Galadriel: la luce apollinea che sfiora l’abisso oscuro e dionisiaco
di Fabrizio Manco
Introduzione.
Tra le figure più affascinanti e enigmatiche che di più mi hanno colpito del legendarium di J. R. R. Tolkien e del primo film della trilogia di Peter Jackson, Galadriel occupa a mio avviso una posizione unica: non è semplicemente una regina elfica, né un’archetipo di purezza apollinea e luminosa. È piuttosto una figura liminale, sospesa sul limbo della luce e dell’ombra, del caos e dell’ ordine, tra il desiderio di dominio e la rinuncia. La sua grandezza non risiede nella perfezione immacolata, ma nella tensione interiore che l’attraversa.
Parte prima: origine e volontà di potere di Galadriel.
Per comprendere il lato oscuro di Galadriel, bisogna analizzare le sue origini. Galadriel non è un elfa qualunque: è una dei Noldor, la stirpe più orgogliosa e potente degli Elfi. Fin dalla sua giovinezza, ella manifesta un tratto distintivo: il desiderio di grandezza.
Non so tratta di una semplice ambizione politica, ma di una tensione quasi metafisica : Galadriel desidera governare, plasmare, creare un regno che sia il riflesso della sua visione. Questo desiderio anche se apparentemente nobile , la’ avvicina pericolosamente a figure come Feanor, e in modo più distante ma significativo, a Sauron.
Ciò che distingue Galadriel da queste due figure non è l’assenza di desidero, ma la sua consapevolezza. Ella conosce la propria inclinazione al dominio. Leo sa di essere pericolosa e potente. Questa sua consapevolezza è il primo elemento della sua ambiguità.
Parte seconda: il lato Dionisiaco di Galadriel : potenza, seduzione e dissoluzione.
Se l’Apollineo rappresenta l’ordine, la forma e la misura, il Dionisiaco è l’eccesso, il caos, il disordine, la volontà di dominio, la forza primordiale , la dissoluzione dei limiti. In Galadriel, il Dionisiaco non si manifesta in modo caotico o distruttivo, ma come potenza latente.
Questa potenza emerge in modo evidente nella scena dalla tentazione dell’ Anello, quando Frodo Baggins le offre l’ Unico Anello. In quel momento, Galadriel non rifiuta immediatamente. Ella incomincia a immaginare. E immagina se stessa come regina assoluta , “ bella e terribile come l’aurora” , adorata e temuta. Questa visione è profondamente Dionisiaca: non è un semplice atto di volontà, ma un’esplosione di possibilità, una manifestazione di ciò che potrebbe essere se lasciasse libero il proprio potere.
La sua figura a quel punto si trasforma: da guida luminosa a entità quasi divina, terrificanti nella sua bellezza. E quella di Galadriel è una bellezza che non consola, ma schiaccia. Una bellezza che non illumina, ma acceca.
In questo momento Galadriel , si avvicina perché a Sauron. Non perché sia malvagia , ma perché condivide la stessa struttura archetipica : la volontà di ordine assoluto attraverso il potere.
Parte terza: la seduzione della luce.
Uno degli aspetti più inquietanti di Galadriel è che il suo lato oscuro non so presenta come bruttezza o deformità, ma come luce perfetta. Questo è un punto fondamentali della figura di Galadriel.
Nel mondo do Tolkien, Il male spesso è associato alla corruzione, alla deformazione , all’ombra. Ma Galadriel rappresenta una possibilità diversa. La sua è un’ oscurità che si manifesta attraverso la luce.
La sua eventuale trasformazione in regina dell’ Anello non sarebbe stata un regno di tenebre, ma un regno di splendore assoluto. Un mondo ordinato, armonico , ma privo di libertà. Questo tipo di potere è forse ancora più pericoloso, perché non si impone attraverso la paura, ma attraverso la seduzione
Galadriel , in questo senso , incarna una forma di dionisiaco raffinato e sublime: non quindi l’ebbrezza disordinata, ma l’estasi della perfezione imposta.
