DANTE: onoriamo l’altissimo poeta nella giornata nazionale a lui dedicata il 23 marzo

Dante-Alighieri
di Salvatore Abbruscato
L’amore che noi nutriamo per Dante, e che ci fa cercare il suo volume, è sempre vivo dentro di noi, e ricordarlo in questo modo è una occasione per approfondire la conoscenza del suo immortale poema , e bere così alla sua fonte di sterminata sapienza e godere di tutte le bellezze della sua poesia e delle molteplici ricchezze culturali che essa manifesta, della storia, delle dottrine cristiane, delle discipline profane, del mito, delle antichità greche e romane, un poema che nella sua immensità abbraccia eternità e tempo, cielo e terra , come egli stesso sostiene( Paradiso canto XXXI versi 37-39) “ Io, che al divino dall’umano,/ all’etterno dal tempo era venuto,/ e di Fiorenza in popol giusto e sano”
Durante questi secoli , che ci separano dalla sua morte, sono stati scritti centinaia di migliaia tra libri, saggi, articoli, commenti, proiezioni video, films, ed il poema è stato definito in diversi modi, un poema storico ed epico, il poema della grazia, una epopea allegorico-didattica, un massimario di scienza, un breviario della liturgia, una sacra scrittura e come tale papa Paolo VI, nel 1965, durante il Concilio Vaticano secondo, donò ad ogni padre conciliare una copia della Divina Commedia come un testo sacro da studiare e meditare.
E’ un libro che va letto col cuore e con la mente per percepire tutte le emozioni che esso ci procura e per scoprire lo sterminato tesoro di arte , di passione e di poesia che i versi svelano e molte volte nascondono quando si fanno volutamente enigmatici, velati dalla allegoria come lo stesso poeta ci dice “ Oh voi che avete gli intelletti sani/notate la dottrina che s’asconde/sotto il velame de li versi strani.” (Inf. IX, 61-63). Ed il Paradiso, in particolare può essere letto ancora meglio se si possiede la conoscenza della teologia come egli stesso ci avverte nell’incipit del secondo canto del Paradiso” O voi che siete in piccioletta barca,/desiderosi d’ascoltar, seguiti/ dietro al mio legno che cantando varca,/tornate a riveder li vostri liti: /non vi mettete in pelago, ché forse,/perdendo me, rimarreste smarriti. /L’acqua ch’io prendo già mai non si corse; /Minerva spira, e conducemi Appollo, /e nove Muse mi dimostran l’Orse./Voialtri pochi che drizzaste il collo/per tempo al pan de li angeli, del quale/vivesi qui ma non sen vien satollo,/metter potete ben per l’alto sale/ vostro navigio, servando mio solco/dinanzi a l’acqua che ritorna equale.”
Incontrare Dante, attingere alla sua fonte di smisurata ricchezza culturale, ha arricchito la nostra cultura e ha rafforzato i nostri sentimenti e i nostri interrogativi facendoci riflettere sul nostro destino e sul significato della nostra esistenza; forse in Lui, poeta immenso e uomo che ha molto sofferto, potremo trovare la risposta a tanti interrogativi e fare tesoro degli innumerevoli messaggi che la Commedia contiene. Siamo fieri ed orgogliosi di celebrare il nostro poeta che è stato non solo un sommo nella poesia, un maestro sapiente di dottrina cristiana, di storia, un filosofo, un teologo , il padre della lingua italiana, un politico lungimirante che auspicava una Italia unita, ma è stato anche un grande uomo , coraggioso, coerente, combattivo, politico che ha rivestito le cariche più importanti di Firenze, che ha sopportato con grande dignità e coerenza il suo stato di esiliato, di proscritto. Dobbiamo essere onorati e fortunati di potere parlare di Lui, di celebrarlo, ricordarlo.
Stupefatti tutti ci domandiamo come abbia potuto trovare il tempo, la serenità, la forza e la ispirazione per scrivere un tale capolavoro universale, Lui costretto a fuggire da città in città, da signoria in signoria, senza reddito, povero, segnato da una condanna a morte, costretto a scendere e salire come duro calle le scale altrui. La risposta ce l’ha dato Lui stesso quando nell’incipit del canto XXV del Paradiso ci comunica che al suo poema sacro hanno posto mano e cielo e terra, sì è proprio così Dio lo ha ispirato e gli ha dato la forza necessaria per sostenere una tale immane fatica: questo è stato possibile perché Dante era un uomo di fede, credeva in Dio, nella vita eterna, nella resurrezione, e adorava la Madonna, sempre presente nell’Inferno, nel Purgatorio e nel Paradiso dove Dante la incontra e ne celebra il trionfo nel canto XXIII.
