IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Grazie a Valentino De Luca ho scoperto una radice della mia famiglia

Di Maurizio Nocera

In altra parte dei miei ricordi di Valentino De Luca, ho tracciato una bibliografia essenziale del suo lavoro di 50 anni e passa di ricerca storica-bibliografica. Qui però mi soffermerò su alcuni aspetti di quel suo pluridecennale lavoro.

Era il 3 novembre 2017 quando, nella sala conferenze della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Lecce, lo storico Valentino De Luca, nell’ambito dell’Educazione ai Diritti umani e alla Pace («Poiché le guerre nascono nella mente degli uomini è nella mente degli uomini che devono essere elevate le difese della pace» – Unesco), tenne un solenne discorso in occasione de Il contributo della Città di Lecce nella Grande Guerra.

Lecce negli anni della grande guerra un libro didi Valentino De Luca
Il libro della settimana Lecce negli anni della grande guerra di Valentino De Luca

Come sapete quel discorso andò a finire poi nel suo grande libro, ultima pubblicazione, Lecce negli anni della Grande Guerra (Galatina, Editrice Salentina, 2019). Appena qualche anno prima aveva dato alle stampe “Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”. La prima guerra mondiale nei monumenti e nelle epigrafi di Lecce (Galatina, Editrice Salentina, 2015). Questo libro, importantissimo per la conoscenza della storia di Lecce, Valentino me l’aveva donato una sera che conversavamo nella tipografia del nostro comune amico Alberto Buttazzo e poco prima di ritornare a casa attraverso le storte vie della Lecce di Porta San Biagio.

L’avevo subito letto. Sapevo della sua lunga ricerca che l’aveva visto andare in giro per la città a cercare intitolazioni di vie, targhe marmoree ed epigrafi. A leggere l’indice di quel libro si resta stupefatti di quel che egli era riuscito a scovare:

            «Cesare Battisti/ Confratelli della Madonna del Carmine/ Bollettino della Vittoria/ Alare votivo della Vittoria/ Soci della Società Operaia di Mutuo Soccorso/ Milite Ignoto/ Consalvo Moschettini/ Ex alunni del Liceo Ginnasio “Giuseppe Palmieri”/ Adriano Musarò/ Edmondo Spagnolo, Consalvo Moschettino e Attilio Reale/ Ex alunni dell’Istituto “Nicodemo Argento”/ Monumento ai Fanti del 47°, 95° e 140°/ Monumento a Francesco De Simone/ Soci della Società di Tiro a segno nazionale/ Ex alunni dell’Istituto tecnico “Oronzo G. Costa”/ Impiegati postelegrafonici del Salento/ Caduti di Terra d’Otranto/ Monumento ai Caduti».

Ho messo in corsivo gli ultimi due capitoli del libro, perché vale la pena di commentarli. Dunque, per i Caduti di Terra d’Otranto, Valentino De Luca scrive:

            «Nell’anno della ricorrenza del primo decennio della fine della Prima guerra mondiale, la nostra città fu luogo di più manifestazioni a conclusione di iniziative che erano state avviate negli anni precedenti, prime fra tutte quella per la targa in ricordo di tutti i Caduti di terra d’Otranto./ Già dal 1918, con lettera del 29 dicembre, il consogliere provinciale avvocato Raffaele Flascassovitti aveva avanzato la proposta sia per l’erezione in Lecce di un monumento dedicato ai Caduti del Salento dal 1915 al 1918, […] e sia per la pubblicazione di un Albo d’oro in volume […] Se fu quasi immediato il contributo economico per la stampa dell’Albo d’oro, la proposta per il monumento fu accolta e deliberata dall’Amministrazione della Provincia di Lecce solo nel 1922. Nell’ottobre 1925 “la bella opera d’arte” che il professore Luigi Guacci aveva eseguito da tempo per tramandare alla venerazione della posterità i salentini morti nell’ultima guerra liberatrice, è stata finalmente collocata” […] a destra dell’androne di ingresso dell’ex Convento dei Celestini su via Umberto I°, sede dal 1811 dell’Intendenza e della Provincia di Terra d’Otranto. […] L’imponente targa, l’unico ricordo commemorativo per tutti i 12.331 militari di Terra d’Otranto caduti in guerra e per cause di guerra, fu inaugurata domenica 28 ottobre 1928./ L’epigrafe di sinistra reca il testo seguente: “Dai piani e dai lidi| del Salento verde e glorioso | l’Alpi salirono | e a Dante che li aspettava | da cinquecento anni sul tremendo spalto | gridarono epici | noi pure qui e sul mare | per la luce per la forza | dell’itala gente dalle molte vite“// Quella di destra: “Alla nuova italica epopea | sacrata allo stupore dei secoli | gli uomini del Salento | diedero vigore d’anime e porpora di vene | il Consiglio Provinciale | glorificando la gesta lauricea | dei gladiatori di vittoria | decreto pose» (v. Op. cit., pp. 83-85).

