatamente compresi a spartirsi il denaro derivante da tasse, elargizioni o pagamento di indulgenze. Nostro contemporaneo in tutti i sensi, il poeta denuncia la dilagante corruzione senza paura. Vittima del sistema, osa attaccare il potere e per questo è costretto all’esilio. Al contrario dell’Alighieri, l’intellettuale cosmopolita Petrarca, figlio dell’Umanesimo e massimo lirico della nostra letteratura, modello ineguagliato nei secoli, concepisce l’amore come qualcosa di terreno, origine di passione, traviamento, sofferenza e dolore. Così accade ora anche nella poesia contemporanea: un solco «forte», che si cimenta in forma poematica, spesso con indignazione civile, l’altro «debole», che pone in rilievo un certo piacere nel soffrire, intimista, abile a descrivere il tormento dell’amore inappagato.

Fermo restando ogni altra forma d’arte, la poesia, espressione dell’io, è propria dell’uomo che vuole trasmettere i suoi sentimenti, le sue paure, i suoi bisogni. Ciò, secondo me, oggi è più facile comunicare grazie ad internet.


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