“Fare pro loco” a Lecce e … in Puglia tra saperi e sapori!
di Maria Gabriella de Judicibus[1]
“Un giorno d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, una tazza di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, cambiai idea. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati Petites Madeleines, che sembrano modellati nella valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E subito, meccanicamente, oppresso dalla giornata uggiosa e dalla prospettiva di un triste domani, mi portai alle labbra un cucchiaino di tè dove avevo lasciato ammorbidire un pezzetto di madeleine. Ma, nello stesso istante in cui quel sorso frammisto alle briciole del dolce toccò il mio palato, trasalii, attento a qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. Un piacere delizioso mi aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa.
Di colpo, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, allo stesso modo in cui agisce l’amore, colmandomi di un’essenza preziosa: o meglio, questa essenza non era in me, era me stesso.”( Marcel Proust À la recherche du temps perdu) Come scrittrice mi piace citare Marcel Proust per introdurre il mio intervento che, appunto, si incentra sul connubio “saperi e sapori”, anche se il sapore della petite madeleine scatena un sapere involontario una specie d’ improvvisa ed acuta nostalgia per q.sa di amato inconsapevolmente e, come tale, perduto. E’ questa la straordinaria malìa del cibo delle origini, quello legato al periodo più dolce ed incosciente della nostra vita.
Quella sensazione di appartenenza e, dunque, di ritorno, che ognuno di noi prova nell’immergersi attraverso i cinque sensi nell’esperienza sensoriale del cibo a noi più caro. L’autenticità del territorio è assicurata da queste sensazioni ma la sua vitalità nel tempo nei confronti del nuovo e del diverso che avanza, consta nella consapevolezza dei valori che sia pur nell’innovazione sono portati avanti nell’alveo delle tradizioni culturali che caratterizzano ciascun’area, dalla comunità operante in essa.
L’innovazione tecnologica, infatti, se da un lato, ha accelerato i processi della società della conoscenza, dall’altro, ha omologato molte peculiarità legate da relazioni fisiche, interpersonali, che per l’utilizzo invasivo dei mass media si stanno perdendo.Proprio per questo, sulla base della Convenzione per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, l’ Unione nazionale Pro Loco d’Italia (UNPLI) ha avviato con ANCI e con il supporto tecnico-scientifico dell’ ICPI del Ministero della Cultura, il primo censimento della cultura immateriale italiana che punta a mappare oltre 200 mila espressioni, pratiche, conoscenze, riti e feste storiche diffuse su tutto il territorio italiano e in particolare dei Piccoli Comuni con una piattaforma digitale che consentirà di fruire dei dati presenti in archivi digitali già esistenti scoprendo i beni immateriali in modo interattivo e coinvolgente. “Fare pro loco” infatti consente di promuovere questo reale patrimonio fatto di saperi e sapori, conoscenze ed espressioni che si tramandano di generazione in generazione solo grazie alla relazione umana, al racconto, all’esempio e all’impegno sapiente delle persone che fanno di tutto per tenere viva l’identità del proprio essere una comunità.
Grazie alla capillarità delle Pro Loco, agli operatori culturali territoriali e alla sinergia con le amministrazioni locali è possibile condurre un vero e proprio lavoro di recupero delle innumerevoli espressioni e tradizioni custodite molto spesso nella memoria e nella conoscenza di un singolo individuo e che rischiano di perdersi. Ecco, dunque, l’irrompere dello story telling territoriale che se, da un lato, racconta attraverso parole, musica e immagini, ciò che è stato, contemporaneamente ispira e rinnova la creazione di forme vivifiche legate al tempo presente ed alle sue pulsioni. Ma fare story telling non è sufficiente per trasformare in azione formativa la performance che vede Comunità e Territorio intimamente connessi: per promuovere nell’IO di ciascun membro di “quella” comunità una coscienza propulsiva, aperta all’innovazione nell’alveo della tradizione culturale immateriale è necessaria, infatti, la consapevolezza legata all’azione, una sorta di meta cognizione sull’oggetto, sugli strumenti e sulle finalità dell’azione stessa .
Il comitato regionale UNPLI Puglia APS attivo dal 1992, con il suo Presidente, rieletto per il suo terzo mandato, Rocco Lauciello, nell’ottica della sinergia e dell’innovazione nel solco della tradizione ha promosso la cultura immateriale di Puglia nell’87^ edizione della Fiera del Levante di Bari, con una serie di incontri in cui i diversi territori pugliesi sono stati rappresentati: dai riti della Settimana Santa, ai Cortei Storici, dal Carnevale Barocco alle Bande musicali, dal Palio di Oria alle Tavole di San Giuseppe che hanno saputo rappresentare il connubio perfetto tra saperi e sapori per la nostra provincia, proprio come il dolce barocco Rosone di S. Croce della chef artista Maria Carla Pennetta
[1] Maria Gabriella de Judicibus, scrittrice e critica letteraria, già docente di Lettere e Formatrice MIUR, ha fondato Pro Loco Lecce APS nel 2008 e dal Giugno 2024 è nel Consiglio UNPLI Puglia per la Delegazione tra i due mari che comprende circa 16 pro loco in rappresentanza di altrettanti Comuni della provincia di Lecce