IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Hilos de amistad – Le amicizie poetiche, artistiche e musicali di Federico García Lorca

Per la relazione su Federico García Lorca

di Elsa Martinelli

Relazione tenuta in occasione della

QUINTA TARGA “GARCÍA LORCA”

Lecce – Chiostro degli Agostiniani, 19 agosto 2025


Nella vita e nell’opera di Federico García Lorca (Fuente Vaqueros, 1898-Víznar, 1936) l’amicizia giocò un ruolo assai significativo.

Il poeta andaluso fu la figura di spicco della “Generazione del ’27”, un gruppo di intellettuali spagnoli anche noto come “Generación de la amistad” (generazione dell’amicizia) per via dei sentimenti d’affetto, ammirazione e collaborazione che s’instaurarono tra i suoi membri.

Molti degli scrittori appartenenti a questo gruppo ebbero modo di vivere insieme (dal 1920 al 1936) e di scambiarsi idee e consigli nella “Residencia de Estudiantes”, prestigiosa scuola di Madrid fondata nel 1910 per accogliere i liberi pensatori.

Oltre a García Lorca, tra i membri di tale movimento culturale si ricordano Pedro Salinas (Madrid, 1891-Boston, 1951), Rafael Alberti (El Puerto de Santa María, 1902-Cadice, 1999), Miguel Hernández (Orihuela, 1910-Alicante, 1942) e Pablo Neruda (Parral, 1904-Santiago del Cile, 1973), anche se il poeta cileno non fece effettivamente parte del gruppo, ma sviluppò rapporti di amicizia con gran parte dei suoi componenti e fu molto vicino al loro stile.

La “Generación de la amistad” cercò di rinnovare la letteratura spagnola innestando elementi d’avanguardia europea nella tradizione popolare iberica, ma con l’inizio della guerra civile il mutamento dello scenario politico istituzionale portò il gruppo a disgregarsi: molti furono costretti a fuggire dalla Spagna, altri decisero di combattere per la patria, alcuni morirono a causa della propria posizione ideologica.

Nel corso della propria breve esistenza Lorca coltivò diverse amicizie artistiche importanti, che ebbero una rilevante influenza sulla sua creatività musicale, poetica e teatrale.

Oltre a quelle maturate all’interno della “Generazione del ’27”, tra le amicizie più celebri del poeta andaluso spicca quella con il pittore catalano Salvador Dalí (Figueras, 1904-ivi, 1989), con il quale condivise vari interessi artistici e intellettuali. Anche grazie a questa amicale frequentazione, Federico iniziò a coltivare la sua passione per il disegno, che continuò a praticare per tutta la sua vita.

Il forte legame e l’ammirazione che provò nei confronti dell’eclettico pittore catalano lo indussero a dedicargli una poesia dal titolo Ode a Salvador Dalí, un canto raffinato nel quale descrive l’eccentrico amico come un artista geniale e anticonformista, in linea con le sue idee sul surrealismo.

Scritta nel 1925, quest’ode fu pubblicata su una rivista di grande prestigio e tiratura e il pittore ne fu talmente orgoglioso che non smise mai di vantarsene.

All’inizio degli anni ’20 Federico García Lorca strinse una forte amicizia con l’aragonese Luis Buñuel (Calanda, 1900-Città del Messico, 1983), futuro cineasta d’impronta surrealista. Entrambi erano interessati a sperimentare nuove forme espressive, sia in letteratura che nel cinema. Buñuel fu più attratto dalla personalità di Federico che non dalle sue opere, sebbene alcune di esse avessero colpito positivamente la sensibilità del suo animo.

I due amici si influenzarono a vicenda: Lorca scrisse poesie e drammi ispirati al cinema di Buñuel e Buñuel utilizzò elementi poetici e surreali nelle sue pellicole. Alla base della loro intesa ci furono una profonda stima reciproca e un’analoga visione del mondo. Con l’avvento della guerra civile spagnola le loro strade si separarono ineluttabilmente. Quando nel 1936 García Lorca fu brutalmente assassinato, la morte dell’amico andaluso segnò profondamente Buñuel (al tempo già esule a Parigi), influenzando ulteriormente i suoi lavori.

Alla fine del 1933 Federico soggiornò fra l’Argentina e l’Uruguay per circa sei mesi. In quel periodo incontrò a Buenos Aires il poeta cileno Pablo Neruda. Tra i due si instaurarono reciproci sentimenti di stima e amicizia, in virtù dei quali trascorsero molto tempo insieme e parteciparono a numerose feste, alcune delle quali assai stravaganti.

