“Esecuzione” una Poesia di Cesare Distante
Commento di Pompeo Maritati
ESECUZIONE
Sulla ghiaia del cortile
scarponi militari
schiacciarono ghiaccio.
Il sergente inglese scelto a sorte
fece presto:
uno due tre,
greci di razza pura
greci di razza d’eroi,
senza un grido, una bestemmia
videro il lampo rosso
della corda attorno al collo.
Oltre il cortile, basso
sull’orizzonte cipriota
il chiarore del mattino.
CESARE DISTANTE
(1957)
La poesia “Esecuzione” di Cesare Distante è un componimento breve, ma densissimo di significati storici, emotivi e simbolici. La sua forza non risiede tanto nella complessità strutturale o nella ricercatezza di metafore elaborate, quanto nella capacità di condensare, in pochi versi asciutti e incisivi, un episodio di violenza e morte trasformandolo in una testimonianza universale contro la brutalità della guerra e dell’occupazione. In questo senso, si può dire che Distante si inscriva nella tradizione della poesia civile, ma con un approccio estremamente controllato, quasi cinematografico: la scena è descritta con pochi dettagli visivi e uditivi, ma sono proprio questi a costruire un’immagine nitida e indimenticabile nella mente del lettore.
Il testo si apre con un’immagine tattile e sonora: “Sulla ghiaia del cortile / scarponi militari / schiacciarono ghiaccio”. Qui Distante non parte dalla descrizione dei condannati o dell’atto stesso dell’esecuzione, ma dalla preparazione, dal rumore e dalla sensazione fisica che precede l’evento. La ghiaia e il ghiaccio schiacciati dagli scarponi militari non sono soltanto dettagli realistici: il ghiaccio, simbolo di freddezza e immobilità, diventa anche metafora del distacco emotivo dei carnefici e della rigidità del destino che incombe.
Segue l’introduzione della figura del “sergente inglese scelto a sorte”. L’espressione è interessante sotto due aspetti: da un lato, il fatto che il sergente sia “scelto a sorte” implica che l’atto di uccidere non sia legato a una motivazione personale, ma a un meccanismo impersonale e burocratico, quasi meccanico. Dall’altro lato, il riferimento specifico a un “sergente inglese” radica la poesia in un contesto storico preciso: l’occupazione britannica di Cipro negli anni ’50 e la lotta indipendentista dell’EOKA, dove non mancarono episodi di impiccagioni di militanti greco-ciprioti.
Il ritmo si accelera con “fece presto: / uno due tre”, quasi come un colpo di tamburo che segna il passaggio dall’attesa all’irreversibilità dell’atto. Qui Distante utilizza una sintassi scarna e diretta, per restituire il senso di rapidità e inevitabilità.
L’espressione “greci di razza pura / greci di razza d’eroi” si carica di un significato ideologico e storico. Non è un’esaltazione razziale nel senso moderno e distorto del termine, ma un richiamo alla continuità di un popolo che si riconosce erede di una civiltà antica, fiera, indomita. L’aggettivo “pura” rimanda a un’idea di identità non contaminata dalla sottomissione, mentre “razza d’eroi” richiama direttamente la tradizione epica e storica della Grecia, da Omero alle guerre di indipendenza. È qui che Distante tocca il nucleo della sua poesia civile: la vittima dell’esecuzione non è un semplice individuo, ma un rappresentante di un’intera eredità culturale e morale.
La strofa successiva, “senza un grido, una bestemmia / videro il lampo rosso / della corda attorno al collo”, è forse il momento più potente del componimento. L’assenza di grido o bestemmia indica una dignità silenziosa, un coraggio che non si esprime con gesti teatrali ma con l’accettazione fiera del destino. L’immagine del “lampo rosso” è un lampo visivo che concentra in sé violenza, dolore e morte, ma anche il colore del sangue e, simbolicamente, della bandiera greca macchiata dal sacrificio. È notevole la scelta cromatica: il rosso qui non appartiene a un’esecuzione per fucilazione (che sarebbe associata al sangue immediato), ma all’atto dell’impiccagione. Potrebbe riferirsi all’effetto della corda sul collo o alla percezione visiva distorta di chi assiste o subisce, ma più profondamente, il rosso diventa un segnale universale di tragedia e memoria.
Il finale, “Oltre il cortile, basso / sull’orizzonte cipriota / il chiarore del mattino”, porta il lettore fuori dalla scena immediata dell’esecuzione. Dopo la chiusura claustrofobica del cortile, la poesia si apre sull’orizzonte e sulla luce del mattino. È un passaggio di straordinaria efficacia: il chiarore, simbolo di speranza e continuità, si staglia sullo sfondo dell’orrore appena compiuto. Potrebbe essere interpretato come una consolazione postuma, un segnale che, nonostante la morte dei singoli, la causa e la memoria continueranno a vivere. Oppure, più amaramente, come l’indifferenza della natura e del tempo che proseguono il loro corso mentre la tragedia umana si consuma.
L’ambientazione cipriota e il riferimento ai greci come eredi di una razza d’eroi collocano la poesia in una dimensione duplice: da un lato, la cronaca di un episodio preciso dell’epoca coloniale; dall’altro, un racconto mitico e atemporale di oppressione e resistenza. Questa doppia natura consente al testo di superare il mero documento storico per entrare in una dimensione universale, dove la lotta per la libertà e la dignità umana diventa archetipo e memoria collettiva.
La poesia si presta anche a una lettura più ampia, che supera il contesto cipriota e si estende a tutte le situazioni storiche in cui un popolo ha dovuto affrontare un potere coloniale o occupante. In tal senso, “Esecuzione” diventa un manifesto contro ogni forma di sopruso istituzionalizzato, ricordando che dietro ogni atto di violenza politica ci sono volti, nomi, identità, e soprattutto culture millenarie che vengono colpite ma non annientate.
In conclusione, “Esecuzione” è un esempio di come la poesia possa, con mezzi minimi, ma precisi, trasformarsi in documento storico, denuncia morale e memoria collettiva. È un testo che va letto non solo come testimonianza di un episodio legato alla lotta per l’indipendenza di Cipro, ma come riflessione universale sul rapporto tra potere, violenza e dignità umana. La forza di Distante sta proprio nell’evitare retorica e sentimentalismo, lasciando che siano i dettagli concreti e il ritmo spezzato dei versi a costruire l’emozione.
Ringraziamenti personali
Desidero esprimere un sentito ringraziamento a Cesare Distante per aver voluto dedicarmi questa poesia, sapendo quanto io ami la Grecia, la sua storia, la sua cultura e tutto il suo mondo. Ricevere un dono letterario di questa intensità, che unisce memoria storica, forza poetica e un profondo legame con una terra che porto nel cuore, è per me motivo di profonda gratitudine e commozione. Questa poesia non è soltanto un atto creativo, ma anche un ponte tra il mio sentire personale e un’eredità culturale che continua a vivere attraverso le parole.