Frammento sui Plantageneti di Maria Luisa Gamba

Maria Luisa Gamba
Comunque sia, Goffredo trasmise a tutta la dinastia sia la sua forza che il suo vigore e aspetto fisico; molti di loro sfoggiavano una capigliatura fiammante rosso-oro, e come Goffredo sapevano essere affascinanti e generosi, avendo il gusto per il cerimoniale e, appunto, le doti fisiche per ricoprire il ruolo di Re.
I figli, come spesso succede, avrebbero trovato soluzioni diverse da quelle dei padri, e molti sovrani si dimostrarono assolutamente inconsistenti se non inetti, o inutilmente crudeli.
L’Inghilterra medievale doveva conoscere una storia più convulsa della Francia, seppure senza assistere agli orrori di ripetute invasioni.
I momenti di gĺoria nascevano dai fallimenti di Re e spesso terminavano in tragedie. Se non altro, i Plantageneti, nella loro tempestosa carriera, furono più vivaci dei loro simili, i Capetingi di Francia pazienti e calcolatori
Fine seconda parte
Prescindendo da tutti i loro difetti, i Plantageneti erano colti; Matilde, per fare un esempio, sapeva scrivere, tanto che era soprannominata (non senza ammirazione ), la Bella Erudita, e, mentre Guglielmo il Conquistatore si firmava soltanto con una croce, Goffredo, dotato di un ingegno molto vivace, preferì dedicarsi all’educazione dei figli. C’è da sottolineare che il nonno Folco compose addirittura il primo “lai” della storia, mentre un antenato, Folco il Buono, sapeva suonare il liuto e comporre inni, e, visto che era anche irriverente, divenne famoso per aver detto a Luigi IV Re di Francia e probabilmente semi-analfabeta, che un Re illetterato somigliava ad un asino incoronato…non ci è pervenuta la reazione del monarca in questione…
Purtroppo all’epoca, la nobiltà tendeva a disprezzare la cultura delegandola al clero. Naturalmente il fatto di essere letterati, significava esercitare il mecenatismo nelle arti e spesso portava a raffinate innovazioni, atte però a mascherare il loro fallimento politico.
Il matrimonio tra Goffredo e Matilde ebbe un inizio talmente tempestoso che rischiò addirittura di rimanere senza prole; infatti, nel giro di poche settimane l’altezzosa e collerica sposa aveva fatto i bagagli per la Normandia, dove il padre la lasciò “meditare” per due anni (sospetto che l’avesse imprigionata per non aver ottemperato ai suoi doveri coniugali), prima di rimandarla in Inghilterra dove Goffredo la richiamò, e questa volta con successo visto che nel 1133 venne alla luce il loro primo figlio Enrico.
Gli Angiò in effetti non erano popolari presso i Normanni, e Matilde a causa del suo sesso e del suo caratterino non era di certo gradita come futura Regina d’Inghilterra.
Alla morte del padre un cugino, Stefano di Blois, cercò di detronizzarla e Matilde, dovette difendere i propri diritti con tutte lesue forze; combattè per anni con alterne fortune, mentre il marito si assicurava soltanto che Stefano non si impadronisse anche della Normandia.
Goffredo mori probanilmente di polmonite a soli trentotto anni, dopo essersi gettato per rinfrescarsi in un torrente gelato. Aveva già dato la Normandia al figlio Enrico e gli lasciò tentare la conquista dell’ Inghilterra.
Fine terza parte
Enrico, che non era di certo uno stinco di santo, alla morte di Re Stefano, dopo essersi assicurato l’intera eredità materna, derubò spudoratamente il fratello più giovane appropriandosi dell’Angiò e del Maine. Non pago di ciò, per accrescere ulteriormente i suoi domini, mise a segno uno dei più brillanti colpi diplomatici della storia sposando Eleonora d’Aquitania, appena divorziata da Luigi VII di Francia, assicurandosi così il Poitou e le terre a sud fino alla Guascogna ed estendendo il suo potere su tutta la parte occidentale della Francia. La Bretagna venne successivamente incorporata grazie al matrimonio di un figlio e i capi celtici del Galles e dell’Irlanda furono costretti a chinare il capo davanti al sovrano; in questo modo, l’impero angioino si estese dalle colline scozzesi ai vigneti ai piedi dei Pirenei.
Un uomo solo teneva saldamente le redini di un impero privo di qualsiasi base nazionale, sia linguistica sia legale in quanto una parte dell’Inghilterra, essendo stata governata dai Normanni, parlava in francese, mentre nella parte settentrionale si parlava la langue d’oìl in contrasto con gran parte dell’Aquitania dove vigeva il diritto romano basato sui codici e l’idioma corrente era la langue d’oc.
Questo mosaico, piuttosto complicato, era naturale in un’Europa feudale divisa tra grandi famiglie e dove la società piramidale vedeva i vassalli obbedire al loro signore, mentre questi doveva obbedienza solo al Re, che naturalmente elargiva loro terre e titoli..
Una certa unità veniva data dalla Chiesa, che attraverso l’uso del latino, lingua colta e riservata al clero, estendeva la longa manus e le sue pretese su ogni principe cristiano, arricchendo ulterormente il già notevole patrimonio del clero.
La debolezza dell’Impero della casa d’Angiò, consisteva appunto nel non potersi inserire perfettamente nel tessuto feudale. Enrico II era sovrano soltanto in Inghilterra; poteva essere il monarca più potente oltre la Manica, ma in teoria era sempre vassallo del re di Francia. Certo, era un vassallo potente e minaccioso per la casa reale francese. Ne derivò un costante attrito che poteva terminare soltanto se i Re inglesi avessero rinunciato a tutte le aspirazioni sul continente o con la distruzione della monarchia francese, ipotesi a mio avviso piuttosto fantasiosa a quel tempo.
La successiva “Guerra dei Cento Anni” (in realtà 76 ) non fu altro che parte di una lunga lotta cominciata quando un Normanno s’impadronì della corona inglese.
La rivalità tra Plantageneti e Capetingi, punteggiata da trattati mai onorati, risultò essere la rovina dell’Europa Occidentale nel Medio Evo.
27 febbraio 2022