Nel libro autobiografico Confesso che ho vissuto (pubblicato postumo nel 1974) il poeta sudamericano descrisse García Lorca in termini entusiastici venati di commozione:

«Non ho mai visto riunite, come in lui, la grazia e il genio, il cuore alato e la cascata cristallina, aveva un’allegria centrifuga, una felicità di vivere, una luce che raccoglieva in seno e la irradiava agli altri, come fanno i pianeti. […] La grande capacità di scrittura e di metafora mi seduceva e mi interessava tutto quello che scriveva. Dal canto suo, lui mi chiedeva a volte di leggergli le mie ultime poesie e, a metà della lettura, mi interrompeva gridando: “Non continuare, non continuare, ché mi influenzi!”».

L’opera di Neruda si rivelò cruciale non solo per l’arte poetica di Lorca, ma anche per l’intero gruppo “de la amistad”, che sentì l’influenza della sua poesia ricca di sentimento genuino. L’inizio della guerra civile interruppe questo felice scambio culturale e portò la “Generazione del ’27” a sciogliersi riservando a ciascuno dei suoi componenti vari destini, dall’esilio alla morte.

Nella notte del 19 agosto 1936 Federico García Lorca, uno tra i poeti più sensibili e delicati della storia, fu fucilato in uno spiazzo di Viznar, nei pressi di Granada. Aveva solo trentotto anni. Era nella lista del comandante Valdés: fu arrestato e ucciso insieme a un maestro elementare e a due toreri. Neruda, che in quel tempo era stato destituito dal governo cileno dal ruolo di console a Madrid, per via del suo appoggio alla Repubblica, non riuscì mai a darsi pace per la morte dell’amico spagnolo.

Federico García Lorca coltivò fin da bambino svariati interessi artistici: musica, disegno, tradizioni popolari, teatro dei burattini. La sua poesia, profondamente radicata nella cultura popolare della propria terra, si nutrì in particolare del “Cante Jondo” e del “Romancero gitano”. Nei suoi componimenti l’autore andaluso si espresse attraverso un linguaggio ricco di immagini e metafore, percorso da una costante ricerca del “duende” (termine intraducibile, che rimanda ad un’energia vitale e oscura, un’aura magnetica, uno stato di grazia o di ispirazione profonda).

Manifestando da sempre un forte interesse per la musica e il canto, il poeta andaluso fu legato da una profonda amicizia e collaborazione artistica con il compositore Manuel de Falla (Cadice, 1876-Alta Gracia, 1946). Entrambi condividevano la passione per la musica tradizionale e il flamenco, che consideravano espressioni autentiche dell’anima spagnola.

L’incontro con Manuel de Falla, più grande di lui di oltre vent’anni, avvenne nel 1920, quando il musicista era già un compositore affermato. Federico lo considerò più che un maestro il suo faro, “un santo” e “un mistico”. Quando i due si conobbero, probabilmente a Granada, entrambi erano legati a quella magica città così ricca di storia e di cultura (con numerose tracce della presenza e influenza romana, visigota e araba). Manifestazioni di reciproca stima unirono il poeta al musicista in un vincolo di amicizia saldo e duraturo, per un arco temporale del rapporto che andò dal 1920 al 1936.

I due artisti si influenzarono reciprocamente. Manuel de Falla introdusse Lorca alla musica classica e al mondo del flamenco, mentre Lorca suscitò nel compositore la volontà di esplorare le radici popolari della musica spagnola.

Essendo entrambi profondamente legati alla propria terra (Andalusia), per celebrare il canto flamenco primitivo organizzarono nel 1922 la prima Fiesta del cante jondo, che Federico anticipò con la conferenza El cante jondo (primitivo canto andaluz), il cui testo fu poi pubblicato sul giornale granadino El noticiero.

Grandemente appassionato del teatro di figura, il poeta era solito organizzare anche teatrini di marionette. Fornì a Manuel de Falla il testo per El retablo de Maese Pedro (Il teatrino del maestro Pedro), azione scenica e musicale per marionette del 1923, ispirata ad un episodio del Don Chisciotte di Cervantes.

Uno tra i progetti più importanti al quale i due amici lavorarono insieme fu la raccolta di canzoni popolari spagnole. De Falla compose nel 1914 le Siete canciones populares españolas (Sette canzoni popolari spagnole): El paño moruno; Seguidilla murciana; Asturiana; Jota; Nana; Canción; Polo), mentre García Lorca lavorò alle Canciones españolas antiguas (Canzoni spagnole antiche), un ciclo di 13 canzoni popolari spagnole, nel quale raccolse sia canti di tradizione orale sia canti di autori noti, curandone personalmente l’armonizzazione: Anda, jaleo; Los cuatro muleros; Las tres hojas; Los mozos de Monléon; Las morillas de Jaén; Nana de Sevilla; Sevillanas del siglo XVIII; El café de Chinitas; Los pelegrinitos; Zorongo gitano; Romance de Don Boyso; Los reyes de la baraja; La Tarara, canción infantil.

