GIORNO DELLA MEMORIA…”RAGGI” di sole dopo la tempesta
di Serena Raggi
“NON DIMENTICATE”
(Umberto Eco)
La memoria,
simboleggia alacremente
l’unico timone moderno
afferrabile di ragionevolezza
personale e collettiva,
aliscafo di un passato
nel remoto antro perseguito,
alfine di poter plasmare
all’infinito nella traversata umana,
il mare cognitivo dell’essere
presente e non assente,
palesando la scia mediatica
del futuro ricorrente.
27 Gennaio 1945.
Auschwitz,
il campo mesto di morte,
cruento di concentramento,
non tingeva e trafiggeva
più di rosso sangue
i corpi scheletrici offesi
assai reclusi dal filo spinato,
non asfissiava e impietriva
più nel soffocante gas inalato
il respriro ansimante di terrore,
il vento possente della Liberazione
entrava trascinando l’onda anomala
dell’ Armata Rossa.
Mentre lungo l’Asse della Linea Gotica,
un piccolo Ulisse con i compagni
aveva affrontato la sfida della vita,
nella terra dei Giganti Italiani
forgiati da bellezza artistica,
remando e sbattendo contro
l’occhio del Ciclope Tedesco
accecato d’ingordigia.
Oh grande Toscana,
quante orrende stragi civili
avevano bagnato di dolore
le meravigliose colline
argentate d’ulivi,
irradiate dal vino etrusco,
così sommerse di pioggia acida
dispersa dalle bombe,
così trafitte dalla fiocina
infilzata d’odio,
così spezzate di mera viltà
gettata dall’indiffferenza,
così calpestate
da una mattanza nemica.
E quel fanciullo,
di nome Maurizio Raggi,
il cui estremo coraggio
aveva palesemente dialogato
con l’istintiva paura,
legandosi al giovane cuore,
dilagando d’orgoglio primordiale
impelagato nella vigorosa
Resistenza fiorentina,
concentrato com’era in realtà
a sopravvivere e far sopravvivere,
ove era sbarcato?
Si era ritrovato stravolto ma avvolto
nel vortice solidale e viscerale
di un nucleo familiare coeso,
risalendo e oltrepassando
la corrente avvversa
di uno stretto infernale,
avvistando quell’Itaca Verde
vicina quasi inafferrabile.
Quanti lidi sicuri
ricercati invano nel buio!
Quante notti all’aperto
sotto le stelle cadenti!
Quante corse traghettate
per sfuggire alla sorte!
Quanta curiosità creativa
mai dismessa agli ostocali!
Quanto orgoglio innato
imbevuto di sana umiltà!
Quanta astuzia rivelata
come un capitano!
Ed il segreto inabissabile
custodito nel fondo abissale
dell’animo ferito da schegge
letali di memoria vissuta
non scalfita da armi mortali,
nel viaggio esistenziale percorso
del riscatto negli anni a seguire,
quando sarebbe stato rivelato?
27 Gennaio 2018
Il destino presunto,
ne portava via il corpo stanco,
l’anima saggia volava leggera
nel cielo italiano oramai limpido,
ben sgombro di ordigni.
Mentre sulla terra straniera
ancora dilaniata,
in parti del mondo
si animava un sentimento
di giustizia,
nella Giornata Internazionale
della Memoria.
Tutto si acquietava!
Un sogno di pace si liberava
in alto sempre più in alto.
“RAGGI”di sole
dopo la tempesta…
lassù tra le nuvole bianche,
quasi se mille bambini
gli tendessero la mano.
Infine si sarebbe aperto
ai lettori,
un ritrattostoriografico
di un’Odissea straordinaria
impresso nel dovere
di scrittrice,
tassello dopo tassello
ricostruito,
pagina dopo pagina
dettagliata,
nell’opera letteraria
pubblicata:
Il bambino nel gioco
di coraggio.
Egli era mio padre.