Demografia e ipocrisia
di Paolo Protopapa
Gran parte degli economisti convengono nel ritenere la demografia la parte più importante dell’economia. Molti studi e trattati economici, infatti, cominciano le ricerche con la popolazione.
La gestione delle risorse disponibili in natura e il loro accrescimento o la depauperazione e, dunque, lo stigma della economia politica come ‘scienza triste’, ineriscono il trend demografico delle famiglie e degli individui da soddisfare. Pochi, medi, molti, i lavoratori e percettori di reddito; i possidenti parassiti o i cittadini attivi, creatori di ricchezza, costituiscono la struttura viva e dinamica dei principi fondamentali della società di una nazione. L’Economia stessa – che si pregia del predicato di ‘politica’ – si traduce in Politica economica allorquando misura beni e servizi e distribuisce econometricamente le risorse in rapporto al numero degli abitanti attivi i e passivi di un territorio per ‘capita’ e per fasce di età e di bisogni relativi.
Da sempre la rappresentanza pubblica, cioè il criterio articolato nelle funzioni tra dirigenti e diretti, governanti e governati, si distingue per numero e necessità proporzionale e per logica alternanza tecnica e normativa nei gangli del potere civile, quasi sempre ben remunerati e oltremodo ambìti e custoditi.
Se, dunque, la popolazione regredisce, anche i rappresentanti del popolo diminuiscono. Se gli istituti sociali risultano sovradimensionati per carenza di nascite, il rimedio consiste nell’adeguamento ridimensionato dei membri delle istituzioni elettive .
Se questa non è una vera è propria legge di natura, poco ci manca, poiché un Paese serio ha nell’uso ragionevole delle risorse e nel controllo oculato delle stesse, il fondamento cardine del bene collettivo comune, ossia l’interesse generale.
E allora perché, una volta ammesso pacificamente un nesso logico tra numero di abitanti e numero dei rappresentanti nelle istituzioni democratiche, la Regione Puglia insiste e si immola dis/eticamente per confermare 50 Consiglieri Regionali? Dis/eticamente (brutto neologismo) significa, per paradosso, che gli organi legislativi, Regionali e quelli parlamentari nazionali, smarriscono ogni misura e procedono alla forzatura giuridica. Immagino – vogliamo immaginare – che il lavoro regionale urga; che i problemi irrisolti esigano scelte contro-evidenti; che i cittadini fremano per la…carica dei Cinquanta! Oppure…
Oppure che le concupite indennità siano irrefrenabili e, pertanto, gli appetiti della politica-mestiere (e non certo della antica e nobile “professione” weberiana) vince su ogni decenza e democratica responsabilità.