Nel 1931 il poeta registrò questi brani popolari in cinque dischi, accompagnando al pianoforte la bailaora La Argentinita (nome d’arte di Encarnación López Júlvez, Buenos Aires, 1898-New York, 1945) che, a sua volta, cantava e suonava le nacchere. Grazie alla loro armonizzazione e registrazione, queste antiche canzoni divennero assai popolari in tutta la Spagna e in America Latina.

García Lorca aiutò Manuel de Falla anche a fondare una compagnia di spettacoli e balletti. Nel 1915 collaborò alla realizzazione di un suo balletto per voce e orchestra, dal titolo El amor brujo (L’amore stregone), su libretto di Gregorio Martínez Sierra ispirato ad una leggenda popolare andalusa.

Tutti questi lavori testimoniano l’amicizia tra i due artisti e riflettono ampiamente la passione comune per la musica tradizionale spagnola e il flamenco. Tra i due c’erano, tuttavia, delle differenze caratteriali, un diverso modo di porsi di fronte al fatto creativo: più passionale, trascinante e impulsivo García Lorca, più riflessivo, oculato e disposto a un instancabile labor limae il compositore.

La loro relazione amicale si raffreddò dopo il 1928, a causa della pubblicazione da parte di Lorca di una poesia religiosa, l’Oda al Santísimo Sacramento del altar (Ode al Santissimo Sacramento dell’altare), da lui dedicata allo stimato musicista. Questo componimento risale al periodo in cui le liriche del poeta presentavano un linguaggio fortemente emotivo, surreale e suggestivo, dalla sintassi contorta, carica di immagini allucinanti, simbologie e accostamenti inusitati di oggetti e visioni.

Esplorando temi di fede e spiritualità, l’ode è caratterizzata da un linguaggio surreale e onirico, da una sintassi complessa, dall’uso di immagini di crudo realismo, potenti e talora contrastanti. 

Sebbene fosse un omaggio alla sua persona, il cattolicissimo Manuel de Falla non gradì che i simboli eucaristici fossero convertiti in immagini e metafore così carichi di terrestrità e reputò quella poesia del tutto irriverente e blasfema. L’episodio determinò un’incrinatura o quanto meno un affievolirsi del loro legame affettivo. A posteriori appare peraltro singolare il fatto che, pur essendo stato grande amico di Lorca, Manuel de Falla non mise mai in musica alcuna sua poesia.

La vita di García Lorca fu segnata dal suo amore per la musica e la cultura gitana. Tra le sue amicizie si annoverano numerosi altri musicisti, sia spagnoli sia internazionali, che condividevano la sua passione per la cultura andalusa e con i quali collaborò per raccogliere e trascrivere canzoni popolari spagnole. 

García Lorca ammirò il talento del chitarrista e compositore spagnolo Emilio Pujol (La Granadella, 1886-Barcellona, 1980) e si ispirò alla sua musica per alcune delle proprie opere. 

Condivise l’interesse per le tradizioni musicali spagnole con l’etnomusicologo, compositore e concertista spagnolo Eduardo Martínez Torner (Oviedo, 1888-Londra, 1955). La loro amicizia contribuì alla conoscenza e alla valorizzazione della musica popolare. 

Ebbe come amico e sostenitore il compositore e critico musicale Adolfo Salazar (Madrid, 1890-Città del Messico, 1958). Gli studi sulla musica spagnola di questo musicologo influenzarono l’opera di García Lorca, che volle dedicargli alcune poesie. In una lettera del 2 agosto 1921, Federico gli scrisse di avere una grande passione per la chitarra flamenca e di essere già in grado di accompagnare fandangos, peteneras, tarantas, bulerías e romeras (vari generi, tipologie e stili di flamenco) grazie alle lezioni dei due “meravigliosi” gitani El Lombardo e Frasquito.

Il poeta ebbe rapporti d’amicizia anche con il chitarrista spagnolo Andrés Segovia (Linares, 1893-Madrid, 1987) che eseguì molte delle musiche composte da García Lorca per chitarra.

Infine, tenne legami d’amicizia con il compositore argentino Alberto Ginastera (Buenos Aires, 1916-Ginevra, 1983), il cui nome compare nella dedica di un’opera teatrale di García Lorca del 1931, dal titolo Así que pasen cinco años (Così passano cinque anni), che presenta una storia d’amore e di morte. I lavori di Ginastera furono per il poeta granadino un’importante fonte d’ispirazione.

Nella vita e nell’opera di García Lorca la cultura gitana ebbe un ruolo fondamentale. Se la musica e la danza andalusa furono l’anima della sua creatività, la poesia e il teatro furono anche l’eco delle sue scelte collaborazioni artistiche e delle speciali amicizie che amò spesso definire “compagni di strada” con i quali poter condividere il grande viaggio della vita.

Per la relazione su Federico García Lorca
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