Dante fu un uomo dottissimo, conosceva alla perfezione tutte le discipline, filosofia, teologia, storia, mitologia, giurisprudenza, matematica, fisica, astronomia, retorica e poetica. Di questa sua enorme conoscenza sono diverse tracce qua e là nel suo poema, la Divina Commedia.
Fu anche un uomo politico, fu priore di Firenze, ma nel 1302 insieme ai Guelfi Bianchi fu cacciato e da allora non ritornò più nella sua amata città. Iniziò così il suo lungo esilio, le sue peregrinazioni, le sue ambascerie che lo porteranno in molte città d’Italia, in Francia e in Inghilterra, acquistando così una lunga esperienza di uomini. Vive gli ultimi anni della sua vita da proscritto, lontano dalla vita politica attiva, spettatore sdegnoso; le uniche azioni politiche sono le lettere che egli scriveva a popoli e a principi, e i trattati al servizio dei suoi protettori. Fu un uomo inflessibile e severo, di appassionata fede, non tollerò le miserie e gli errori dei suoi contemporanei, fu spietato verso tutti quelli che commettevano reati e inganni. Spettatore di avvenimenti politici che condannava, come la venuta di Carlo di Valois , il trasferimento della sede papale ad Avignone disposto nel 1309 dal Papa Clemente V con l’appoggio del re di Francia Filippo IV e l’inganno di papa Bonifacio VIII. Tutta la sua passione repressa prorompe nel suo grande poema e così si è costruito un mondo tutto suo, Inferno, Purgatorio e Paradiso, dove dispone uomini e fatti, tutti realmente esistiti, e sfoga tutto il suo risentimento, il suo profondo senso della Giustizia, e il suo dolore per la sua triste condizione di esule. Si erge a Giudice di tutta l’umanità. Nella Divina Commedia descrive il suo viaggio attraverso i tre regni dell’oltretomba, Inferno, Purgatorio, Paradiso.
La descrizione è così puntuale, precisa in ogni particolare dei luoghi, delle circostanze, della condizione delle anime, dei dialoghi che si instaurano tra lui e Virgilio, tra lui e le anime che incontra e coi quali si sofferma, che il viaggio appare concreto, reale, credibile. Dal punto di vista religioso è un viaggio per la salvezza dell’anima dal peccato, dal punto di vista politico è un viaggio che mira al rinnovamento della società oppressa da conflitti sociali, e da disordine morale. Dentro il poema troviamo allegoria, analogia, simbolismo, cronaca, storia, inni, laudi, preghiere, misticismo, scolasticismo, politica, filosofia, ma soprattutto vi è la grande poesia. In diversi punti compare la storia di Firenze con le lotte tra i Guelfi Bianchi e Neri, e degli altri Comuni, la storia di Roma, del Papato e dell’Impero, coi loro personaggi; in diverse occasioni Dante manifesta la sua feroce condanna contro la venalità del clero e delle gerarchie ecclesiastiche. Cito quella contro Nicolò III pronunciata dallo stesso Dante personaggio canto XIX Inferno e quella pronunciata da San Pietro contro Bonifacio VIII, canto XXVII del Paradiso. Altro tema trattato in tutto il poema è quello della resurrezione; il primo cenno lo leggiamo nel canto VI dell’inferno nell’incontro con Ciacco, in queste parole pronunciate da Vigilio subito dopo la caduta di Ciacco tra i dannati nella melma: ” e il duca disse a me:- Più non si desta/di qua dal suon de l’angelica tromba,/quando verrà la nimica podesta:/ciascuno rivedrà la triste tomba,/ ripiglierà sua carne e sua figura,/ udirà quel che in etterno rimbomba”. Questo concetto viene ripreso nell’incontro con Farinata da Virgilio riferendosi ai coperchi dei sepolcri infuocati “ E quelli a me: Tutti seran serrati/ quando di Josafat qui torneranno/ coi corpi che lassù hanno lasciati” ( X 10-12); lo troviamo nel canto degli avari e prodighi: “ questi resurgeranno del sepulcro/ col pugno chiuso, e questi coi crin mozzi” ( VII 56-57) Nel Purgatorio ritorna questo tema nell’incontro con Catone canto I versi 73-75 :” Tu ‘l sai ,che non ti fu per lei amara/ in Ustica la morte, ove lasciasti/ la veste che al gran dì sarà sì chiara”; Nel Paradiso Beatrice spiega a Dante quello che che vedrà lì nell’Empireo :” Qui vedrai l’una e l’altra milizia/ di Paradiso, e l’una in quelli aspetti/che tu vedrai a l’ultima giustizia” XXX 43-45. Nel Purgatorio, nel paradiso terrestre, viene ancora affermato tale tema :” Quali i beati al novvissimo bando/ surgeran presti ognun di sua caverna/ la revestita carne alleluiando/ XXX 13-15.