Albo d'oro dei caduti di Lecce
Albo d’oro dei caduti di Lecce

Sul capitolo successivo – Monumento ai Caduti – Valentino scrive:

            «A Lecce, il giorno [cosiddetto] l'”Annuale” del 1928 fu celebrato domenica 28 ottobre [si tratta dello stesso giorno della posa dell’imponente targa nell’ingresso di Palazzo dei Celestini], sesto Anniversario della “Marcia su Roma”, con diverse inaugurazioni in città; fra tutte, ricordiamo qui l’inaugurazione del Monumento ai Caduti nella guerra di Libia nel 1911-1912 e nella Grande Guerra 1915-1918 eretto in quella che all’epoca era denominata piazza Giuseppe Libertini [al suo centro c’era il grande monumento al grande mazziniano, ora trasferito in piazza delle Poste], che fu poi piazza della Vittoria, piazza Roma e, dal marzo 1975, piazza d’Italia. Alla solenne cerimonia fu presente l’autore del monumento Eugenio Maccagnani […] per la costruzione del nostro Monumento ai Caduti nell’aprile  1920 fu formato un Comitato presieduto da Sebastiano Apostolico Orsini Ducas […] presidente anche della Brigata leccese degli Amici dei Monumenti, il quale ebbe l’incarico di coinvolgere per il progetto gli scultori leccesi Antonio Bortone ed Eugenio Maccagnani. Dopo la rinuncia del Bortone, nella riunione del 21 dicembre 1922, il Comitato approvò il bozzetto del Maccagnani. […] In quelle stessa riunione del 1922, nella si decise anche il luogo scenograficamente più idoneo ove sarebbe dovuto sorgere il monumento dell’Ara votiva, un membro del Comitato, Francesco Tummarello, aveva avanzato una propria idea circa la collocazione del Monumento proponendo la parte centrale del Boschetto delle Ricordanze, e tutt’intorno, tanti alberi per quanti erano stati “i gloriosi Caduti e ciascun albero avrebbe dovuto recare in una targa ad esso legata, il nome dell’eroe […]; il posto migliore sarebbe [stato] quel Campo di Marte, fuori Porta Napoli dove negli anni di guerra si facevano le esercitazioni militari e che era l’antica porta romana e che è anche il punto principale, iniziale dal quale si contano le distanze stradali per l’itinerario dell’intera provincia”. [… Tuttavia] nel 1926, la presenza in città di Eugenio Maccagnani fu decisiva a far risolvere per la nuova e definitiva collocazione del “grandioso monumento”. [… Dopo diverse traversie]  il monumento fu finalmente inaugurato domenica 28 ottobre 1928» (v. Op. cit., pp. 86 e 94).

Da questo momento in poi, Valentino continua a scrivere sia sul monumento-edificio ma, soprattutto, comincia a mettere insieme anche tutti gli elementi che contribuiranno alla formazione degli elenchi dei Caduti. E, dopo avere narrato la storia degli elenchi, scrive:

            «L’elenco, purtroppo lungo, dei loro nomi dovrebbe portare a riflettere sull’obbligo di ricordare anche quei cittadini leccesi che talora solo tardivamente sono stati riconosciuti tra i Caduti della Grande Guerra./ Continuare la ricerca dei possibili nominativi ancora sconosciuti è divenuto un doveroso impegno per colmare, anche dopo circa cento anni dai tragici fatti d’armi, quei vuoti di memoria collettiva e per recuperare quelle pagine di storia riferibili a tutti coloro che ancora non compaiono sulle lapidi epigrafiche del nostro Monumento».

