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Geopolitica ed esame macroeconomico mondiale dall’8 al 15 novembre 2025

Geopolitica mondiale

di Pompeo Maritati


Geopolitica mondiale

Nel periodo compreso tra l’8 e il 15 novembre 2025 la scena geopolitica internazionale ha mostrato una serie di dinamiche complesse che hanno evidenziato come il mondo stia attraversando una fase di transizione caratterizzata da tensioni regionali, riallineamenti strategici e fragili equilibri diplomatici. Gli Stati Uniti hanno avviato un processo di riduzione della loro presenza militare in Europa, segnalando un cambio di priorità verso l’America Latina, dove si prevede un intensificarsi delle operazioni militari in Venezuela con l’obiettivo dichiarato di colpire infrastrutture legate al narcotraffico ma con il rischio evidente di destabilizzare ulteriormente la regione. Questo spostamento strategico ha implicazioni profonde per la NATO, che si trova a dover ridefinire il proprio ruolo e la propria capacità di deterrenza in un contesto in cui la sicurezza europea appare meno centrale per Washington. In Medio Oriente la fragile tregua tra Israele e Hamas ha retto formalmente ma rimane minata da una serie di fattori strutturali: l’opposizione alla creazione di uno Stato palestinese, la questione del disarmo di Hamas e la persistente sfiducia reciproca. La tregua è stata definita da molti osservatori come un “cessate il fuoco zombie”, un equilibrio apparente che potrebbe infrangersi da un momento all’altro.

In Asia si è registrata una temporanea stabilizzazione delle relazioni tra Stati Uniti e Cina grazie a un accordo commerciale raggiunto in Corea del Sud che ha sospeso l’introduzione di nuove tariffe e restrizioni alle esportazioni. Tuttavia, la rivalità di lungo periodo resta intatta, soprattutto nei settori tecnologici e nelle catene di approvvigionamento di minerali critici, e la tregua commerciale appare più come una pausa tattica che come un vero riavvicinamento strategico. In Africa le tensioni post-elettorali in Camerun hanno messo in luce la fragilità delle giovani democrazie del continente e il rischio di un ampliamento delle proteste giovanili in altri paesi, segnalando una crescente distanza generazionale e una vulnerabilità sistemica che potrebbe sfociare in instabilità diffusa. In Europa il dibattito sulla futura architettura della NATO si intreccia con le tensioni interne all’Unione Europea, dove la questione del riarmo e della capacità di difesa autonoma è tornata al centro dell’agenda politica.

La riduzione della presenza americana spinge molti governi a riflettere sulla necessità di rafforzare le capacità militari europee, ma le divisioni interne e le difficoltà economiche rendono questo processo lento e incerto. In America Latina oltre al Venezuela si guarda con attenzione alle elezioni in Cile, che potrebbero segnare un cambio di direzione politica con implicazioni regionali significative. La regione appare sempre più come un terreno di competizione strategica non solo per gli Stati Uniti ma anche per attori globali come la Cina, interessata a consolidare la propria presenza economica e infrastrutturale. In sintesi la settimana ha mostrato un mondo caratterizzato da equilibri precari, dove ogni tregua appare temporanea e ogni riallineamento strategico porta con sé nuove tensioni. La geopolitica contemporanea si conferma come un mosaico in continua trasformazione, nel quale le dinamiche regionali si intrecciano con rivalità globali e le promesse di stabilità si scontrano con la realtà di conflitti latenti e interessi divergenti.

La percezione diffusa è che il sistema internazionale stia entrando in una fase di multipolarismo instabile, in cui nessun attore riesce a imporre un ordine duraturo e le alleanze tradizionali vengono messe alla prova da nuove priorità e da sfide emergenti. La settimana dall’8 al 15 novembre 2025 ha dunque offerto un quadro chiaro di come la geopolitica mondiale sia segnata da fragilità strutturali, tensioni regionali e rivalità globali che rendono incerto ogni scenario futuro e richiedono una costante capacità di adattamento da parte degli attori internazionali.


Esame macroeconomico mondiale dall’8 al 15 novembre 2025

Sul piano macroeconomico il periodo compreso tra l’8 e il 15 novembre 2025 ha evidenziato una serie di dinamiche che riflettono la fragilità dell’economia globale e la difficoltà dei governi e delle istituzioni internazionali nel gestire un contesto caratterizzato da volatilità, protezionismo e rischi finanziari. Secondo l’ultimo World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale la crescita globale è prevista in rallentamento dal 3,3 per cento del 2024 al 3,2 per cento nel 2025 e al 3,1 per cento nel 2026, con le economie avanzate ferme intorno all’1,5 per cento e i mercati emergenti poco sopra il 4 per cento. L’inflazione globale è in calo ma rimane sopra gli obiettivi in paesi come gli Stati Uniti, dove i rischi sono orientati verso l’alto, mentre in altre regioni appare più contenuta. La settimana ha visto emergere preoccupazioni legate alla possibilità di una correzione dei mercati finanziari, in particolare nel settore tecnologico, dove l’espansione legata all’intelligenza artificiale mostra segnali di eccesso e di possibile bolla. The Economist ha sottolineato come un eventuale scoppio della bolla dell’AI potrebbe generare una recessione atipica, con effetti a catena su occupazione, investimenti e fiducia dei consumatori.

In Asia il caso di Taiwan è emblematico: l’economia mostra risultati straordinari con un surplus commerciale elevato e una valuta sottovalutata, ma questa situazione genera tensioni interne e rischi di lungo periodo, con politiche di cambio che penalizzano i consumatori e accumulano vulnerabilità finanziarie. In Europa la situazione rimane complessa: la crisi energetica ha lasciato strascichi e la necessità di investimenti in difesa e infrastrutture pesa sui bilanci pubblici, mentre la crescita è ostacolata da un contesto di domanda debole e da tensioni politiche interne. Nel Regno Unito le politiche fiscali sono al centro di un acceso dibattito, con imprese che esprimono forte insoddisfazione per le scelte del governo e con un clima di sfiducia che rischia di compromettere gli investimenti. Negli Stati Uniti la combinazione di inflazione persistente, rischi di shutdown e tensioni politiche crea un quadro di incertezza che si riflette sui mercati e sulla fiducia degli operatori economici.

In America Latina il tema centrale rimane la gestione del debito e la necessità di politiche che favoriscano la stabilità macroeconomica in un contesto di pressioni sociali e di richieste crescenti di spesa pubblica. In Africa la resilienza dei mercati emergenti è stata messa in evidenza dal FMI, che ha sottolineato come le politiche monetarie e fiscali più solide abbiano permesso a diversi paesi di resistere agli shock esterni, ma la vulnerabilità rimane elevata soprattutto in relazione ai rischi di conflitti e instabilità politica. In sintesi la settimana ha mostrato un’economia globale in transizione, con segnali di rallentamento, rischi di correzioni finanziarie e tensioni legate al protezionismo e alla frammentazione. La prospettiva di lungo periodo appare segnata da una crescita moderata e da un contesto di incertezza che richiede politiche credibili, trasparenti e sostenibili. La macroeconomia mondiale tra l’8 e il 15 novembre 2025 conferma dunque la necessità di un approccio coordinato e di una capacità di adattamento che permetta di affrontare le sfide di un sistema economico in continua trasformazione, nel quale le promesse di stabilità si scontrano con la realtà di rischi persistenti e di fragilità strutturali che rendono incerto ogni scenario futuro.


Fonti: ZeroFox ZeroFox, EY EY, Wikipedia Current Events Wikipedia, The Economist The Economist, IMF World Economic Outlook IMF, Financial Times Financial Times.

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