IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Diavulicchi brucianti

Peperoni rossi piccanti

di Paolo Protopapa

È triste ciò che dici. Speriamo che non lo pensi. Una casa, se è una casa e, come scrive Heidegger, “è uno spazio tra la terra e il cielo”, essa rimane. Chi non vi torna non l’ha vissuta come casa, ma come effimero ricovero di corpi. Le mie case (ne vissi almeno 4!) sono rimaste e sono case. Tutte compendiate in questa che abito da 52 anni e che è il mio stesso corpo animato e anima corporale nostra, anche dei lontani e degli in/esistenti.

È sull’abitare che non riflettiamo abbastanza. La radice ‘hab’, da cui anche e fortemente ‘habeo’, ‘habitus’, abitudine ecc segna un principio di appartenenza. Non una cosa con porte e finestre, bella o brutta, piccola e modesta, oppure ampia e sontuosa. Certo, naturalmente anche questo, ma non mi riferisco solo al luogo fisico in cui ci…poggiamo. la casa, qualunque oggetto che denominiamo ed eleviamo al rango di casa, cessa di essere tale, per diventare un rapporto spirituale tra chi la vive intensamente, quotidianamente.

Lascio stare (per quanto è possibile!) la retorica del desco e del ‘sacer Ignis domesticus’. Penso, però, ai piccoli angoli che in essa ci ricaviamo e in cui ci rifugiamo, per spiare da lì il mondo. Angoli spesso piccoli e discreti, angusti e riservati, silenziosi e appartati. Appunto, noi ci ritagliamo quella ‘parte per il tutto’ che persino ‘Le Seigneur de Mantaigne’, e, più ancora, il Marchesino Leopardi sottraevano alla maestosità ieratica del loro avito Castello. E questo, secondo me, perché è in un frattale spirituale che ogni casa autentica si con-chiude, escludendo il resto, indifferente ed estraneo.

Hebel, l’amico di casa – racconta Martin Heidegger – è…il Calendario poetico redatto nell’idioma dialettale, che “si approssima alla lingua parlata da tutti come sua nobile sorgente”. Parlo delle case abitate e non, ripeto, epidermicamente usate senza anima. Ed esse sono questa lingua di parole e di comunicazione, di custodia e di affetti, quindi di memoria e di ricordo.

Visitai a Zurigo, nel 1966, una baracca di Jelmoli (grandi magazzini) di un martanese. Piccola, e linda, allineata ad altre consimili, con sull’uscio un vaso rosseggiante di peperoncini. Qui crescono? Gli chiesi. “Meju ca a Martanu”, mi rispose.
Ecco, pensiamo la nostra casa, piccola o grande, modesta o lussuosa, con quella tenera e nobilmente umile pianta di ‘diavulicchi brucianti’. Che, col trascorrere del tempo, possono riscaldare il cuore antico di ognuno di noi.☺

Rivista online Il Pensiero Mediterraneo - Redazioni all'estero: Atene - Parigi - America Latina. Redazioni in Italia: Ancona - BAT - Catania - Cuneo - Firenze - Genova - Lecce - Marsala - Milano - Palermo - Roma - Trieste. Copyright © All rights reserved. | Newsphere di AF themes.