Gabriele D’Annunzio e la Terra d’Otranto
di Alberto Errico
Nel 1895, il D’Annunzio approdò a Gallipoli in Terra d’Otranto a bordo dello yacht Fantasia, insieme ad alcuni amici. La città gli apparve come una visione esotica: bianca e luminosa sotto il sole, simile a una città araba affacciata sul Mediterraneo. Trascorse la serata tra cene all’aperto, musica e la contemplazione del porto illuminato dalla luna, che gli trasmise un senso di libertà e leggerezza.
Il giorno seguente, dopo un bagno ristoratore nelle acque limpide e profonde, annotò di sentirsi “ellenistico fino alle midolla” in terra d’Otranto, come se l’anima stessa si fosse immersa nella classicità. In mezzo a tanta vitalità non mancavano, però, momenti di nostalgia amorosa e l’attenzione quasi maniacale per la propria eleganza, con i suoi immancabili tre cambi d’abito quotidiani. Nel 1917, poco prima della sua impresa aerea sulle Bocche di Cattaro, Gabriele d’Annunzio visitò torno nelle terre di Puglia visitando Alberobello.
Nei suoi appunti descrisse i trulli come “case di fiaba”, simili a attendamenti di pietra dal fascino arcaico, coni bruni contrassegnati da misteriosi simboli. L’atmosfera che racconta è sospesa tra sogno e realtà: ulivi contorti, pecore nere, contrasti di luce e colore che rendono il paesaggio quasi magico. In questo scenario, il poeta immaginò un “trullo dorato” come rifugio ideale dei suoi sogni.
La presenza di d’Annunzio si anche a Taranto, partendo da alcuni versi delle Odi Navali in cui il poeta descrive il ponte girevole che si chiude, trasformandolo in un’immagine carica di suggestione e teatralità.
Da lì si apre un discorso più ampio: d’Annunzio aveva attraversato la Puglia e toccato anche Grottaglie, dove si soffermò idealmente sul convento di San Francesco di Paola e sulla figura dei santi francescani, pur senza dar vita al progetto letterario che aveva in mente.
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