IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Educazione, letteratura e scienza per un civismo democratico

Classici della letteratura

Classici della letteratura

di Paolo Protopapa

Sopra le facciate di tutti i licei dovrebbe essere scritto: amate e studiate le letterature. Specialmente la letteratura latina”.
(W. F. Hegel)
.


Rifletto da tempo su quella specificazione ‘latina’ del grande pensatore tedesco. Penso che il concetto di letteratura in Hegel sia così ampio, organico e strutturale da includere la potenza giuridica che, per mille strade, conduce al ‘genius loci’ di un popolo straordinario come i Romani. Non ce ne siamo accorti adeguatamente perché il Latino fu completo e centrale per i grandi intellettuali, ma assai meno rilevante per i livelli medio-bassi della divulgazione popolare. Infatti nella preparazione media mancava (e manca tutt’ora, specie in giovani nazioni) il nucleo imprescindibile della cultura giuridica. E questa non può derivare né dalle facoltà di giurisprudenza, né dalla grammatica e dalla sintassi dello studio di una lingua notoriamente impegnativa, né tantomeno dal commendevole monopolio conservativo clericale. Accanto all’introduzione di un ampio paradigma logico-matematico (e scientifico-tecnico) presagito da Antonio Gramsci nei suoi Quaderni, un recupero estensivo e dinamico del latino, viene, o, più esattamente, sarebbe dovuto venire inizialmente da un nucleo didattico-pegagogico già organizzato ‘ab imis fundamentis’ per trasmettere la civiltà latina come un alfabeto civile ‘in progress’, non come viatico retorico prevalente. Un uso, dunque, né specialisticamente, né esteticamente prevaricatore.
Infatti, se si riflette bene – ma insistendo su una visione di fruibilità concreta e attuale – il nostro patrimonio scolastico ha perso in varie occasioni una preziosa occasione progressiva. Abbiamo, purtroppo, per anni oscillato tra il Latino per pochi (ma imposto obbligatoriamente e autoritariamente a tutti sino alla Riforma della Scuola media unificata) e, nella tristezza di oggi, rimasta residuale per pochi, sparuti eroi o Kamikaze di un liceo tendenzialmente defunto.E con assai limitrofa la pietosa carenza di una scuola fondata, ma arrancante sul lavoro.
I pannicelli caldi della patetica scorciatoia ‘Sperimentale’ di quarant’anni fa, hanno dato un po’ di ossigeno al liceo, (classico in particolare), ma hanno solo colpevolmente rimosso il problema centrale. Vale a dire il progetto di lavorare per una Paidèia innovativa e rivoluzionaria che riorganizzasse gli Studi Classici allineandoli alla fondamentalità dei saperi scientifici e tecnici ormai essenziali e ineludibili.
Si trattava, e si sarebbe dovuto trattare, di un progetto così come questo asse di studi e di formazione europea veniva auspicato dal Positivismo sin dal secondo Ottocento. Al contrario, invece, le ambizioni migliori furono mortificate in una parcellizzazione subalterna e in una realizzazione dualistica voluta dall’idealismo Crociano e dall’attualismo gentiliano.

Su questo tema, cruciale per la nostra scuola, mi permetto di rinviare alla mia riflessione ad uno scritto eccezionale, elaborato ben prima del fascismo, dal martanese Clemente Antonaci nel 1870, professore di Latino e Greco di solida cultura scientifica e di laica sensibilità al liceo ‘Palmieri’ di Lecce (Cfr. Il Senso della Repubblica, gennaio, 2026, p.7). In questa sfida cruciale, gli innovatori persero e vinsero i conservatori della divisione delle due culture, umanistica e scientifica; separate e col ruolo ancillare della scienza. Scienza giudicata da Benedetto Croce (e dai nostri hegeliani culturalmente settari) dotata non di valore conoscitivo come la filosofia, bensì di “pseudoconcetti” e, quindi, confinata alla mera utilità pratica.

Ecco perché solo partendo da qui, da questo momento decisivo della nostra moderna iniziazione culturale nazionale, è possibile rivedere criticamente il nostro passato, remoto e prossimo, ma entrambi inficiati da un ceto politico riformatore mediocre e da una classe intellettuale miope. Nessuno dei due protagonisti istituzionali dell’Italia Unita vide la migliore luce in quel rinnovamento morale e civile che, perché no?, anche con la profonda ridefinizione metodologica del Latino e di un autentico umanesimo rinnovato, avrebbe giovato ad una scuola anchilosata e retriva. E, con la possibile trasfusione in tutte le scuole, dello statuto scientifico dei saperi e delle culture sperimentali, avrebbe iniettato nuove visioni e moderne energie. Tanto più in in uno Stato che non era nazione e in una nazione che non era adeguatamente Stato. O, almeno, che non lo erano reciprocamente nella doverosa compiutezza dell’efficacia che tanto avrebbe giovato al debole spirito civico degli Italiani. Un Costume morale e civile, quindi democratico che ancora ansiosamente attendiamo.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Rivista online Il Pensiero Mediterraneo - Redazioni all'estero: Atene - Parigi - America Latina. Redazioni in Italia: Ancona - BAT - Catania - Cuneo - Firenze - Genova - Lecce - Marsala - Milano - Palermo - Roma - Trieste. Copyright © All rights reserved. | Newsphere di AF themes.