IL PENSIERO MEDITERRANEO

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GEOPOLITICA: IL MONDO TRA ASSESTAMENTI E SCOSSE (1–8 NOVEMBRE 2025)

Geopolitica della settimana

di Pompeo Maritati

Dal 1° all’8 novembre 2025, il panorama geopolitico globale ha vissuto una settimana densa di eventi che hanno ridefinito priorità strategiche, alleanze e tensioni. In un mondo sempre più multipolare, le dinamiche tra potenze emergenti e attori consolidati si sono intensificate, mentre nuove crisi e opportunità hanno preso forma. In Sud America, il Brasile ha ospitato la COP30, un evento simbolico e sostanziale che ha visto convergere leader mondiali nella regione amazzonica. Il presidente brasiliano ha aperto i lavori con un discorso incentrato sulla giustizia climatica, sottolineando il ruolo dei Paesi in via di sviluppo nella lotta al cambiamento climatico. La Cina ha colto l’occasione per rafforzare la propria immagine di potenza verde, annunciando un piano di riforestazione e investimenti in energia solare nei Paesi del Sud globale. L’Unione Europea ha spinto per un accordo vincolante sulle emissioni, ma ha trovato resistenze da parte di India e Indonesia, preoccupate per l’impatto economico.

Gli Stati Uniti, rappresentati dal Segretario di Stato, hanno rilanciato il Green Marshall Plan, un piano di aiuti climatici per l’Africa e l’America Latina. Sul fronte asiatico, la Corea del Sud ha ospitato un vertice trilaterale con Giappone e Stati Uniti per discutere della sicurezza regionale, in particolare in risposta ai test missilistici della Corea del Nord. Il Segretario alla Difesa USA ha visitato la zona demilitarizzata tra le due Coree, un gesto simbolico che ha riacceso l’attenzione sulla penisola coreana. La Cina ha reagito con freddezza, accusando Washington di militarizzare l’Asia orientale. In Medio Oriente, la visita del presidente colombiano Gustavo Petro in Arabia Saudita e Qatar ha segnato un nuovo asse energetico Sud-Sud. Petro ha firmato accordi per la cooperazione energetica e tecnologica, cercando di diversificare le alleanze del suo Paese e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.

Parallelamente, il vicepresidente cinese Han Zheng ha visitato gli Emirati Arabi Uniti e l’Oman, rafforzando i legami economici e promuovendo la Nuova Via della Seta. In Europa, la NATO ha condotto l’esercitazione “Caduta dei Daci” in Romania, coinvolgendo oltre 30.000 soldati da 18 Paesi membri. L’obiettivo dichiarato era testare la prontezza dell’Alleanza in caso di aggressione nell’Europa orientale. La Russia ha risposto con manovre militari nel Mar Nero e dichiarazioni minacciose, accusando la NATO di provocazioni. L’Ucraina, intanto, ha ricevuto un nuovo pacchetto di aiuti militari da parte dell’UE, mentre il conflitto nel Donbass continua a logorare le risorse di entrambe le parti. In Africa, il Sudan ha vissuto un’escalation del conflitto tra esercito regolare e forze paramilitari, con centinaia di vittime e un flusso crescente di rifugiati verso il Ciad e il Sud Sudan.

L’Unione Africana ha convocato un vertice straordinario ad Addis Abeba, ma le divisioni interne hanno impedito una risposta coordinata. In Etiopia, il governo ha annunciato un piano di riconciliazione nazionale dopo anni di guerra civile, ma la situazione resta fragile. In Europa centrale, la Repubblica Ceca ha visto l’insediamento del nuovo parlamento dopo elezioni segnate da un forte astensionismo e dalla crescita dei partiti euroscettici. Il nuovo governo ha annunciato una revisione delle politiche migratorie e un rafforzamento dei legami con il gruppo di Visegrád.

In Francia, i premi letterari Goncourt e Femina hanno celebrato la vitalità della cultura francese, mentre a Il Cairo è stato inaugurato il Grande Museo Egizio, un evento che ha rafforzato il soft power dell’Egitto nel mondo arabo. In Israele, le tensioni interne tra governo e Corte Suprema sono sfociate in nuove proteste, mentre il processo di normalizzazione con l’Arabia Saudita sembra essersi arenato. In America Latina, il Cile ha approvato una nuova costituzione con un referendum popolare, segnando una svolta storica dopo anni di proteste. Il testo, frutto di un compromesso tra forze progressiste e conservatrici, introduce diritti ambientali, parità di genere e riconoscimento dei popoli indigeni. In Argentina, il presidente eletto ha annunciato un piano di emergenza economica, mentre il Fondo Monetario Internazionale ha avviato una nuova missione di monitoraggio.

In Africa occidentale, la giunta militare del Mali ha annunciato elezioni per il 2026, ma gli osservatori internazionali restano scettici. Il Burkina Faso ha rafforzato la cooperazione militare con la Russia, ricevendo nuovi sistemi di difesa aerea. In Oceania, l’Australia ha firmato un accordo di sicurezza con le Isole Salomone, cercando di contrastare l’influenza cinese nella regione. In Canada, il governo ha presentato una legge per limitare l’influenza delle piattaforme digitali straniere, suscitando reazioni da parte di Washington e Bruxelles. In sintesi, la settimana ha mostrato un mondo in fermento, dove le vecchie alleanze si ridefiniscono e nuovi attori cercano spazio. La competizione tra Stati Uniti e Cina si gioca su più fronti: clima, tecnologia, sicurezza e finanza. L’Europa cerca un ruolo autonomo ma fatica a trovare coesione. L’Africa e l’America Latina emergono come teatri strategici, mentre le crisi locali si intrecciano con le dinamiche globali. La geopolitica del 2025 è fluida, frammentata e interconnessa, e ogni settimana può cambiare il corso degli equilibri internazionali.


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