Parte quarta: il rifiuto del potere: la vera grandezza.
Il momento deciso del personaggio di Galadriel è il rifiuto dell’ Anello. Dopo avere immaginato la propria ascesa al potere, ella pronuncia delle parole fondamentali per la sua evoluzione: accetta di diminuire e di rimanere Galadriel. Questo gesto non è una semplicemente rinuncia morale. È un atto di integrazione.
Galadriel non distrugge il proprio lato oscuro. Non lo nega. Lo attraversa, lo riconosce e lo contempla, e poi sceglie di non identificarsi con esso. Qui possiamo intravedere una profonda affinita’ con il pensiero di Carl Gustav Jung: ovvero che il processo di individuazione non consiste nel l’eliminazione dell’ombra ma nel renderla cosciente e non esserne dominati.
Galadriel è grande non perché sia pura, ma perché è consapevole della propria impurità.
Parte quinta: Apollineo e Dionisiaco in equilibrio.
Galadriel rappresenta un equilibrio dinamico tra Apollineo e Dionisiaco.
L’Apollineo è il suo ruolo di guida, la sua saggezza, la sua capacità di mantenere ordine e armonia.
Il Dionisiaco è invece la sua potenza, il suo desiderio, la sua capacità di diventare qualcosa di più o di diverso.
Queste due dimensioni non si annullano a vicenda, ma coesistono insieme in tensione.
Il pericolo non è il Dionisiaco in sé, ma la sua assolutizzazione. Allo stesso modo, il lato Apollineo privo di profondità può diventare sterile. Galadriel riesce ad evitare entrambi gli estremi.
Parte sesta: Galadriel: una figura sospesa nel limbo tra due estremi.
Galadriel è una figura liminale, sospesa nel limbo della soglia tra due mondi. Non è una figura completamente immersa nella luce, ma nemmeno è attratta totalmente dell’oscurità. È più una coscienza che ha analizzato e visto entrambe le possibilità.
Questa sua peculiarità, la rende a mio avviso profondamente diversa dagli altri personaggi del Signore degli Anelli e del resto del legendarium Tolkieniano.
Sauron è dominato dal suo desiderio di potere. Feanor è consumato dal suo orgoglio. Frodo è si un portatore che va fino alla fine del viaggio, ma rimane in parte del potere dell’ Anello.
Galadriel invece si trova in una tensione consapevole. Ella sa cosa potrebbe diventare. E proprio per questo sceglie di non diventarlo.
Parte settima: la bellezza pericolosa di Galadriel.
Galadriel incarna una verità fondamentale : la vera luce non è assenza di oscurità ma la capacità di contenerla senza esserne sopraffatti e consumati. La sua ambiguità consiste nella tensione di questi due poli, ed è ciò che la rende viva, credibile, profondamente umana, pur essendo un Elfa. Ella ci mostra che il pericolo non consiste e risiede soltanto nel male evidente, ma anche nella possibilità di un bene assoluto che si trasforma in dominio.
Il suo rifiuto dell’ Anello è, quindi, uno dei momenti forse più alti della narrativa tolkeniana, perché a mio avviso rappresenta la vittoria non della purezza, ma della Coscienza che osserva.
Galadriel resta una figura luminosa, pur potendo benissimo passare dalla parte oscura, ma non è innocente. È potente , ma non dominatrice. È affascinante , ma pericolosa. Ed è proprio in questa tensione tra luce e abisso che si rivela la sua vera natura: Galadriel non è un simbolo di perfezione, ma un’ immagine concreta della lotta interiore tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.
Fabrizio Manco.
Saggio filosofico / letterario scritto in occasione dei 25 anni dell’ uscita del primo film della trilogia di Peter Jackson “ La Compagnia dell’Anello “.
Fonti : J. R. R. Tolkien: Il Signore degli Anelli; la compagnia dell’ Anello/ il Silmarillion. Peter Jackson: il Signore degli Anelli: la Compagnia dell’ Anello, 2001, New Line Cinema.