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Evasione e Riciclaggio: il Rapporto Eurispes che svela il vero volto dell’economia sommersa italiana

Carta monete di varie nazionalità

Carta monete di varie nazionalità

Zornas Greco

Il nuovo Rapporto Eurispes dedicato a evasione fiscale e riciclaggio offre un quadro che, più che allarmare, dovrebbe scuotere le coscienze e orientare finalmente un dibattito pubblico serio, libero da slogan e da semplificazioni. L’Istituto fotografa un Paese in cui l’economia sommersa continua a rappresentare una componente strutturale, non un’eccezione; un Paese in cui il riciclaggio di denaro sporco si intreccia con la criminalità organizzata, con la corruzione e con una parte dell’economia legale; un Paese in cui l’evasione fiscale non è solo un comportamento individuale, ma un fenomeno sistemico che incide sulla qualità della democrazia, sulla giustizia sociale e sulla credibilità delle istituzioni.

Il Rapporto mette in evidenza come l’evasione fiscale italiana rimanga tra le più alte d’Europa, con un “tax gap” che continua a superare decine di miliardi di euro l’anno. Non si tratta di una cifra astratta: è denaro sottratto alla sanità, alla scuola, ai servizi pubblici, alla manutenzione del territorio, alla ricerca. È un drenaggio continuo di risorse che impoverisce lo Stato e, di conseguenza, i cittadini onesti. L’Eurispes sottolinea come l’evasione non sia distribuita in modo uniforme: alcuni settori economici presentano livelli di irregolarità molto più elevati, mentre i lavoratori dipendenti e i pensionati restano i contribuenti più “trasparenti”, perché non possono evadere. Questo squilibrio alimenta un senso diffuso di ingiustizia e mina la fiducia nella collettività.

Accanto all’evasione, il Rapporto dedica ampio spazio al riciclaggio, un fenomeno che non riguarda solo la criminalità organizzata in senso stretto, ma anche una parte dell’economia legale che accetta, tollera o facilita l’ingresso di capitali illeciti. Il riciclaggio è il punto di contatto tra economia criminale ed economia ufficiale: senza di esso, i proventi di traffici illegali, corruzione, frodi e attività mafiose non potrebbero essere reinvestiti. L’Eurispes evidenzia come il riciclaggio sia diventato sempre più sofisticato, sfruttando strumenti finanziari complessi, società di comodo, paradisi fiscali, criptovalute e nuove tecnologie. La criminalità non si limita più a nascondere il denaro: lo fa circolare, lo investe, lo mimetizza, lo rende indistinguibile da quello legale.

Un aspetto centrale del Rapporto riguarda la capacità delle organizzazioni criminali di infiltrarsi nei settori economici più vulnerabili: edilizia, ristorazione, logistica, gestione dei rifiuti, commercio all’ingrosso, servizi finanziari non regolamentati. La crisi economica degli ultimi anni ha ampliato queste possibilità: imprese in difficoltà, prive di accesso al credito, diventano terreno fertile per capitali di origine illecita che si presentano come “salvataggi” o “investimenti”. Il risultato è un’economia distorta, in cui la concorrenza viene alterata e in cui le imprese oneste si trovano schiacciate da chi può contare su risorse illimitate e non tassate.

Il Rapporto Eurispes insiste anche su un punto spesso trascurato: l’evasione e il riciclaggio non sono solo problemi economici, ma problemi culturali. In Italia, una parte della popolazione continua a percepire l’evasione come una forma di autodifesa, quasi un gesto di legittima resistenza contro uno Stato percepito come inefficiente o oppressivo. Questa narrazione, radicata e pericolosa, alimenta un circolo vizioso: più si evade, meno risorse ha lo Stato; meno risorse ha lo Stato, più i cittadini percepiscono inefficienza; più percepiscono inefficienza, più ritengono “giustificabile” evadere. È un meccanismo che si autoalimenta e che solo un cambiamento culturale profondo può interrompere.

Il riciclaggio, dal canto suo, prospera proprio dove la cultura della legalità è più fragile. Laddove la corruzione è tollerata, dove la trasparenza è scarsa, dove i controlli sono deboli, il denaro sporco trova sempre una porta aperta. L’Eurispes richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare non solo gli strumenti repressivi, ma anche quelli preventivi: educazione alla legalità, formazione degli operatori economici, digitalizzazione dei processi, tracciabilità dei pagamenti, collaborazione internazionale.

Un altro elemento rilevante del Rapporto riguarda il ruolo delle tecnologie. Se da un lato esse offrono nuove opportunità di controllo – come l’incrocio automatizzato dei dati fiscali, l’intelligenza artificiale applicata all’analisi delle transazioni sospette, la digitalizzazione dei pagamenti – dall’altro aprono nuove frontiere per il riciclaggio. Le criptovalute, ad esempio, rappresentano uno strumento ambivalente: possono favorire l’innovazione finanziaria, ma anche offrire anonimato a chi vuole occultare capitali illeciti. L’Eurispes invita a non demonizzare la tecnologia, ma a regolamentarla con competenza e lungimiranza.

Il Rapporto si conclude con un appello alla responsabilità collettiva. L’evasione e il riciclaggio non sono fenomeni inevitabili né naturali: sono il risultato di scelte individuali, di comportamenti economici, di norme insufficienti, di controlli inadeguati, di una cultura che troppo spesso tollera ciò che dovrebbe condannare. Combatterli significa rafforzare la democrazia, tutelare i cittadini onesti, proteggere l’economia sana, garantire un futuro più equo.

In definitiva, il Rapporto Eurispes non si limita a descrivere un problema: invita a riconoscerlo come una priorità nazionale. E se l’Italia vuole davvero crescere, modernizzarsi e competere, non può più permettersi di considerare evasione e riciclaggio come mali inevitabili. Sono mali evitabili, e proprio per questo ancora più gravi.

Qui di seguito vi mettiamo a disposizione per consultazione il rapporto Eurispes:


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