IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Fra Intendi Menti di Riccardo Rescio

Fraintendimenti

La cortesia per debolezza, la gentilezza per arcaicità, la galanteria per corteggiamento, sono i fraintendimenti ingannevoli del termometro sociale.

L’educazione svuotata di forza, scambiata per cedevole carattere, la gentilezza per arcaicità, la galanteria ridotta a mero rituale di corteggiamento.
Queste trasformazioni semantiche non appartengono esclusivamente al nostro tempo, come un difetto di fabbrica della contemporaneità.
Una riflessione che si spingesde più a ritroso, oltre il contingente, rivelerebbe un paradosso storico.
Il mondo muta forma con il passare dei secoli, le società si evolvono, le tecnologie rivoluzionano il vivere quotidiano, eppure il nucleo dei valori e dei loro opposti sembra resistere al fluire del tempo, quasi un patrimonio immutabile dell’esperienza umana. La sostanza etica persiste, mentre la sua percezione sociale oscilla, si offusca, viene piegata.
Come accade per il clima, esiste una netta distinzione tra la temperatura misurata oggettivamente dal termometro e quella che il nostro corpo avverte soggettivamente.
Questo scarto, questo differenziale percettivo, condiziona profondamente il nostro modo di esistere e di sentire il mondo.
Tale divario tra reale e percepito si amplifica oltre misura quando entra in gioco il potere della parola.
Il linguaggio, fin dalla sua origine, possiede la capacità straordinaria e pericolosa di plasmare la realtà, non solo di descriverla.
Diventa lo strumento perfetto per alterare i gradi del termometro sociale, per far coincidere artificiosamente il dato di fatto con la sensazione collettiva.
Si tratta di un’opera di ingegneria della coscienza che, nel corso della storia, ha portato milioni di individui a considerare giuste e necessarie guerre di aggressione, a uniformare il pensiero sotto ideologie totalizzanti, ad accettare come naturali condizioni di profonda disuguaglianza.
In tale processo, una massa critica di persone viene condotta a vestire un’uniforme mentale, credendo di agire in piena libertà.
Nasce così un circolo vizioso di influenzatori e influenzati, dove entrambe le parti spesso si convincono fermamente di non esserlo. L’alterazione sistematica della realtà, operata attraverso narrazioni reiterate, simbolismi e costruzioni linguistiche mirate, produce una pericolosa fusione tra il riscontrato e il percepito.
Il confine tra verità e finzione si assottiglia fino a svanire.
L’essere umano, per sua natura suscettibile di suggestione (termine che indica la propensione ad accettare e fare propri idee o comportamenti proposti dall’esterno), diventa allora terreno fertile per operazioni di ridefinizione del reale.
La storia offre ampi esempi di questo meccanismo, dai sistemi di propaganda dei regimi del Novecento alle più sottili logiche del consenso fabbricato nelle moderne democrazie mediatiche.
L’antidoto a questa deriva non risiede in un impossibile ritorno a un’epoca presunta di purezza percettiva, ma in una rinnovata capacità di discernimento.
Occorre riaffinare uno spirito critico capace di interrogare costantemente le narrazioni dominanti, di cercare il termometro oggettivo dietro la sensazione di caldo o di freddo imposta.
Implica il coraggio di distinguere il valore autentico dall’etichetta posticcia, il gesto sincero dalla formalità vuota.
Significa riconoscere che la cortesia, quando fondata su autentico rispetto, è forza e non debolezza, che la gentilezza, lungi dall’essere relitto di un passato vetusto, rappresenta un atto di civile resistenza all’inciviltà, che la galanteria, svincolata da secondi fini, può semplicemente manifestare un’attenzione verso l’altro.
In questa direzione, il pensiero si fa atto di liberazione dalla manipolazione, recuperando la profondità dei significati al di là delle loro superficiali e spesso distorte rappresentazioni. La sfida contemporanea, quindi, non è inventare nuovi valori, ma disincagliare quelli esistenti dalla melma della falsa percezione, riportandoli alla luce della loro integrità originaria.
È un esercizio quotidiano di pulizia semantica e di vigilanza etica, l’unico in grado di preservare l’autonomia del giudizio individuale nel flusso costante delle influenze esterne.



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