Ho sottolineato in grassetto l’ultimo comma dello scritto di Valentino De Luca per evidenziare quanto grande sia stato l’impegno della sua ricerca e quanta salute egli ha dovuto impiegare per realizzarla. Il suo è stato un impegno immenso. Perciò anche per questo a lui, in quanto storico e ricercatore, noi e le generazioni future gli dobbiamo dire grazie, soprattutto per essere riuscito a recuperare quasi tutti i nominativi dei Caduti del 1915-18 e quelli Caduti successivamente per causa di guerra. E riferendosi precipuamente al Monumento, egli scrive:

            «Attualmente sul Monumento si contano, di fatto, 802 nomi, in quanto vi sono compresi i Caduti di tutte le guerre successive alla Prima guerra mondiale: sono ricordati, infatti, anche i militari caduti negli eventi bellici della Seconda guerra mondiale, nonché i partigiani leccesi morti durante la successiva guerra di Liberazione. […] Questo luogo simbolo della memoria collettiva di una comunità è divenuto il riferimento della nostra recente storia attraverso il quale ricordare i gravi lutti e le singole terribili tragedie di tutti i militari morti per difendere con onore i valori e il comune sentimento della Patria./ L’elenco, purtroppo lungo, dei loro nomi dovrebbe portare a riflettere sull’obbligo di ricordare anche quei cittadini leccesi che talora solo tardivamente sono stati riconosciuti tra i Caduti della Grande Guerra./ Continuare la ricerca dei possibili nominativi ancora sconosciuti è divenuto un doveroso impegno per colmare, anche dopo circa cento anni dai tragici fatti d’armi, quei vuoti di memoria collettiva e per recuperare quelle pagine di storia riferibili a tutti coloro che ancora non compaiono sulle lapidi epigrafiche del nostro Monumento» (v. Op. cit., pp. 95-96).

Dopo avere rilevato l’assenza di 71 leccesi Caduti non iscritti sulle lapidi del Monumento, Valentino aggiunge:

            «Sul monumento non sono stati incisi [anche] 77 nominativi di coloro che, pur essendo nati in altri Comuni del Salento, nel Repertorio del Ministero della Guerra, più volte citato, risultano essere morti “per malattia” [di guerra] a Lecce» (p. 103).

Così, per curiosità, sono andato a leggere i nomi dei 77 Caduti rilevati da Valentino. Sorpresa!. Io non sapevo di avere avuto uno zio, fratello di mio padre e figlio di mio nonno Vito Nocera, che era morto in seguito a malattia contratta in trincea. De Luca l’aveva scovato probabilmente tra quegli ammuffiti elenchi di cui narra nei suoi libri. Così, a p. 107, del suoi libro “Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”, leggo:

            «NOCERA GIUSEPPE di Vito, soldato (Tuglie, 24 agosto1897 – Lecce, per malattia, 25 settembre 1919)».

Sono andato a fare una verifica nel paesello dei miei avi e, appunto, ho trovato che egli era nato e morto così come Valentino aveva trovato con la seguente aggiunta:

            «Soldato del 239° reggimento fanteria».  

Non sapevo. Ricordo solo che nell’unico stanzone di mia nonna Lucia Stamerra, su una parete accanto al letto, campeggiava una grande fotografia, di quelle che si facevano nei primi anni ’20 del secolo scorso. Quand’ero adolescente, mai a nessuno chiesi chi fosse quell’uomo vestito con la divisa militare. Ancora non capivo i drammi e le tragedie delle guerre. Oggi, grazie a Valentino De Luca, quel ritratto impresso in quella fotografia ha un nome: mio zio Giuseppe Nocera, morto nel 1919 per causa di guerra. Grazie Valentino.

* Tutte le fotografie allegate sono state tratte dal libro Albo d’Oro dei Caduti e dei Decorati della Provincia di Lecce 1915-1918 (a cura di E. Pindinelli), Il Salentino Editore, Melendugno, 2015.

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