“Eventi a Fontana”: ai Giardini dell’Acqua Paola, Roma intreccia visione artistica e memoria di Paolo Borsellino
“Eventi a Fontana”: ai Giardini dell’Acqua Paola, Roma intreccia visione artistica e memoria di Paolo Borsellino (foto Turismo Roma)
di Simona Mazza
Dopo anni di chiusura, i Giardini dell’Acqua Paola riaprono al pubblico con una rassegna d’arte e impegno civile: “Eventi a Fontana”. Fulcro della programmazione di questo mese, la serata del 19 luglio, dedicata a Paolo Borsellino
Luglio romano con “Eventi a Fontana” ai Giardini dell’Acqua Paola

Con la nuova edizione di Eventi a Fontana, Roma non celebra soltanto la riapertura fisica di un’area precedentemente inaccessibile, ma riconsegna alla cittadinanza un luogo che torna ad essere nucleo simbolico, paesaggio mentale, spazio critico dell’abitare culturale. L’iniziativa, fortemente voluta dal Municipio Roma I Centro Storico e affidata alla direzione artistica di Gabriele Manili, si dispiega tra luglio e settembre come un tessuto culturale vivente, un corpo plurale di forme, pensieri e pratiche.
La programmazione comprende performance teatrali, concerti, conferenze, letture sceniche, affiancate da momenti di partecipazione orizzontale – book crossing, laboratori, yoga, letture libere – concepiti non come margini accessori, ma come atti fondativi di cittadinanza estetica.
In questo orizzonte, i Giardini dell’Acqua Paola — celati per decenni dietro la maestosa quinta della fontana seicentesca — riemergono come ambito liminale, carico di storia, visione e stratificazioni spirituali. Ma conosciamo questo luogo misterioso.
Il Genius Loci
I Giardini dell’Acqua Paola, celati per decenni dietro la quinta marmorea della grande fontana seicentesca, si affacciano dalla sommità del Gianicolo come un oculus sospeso sulla città: un punto di visione e insieme di ascolto, in cui Roma si contempla nel suo respiro più vasto.
Voluta nel 1612 da papa Paolo V Borghese come manifestazione ultima della magnificenza barocca, la fontana — con le sue arcate solenni e il suo getto ieratico — celebra l’acqua come elemento fondativo della civiltà. Il giardino retrostante, geometrico e silenzioso, appare come un controcanto segreto: non solo appendice monumentale, ma spazio denso di significati, che custodisce e genera visione.
Ma è il colle stesso, il Gianicolo, a offrire la chiave più profonda. Eccentrico rispetto alla topografia ufficiale, terra di frontiera e di memoria, è stato nei secoli baluardo della Repubblica, laboratorio dell’immaginazione, luogo liminale per eccellenza: né sacro né profano, né centrale né periferico, ma spazio sospeso dove le tensioni della città trovano espressione simbolica.
Il suo genius loci, dunque, non è soltanto una “presenza spirituale”, ma una forma originaria di intelligenza del luogo: principio strutturante, grammatica invisibile che orienta la percezione, modella lo sguardo, e congiunge la purezza formale alla responsabilità morale.
È da questa tensione — tra visione e coscienza, tra paesaggio e destino — che nasce la rassegna “Eventi a Fontana”: non come ornamento culturale, ma come risposta necessaria a ciò che questo luogo esige e chiama.
Amore e memoria
Tra le molteplici proposte dell’evento – tutte ad ingresso gratuito – “Amore al Quadrato“, in scena questa sera, inaugura il programma con un inedito corpo a corpo tra linguaggi: un “duello” teatrale e visivo che mette in relazione immagine e parola, monologo e colore, gesto pittorico e azione scenica. Un esperimento estetico a due voci (e due mani), quelle di Gabriele Manili e Valeria Danesi, in un gioco di rifrazioni amorose tra tela e teatro.
Ma sarà il secondo appuntamento, quello del 19 luglio alle ore 21 – “Una serata dedicata a Paolo Borsellino” – a imprimere alla rassegna la sua curvatura più profonda.
La mafia uccide d’estate
Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio, a Palermo, una Fiat 126 imbottita di tritolo esplose sotto casa della madre del magistrato Paolo Borsellino, uccidendo lui e i cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina.
Poco meno di due mesi prima, il 23 maggio, a Capaci, era stato assassinato Giovanni Falcone, insieme a Francesca Morvillo e a tre uomini della scorta.
Fu un tempo breve e interminabile, percorso dal sangue e dall’opacità, un tempo in cui, come ha scritto Attilio Bolzoni in “La mafia uccide d’estate”, la strategia criminale seppe aprirsi un varco nel rallentamento civile, nella fragilità democratica, nell’indifferenza mascherata da normalità.
Nel solco ancora aperto di quella ferita collettiva, l’evento – curato da Manili e dalla giornalista Angela Iantosca, voce sensibile e militante della memoria civile – sarà una composizione corale di letture, suoni, interventi, immagini, testimoni. Non spettacolo, ma orazione laica. Non cerimonia, ma presenza consapevole, attraverso la parola viva di Borsellino, di altri magistrati, di chi ha scelto di non voltarsi altrove.
«Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. Sarà qualcosa di più. Sarà la mafia che mi ucciderà, ma lo farà quando altri glielo consentiranno».
Queste parole, pronunciate da Paolo Borsellino nei giorni successivi alla morte di Giovanni Falcone, non furono un testamento, ma una diagnosi impietosa. Un lampo di lucidità politica che illuminava – con anticipo drammatico – le pieghe di un sistema inerte, incapace di difendere ciò che giurava di servire. La sua morte non fu soltanto un’esecuzione mafiosa: fu anche il sintomo di una resa istituzionale, l’implosione di uno Stato inginocchiato davanti all’opacità, ai compromessi, alla zona grigia delle complicità trasversali.
Bellezza e verità: un ricordo che non consola
In questo spazio ritrovato – limpido, armonico, sospeso sulla città – il ricordo di Paolo Borsellino non troverà consolazione, ma contrappunto. Perché la bellezza, quando è autentica, non addolcisce il trauma: lo rifrange, lo interroga, lo obbliga a manifestarsi.
Il contrasto tra l’ordine della forma e la violenza della storia non cerca una sintesi rassicurante. Al contrario, rivela la necessità di tenere insieme ciò che normalmente si esclude a vicenda: l’estetica e la coscienza, il luogo e il suo significato, la libertà e la sua difesa.
Scriveva Borsellino: «La lotta alla mafia deve essere prima di tutto un movimento culturale, che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà».
In questa stessa direzione si muoveva anche il pensiero di Dostoevskij, secondo il quale “la bellezza salverà il mondo” – ma non la bellezza decorativa o pacificante, bensì quella che si espone al dolore, che abita il paradosso, che si fa linguaggio morale, forma di verità, gesto resistente.
Ultimo appuntamento di luglio
A concludere il ciclo di luglio sarà “Quando male dico”,
in programma alle ore 21, nell’ultima serata del mese. Firmato da Teatro Di e interpretato da Alessandra Merico, lo spettacolo si impone come una riflessione teatrale tagliente e necessaria sul femminismo contemporaneo, smascherando senza ipocrisie le tensioni irrisolte, le contraddizioni sistemiche, le frustrazioni sommerse che ancora abitano il corpo e il linguaggio femminile. Non una denuncia ideologica, ma un’indagine scenica implacabile, capace di restituire al teatro la sua funzione più radicale: essere specchio, ferita e dissenso.