IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Fanfulla e Raimondello a spasso nella storia

di Giorgio Mantovano

Ogni volta che ci passo, la osservo a lungo.

La statua dell’austero e meditabondo Fanfulla, paladino della giustizia, opera di Antonio Bortone, si presenta con queste parole scolpite a futura memoria:

Sono Tito da Lodi detto Fanfulla.

Un mago di queste contrade Antonio Bortone mi trasformò in bronzo.

Lecce ospitale mi volle qui ma qui è dovunque.

Dio e Italia nel cuore.

Affiliamo la spada contro ogni prepotenza contro ogni viltà.

MCMXXI

Siamo nella bella piazzetta intitolata a Raimondello Orsini, nel cuore della città vecchia, a ridosso quasi di Piazza del Duomo e del superbo Campanile, opera di Giuseppe Zimbalo, che si staglia imponente sullo sfondo.

Qui, accanto a Fanfulla, famoso per aver partecipato nel 1503 alla disfida di Barletta combattendo contro i francesi, risalta la storia di Raimondello.

Vale la pena un fugacissimo cenno.

Figlio del Conte di Nola, Gran Giustiziere e Cancelliere del Regno di Napoli, e di Maria Del Balzo, Raimondello, uomo di guerra e cavaliere errante che in Prussia sul campo di battaglia aveva guadagnato l’investitura cavalleresca dell’ordine teutonico, prese in sposa nel 1385 la giovanissima Maria d’Enghien (1369 – 1446).

Maria, figlia del Conte Giovanni di Lecce e di Sancia Del Balzo, appartenente ad una delle famiglie più illustri del Regno, era una donna dal grande fascino e dalle notevoli doti diplomatiche e amministrative.

A seguito della morte del fratello maggiore, Pietro, nel luglio 1384, era divenuta Contessa di Lecce. Raimondello la scelse anche su insistenza di Papa Urbano VI che era stato liberato proprio dall’Orsini del Balzo, nel luglio 1385, dall’assedio di Nocera perpetrato da Carlo III.

Da Maria d’Enghien ebbe quattro figli. Giovanni Antonio, il primogenito, sposato con Anna Colonna, e il fratello Gabriele, legato a Giovanna Caracciolo, non ebbero eredi maschi, con conseguente estinzione della linea dinastica.

Le due figlie, Maria (moglie di Antonio II Acquaviva) e Caterina (moglie di Tristano di Chiaramonte), subirono invece una morte precoce.

Raimondello, Principe di Taranto, Conte di Soleto e Dominus della Contea di Lecce e di altri feudi, amministrò la città sino al 17 gennaio 1406 (data della sua scomparsa), facendo erigere anche, tra le altre cose, la splendida Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, un assoluto capolavoro, luogo di eccezionale bellezza.

Qui fu sepolto e l’imponente monumento funerario, realizzato per ordine dell’amata consorte Maria d’Enghien, ne tramanda ai posteri la memoria.

Nei nostri giorni Antonio Chirico gli ha dedicato un prezioso e avvincente romanzo, ricco di storia, intrighi e passione, dal titolo emblematico, “Raimondo lo scudiero”. Lo consiglio vivamente.