Al centro di tutta la divina commedia è l’uomo coi suoi difetti e con le sue virtù. Nell’Inferno tra il poeta ed i dannati si instaura un colloquio durante il quale le anime riacquistano la loro vitalità, rivivono per un po’ la loro umanità terrena, accettano volentieri il dialogo, raccontano la loro storia e chiedono a Dante di essere ricordati sulla terra, dove sicuramente egli ritornerà dopo avere concluso il suo viaggio. Dante non prova disprezzo verso i dannati, né compiacimento per le loro pene, tranne in qualche raro caso, come negli incontri con Filippo Argenti, Bocca, frate Alberigo, perché ritiene che le pene siamo giuste, decise dalla Giustizia divina, ma mette in evidenza la loro grandezza d’animo, e le loro virtù terrene, che tuttavia con sono sufficienti a salvarli dalla dannazione. Così avviene con Farinata, Capaneo, conte Ugolino, Giasone, Brunetto Latini, Ulisse. L’Inferno è dunque il palcoscenico dove si svolge il dramma dell’umanità, afflitta dal male, originato dal peccato di Eva causato dall’inganno del serpente-demonio, ma nello stesso tempo è il luogo dove si svolge l’antagonismo tra lo spirito e la carne, tra Dio e il Demonio, un luogo che bisogna percorrere come il viatico necessario perché l’umanità, rappresentata da Dante, possa raggiungere quella libertà dal peccato, simboleggiato dalla foresta amara, oscura dove l’uomo si perde, per essersi allontanato dalla diritta via.
Il Purgatorio è il secondo regno ove le anime si purgano , sottostando alle relative pene, per meritare di salire al cielo. Le anime del Purgatorio sono in perenne e continua preghiera, che le aiuta a sostenere la pena della purificazione. Il Purgatorio di Dante è un tempio, dove si respira un’aura mistica per tutto quello che vi troviamo: canti, preghiere, melodie, angeli; viaggiare dentro il Purgatorio è come leggere le pagine dei Vangeli, della Bibbia, della storia dell’umanità, per tutti i riferimenti che vi sono.
Il Paradiso è la celebrazione della gloria di Dio, della Vergine Maria, dei santi e dei padri della chiesa, è il regno della pace, dell’amore, della luce, della beatitudine. La meta finale è Dio, e per raggiungerla il poeta deve, con la guida di Beatrice, attraversare nove cieli, incontrare i santi, i beati, vedere lo splendore della divinità, e scenari di grande bellezza come la visione della croce costituita dagli splendori dei beati, nel terzo cielo del Sole ( canto XIV), dell’aquila, nel sesto cielo di Giove ( canti XVIII, XIX, XX), della scala d’oro che sale verso l’Empireo, della fiumana fatta di splendori, e di fiori( canto XXX, 61-69), ed infine della Candida Rosa( canto XXXI 1-30), sede, per diversi gradi e disposizione, di tutti i santi dove domina la Madonna.
Nei vari incontri coi Santi e coi beati, il poeta tratta temi teologici, della fede, speranza, carità, del peccato originale, della incarnazione, della redenzione, della resurrezione, della creazione, della predestinazione, degli angeli, e altri temi. Il viaggio termina con la visione di Dio, che Dante rappresenta come un punto luminoso, che definisce “ la luce eterna” dentro la quale crede di vedere un volume, nel quale è legato con amore “ ciò che per l’universo si squaderna” e vede l’immagine dell’uomo dipinta con lo stesso colore della luce, e vede ancora tre cerchi di luce di colore diverso, che rappresentano la trinità. La fantasia del poeta finisce qui per mancanza di forza “ all’alta fantasia qui mancò possa;/ma già volgeva il mio disìo e ‘l velle/sì come rota ch’igualmente è mossa,/l’amor che move il sole e l’altre stelle “.
Qui all’alta fantasia ( capacità descrittiva) venne meno la forza; ( possa) ma già l’amore che muove il sole e l’altre stelle volgeva il mio desiderio e la mia volontà come una ruota che viene mossa in modo uguale.
Salvatore Abbruscato