IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Due poesie di Maria Luisa Mangini Tamborino

di Stefania Carofalo

Maria Luisa nasce a Maglie nel 1901, è una poetessa definita “delicata” e in paese è ricordata per essere stata una benefattrice, poche sono le informazioni su di lei.

Dalle case editrici di due dei suoi libri si può supporre cha abbia vissuto a Roma e a Taranto e che quest’ultima città l’abbia vista per l’ultima volta nel 1943 per darle l’ultimo saluto.

Ha pubblicato:

Visioni e Sogni, liriche Roma, Ed. Poligrafica Laziale, 1926.

 Frullo d’Ali. Liriche Taranto, Ed. Lodeserto, 1929.

Copertina libro dal titolo Frullo d'ali con disegno centrale di rondini che tornano al nido
Copertina Libro (Foto dal web dimanoinmano)

Nella poesia Verso la villa paterna racconta del suo ritorno a casa, forse a Maglie, suo luogo di nascita, in una villa bianca, con alberi di palme e fiori.

Dante Serra, nell’articolo comparso sul periodico Vecchio e Nuovo, A. 9, n. 2-3 (febbraio-marzo 1931), introduce così la sua poesia

Di Maria Luisa Magnini Tamborino, di questa delicatissima poetessa salentina, ci piace, più
che tesser le solite aride lodi, presentare ai nostri
lettori, questo quadretto pieno di vita

VERSO LA VILLA PATERNA

di Luisa Magnini-Tamborino

Giornata afosa di giugno !
La polvere imbianca
la strada lunga, interminabile,
e si solleva ad ogni folata
di vento.
Io precorro col pensiero,
col cuore leggiero
questa strada infuocata,
abbagliante di sole.
Fila la macchina silenziosamente
e mi porta lontano
a rivedere i miei cari.
Un po’ d’ombra, un po’ d’ombra,
chiede lo sguardo stanco
e si volge verso il verde degli ulivi ;
verso il verde
che si perde
poi laggiù.
Un cane randagio,
bianco
più della polvere,
attraversa la strada
mogio, stordito,
ansante, assetato.
Le cicale si fan sentire
ad ondate,
solo quando la macchina
rallenta la corsa
per scansare un carretto.
Ma gruppi di brune fanciulle
nate nelle rustiche capanne
e cresciute
come agresti arboscelli,
le bronzee braccia al sole,
vanno cantando spensieratamente
e tra i campi si aggirano

intente
al lavoro,
nell’afosa giornata di giugno.
Attraversiamo piccoli paesi
dai campanili luccicanti al sole
che si slanciano
verso il cielo terso
ebbri di azzurro.
Inseguono i monelli
la macchina urlando,
e tentano aggrapparvisi dietro.
Galline spaventate
schiamazzano
e scappano, quasi volando,
rifugiandosi in qualche cortile.
Donne con bambini in braccio,
trascurate,
scarmigliate,
corrono sulla porta per curiosare.
Una farmacia
aperta,
l’ insegna d’un droghiere,
un piccolo caffè affumicato
con biscotti induriti dal tempo
nella vetrina appannata.
Un crocchio d’artigiani
sosta in un crocevia
chiacchierando;
una capretta rumina
legata al muro d’un giardino;.
un ciabattino
con gli occhiali
curvo sul suo deschetto
tira il filo e fischietta,
un arietta
non più in voga.
Un contadino vestito a festa
con aria baldanzosa
passa sotto una piccola finestra
tinta in azzurro ed in rosa.
Timidamente s’affaccia
la giovinetta sposa
e fa il viso di porpora.

Passa la macchina, passa,
e si torna nella campagna piana,
monotona,
calda.
Senza un ruscello, un solo ruscello
che dia refrigerio alle labbra riarse.
Si vola, si va, si giunge alfine
La villa bianca
par si riposi stanca
tra il verde
e mi saluta da lungi.
O caro salutò amicale!
Faccio suonar la sirena
ripetutamente
la macchina è già nel viale
fresco, ridente
di palme, di fiori.
Un vociar lieto,
baci, abbracci, sorrisi.
O amati visi
non più visti da tanto!
Grande emozione
contenuta appena
nel cuore che trema.
Lulù, la cagnetta intelligente,
muove la coda
mi viene incontro.
Ed anche i miei vecchi giocattoli
che intravedo
nell’armadio socchiuso,
anch’essi mi fanno gran festa.
È pur dolce tornare
nella casa paterna
dopo una lunga assenza,
e ritrovare
dolci affetti lasciati,
e riposare
nella camera bianca di fanciulla
col compagno del cuore.
Rievocare,
nel riveder le amiche dell’ infanzia,
tempi lontani di fiabe, di fate;

la reginetta dai biondi capelli,
il principino cambiato in un cigno
dal Mago Verde ….
Così.., così ….
Si giunge, si giunge alla villa
odorosa
di gelsomini
nell’afosa
giornata di giugno.
Oh! soave ritorno,
ansia lieta,
pia
gioia;
ma…
a un tratto nell’anima
nostalgia
acuta io sento
d’un bacio, d’un bacio materno,
d’un vago sorriso ch’ è spento.


Nel 1931, il giornale Vedetta jonica pubblica la poesia:

RONDINI

di Maria Luisa Magnini-Tamborino

Io penso alle rondini,

e nell’ambrato cielo

vorrei sentirle impazzire

di gioia come in Aprile.

Ma un giorno, lieto, verranno

le rondinine brune

ed il suo piccolo nido, fra tanti,

ognuna saprà ritrovare.

Materno amore le porta,

e riconoscere sanno

quel nido che accoglie un poema

di palpiti lievi e d’affanno

rinnovellato ad ogni primavera.

Ché tutta la loro vita,

dolcezza prese e tormento

dal piccolo nido di mota

che attende sotto la gronda.

Io penso stasera alle rondini

che al cielo vorrei rapire

per sentirle tutte impazzire

di gioia nell’anima mia.

(da “Vedetta jonica”, 2 novembre 1931)

Sul periodico Il Salento. Rivista annuale della vita e del pensiero salentino per l’anno 1933 a cura di Gregorio Carruggio, Felix così ritrae la poetessa:

Maria Luisa Magnini Tamborino

Maria Luisa Magnini- Tamborino

Luisa Maria, trasparente

poetessa di tutti gli affetti

più lenui, più dolci, più blandi :

dolcezza ch’è fatta di niente ,

che canta ma sembra che aspetti,

nel verso, pensieri più grandi! ..

La lùcciola più grande del sole ,

la casa più grande del mondo,

la culla che dondola appesa

a un astro, con corde di viole :

poetessa dal guardo profondo,

da immenso ollimismo compresa .

Se frullano le ali, gioconde

di affetti che sembran fantasmi,

son rime vestite di niente.

Cos’è questo verso che asconde

rimpianti, sorrisi ed orgasmi,

e un lungo sopore tepente ? …

È l’anima che canta e s’addorme

nel blando silenzio del cuore

se lento il suo canto s’affina .

Sostanza di rime e di forme

che tacita canta l’amore ,

l’amore vestito di trina! …

Felix

Fonti:

 Luisa Magnini Tamborino. – P. 70-72 ; 30 cm. – Fa parte di: Vecchio e Nuovo, A. 9, n. 2-3 (febbraio-marzo 1931).

“Rondini” pubblicata sul giornale “Vedetta jonica”, 2 novembre 1931

Il Salento. Rivista annuale della vita e del pensiero salentino per l’anno 1933 a cura di Gregorio Carruggio

www.salentofemminile.unile.it