“Ho sciolto al vento i mei capelli” silloge di Sandra Guddo
Recensione di Alfonso Lo Cascio
La poetica di Sandra Guddo anche in questa nuova silloge “Ho sciolto al vento i miei capelli” (Casa Editrice Don Milani 2025) diviene testimonianza vivida e coerente del nostro tempo e riflette, come in uno specchio, le ansie, le tensioni, i dubbi ma anche le speranze e i desideri che appartengono non soltanto a lei ma alla parte migliore del nostro mondo, con la consapevolezza che il vero sapiente, come affermava Socrate, è colui che sa di non sapere.
Tale consapevolezza induce l’Autrice a cercare risposte che sa di non potere trovare affidandosi alla semplice Ragione” tanto millantata” dalla fede illuminista ma occorre affidarsi a quelle sottili percezioni che caratterizzano la scrittura poetica e narrativa di Sandra che ha trovato ampia espressione nel suo ultimo romanzo “Nella tana del riccio. Nulla terrorizza più dell’ignoto” (Youcanprint 2023)
Il poetare di Sandra sprigiona una vis comunicativa di grande impatto a cui la nostra poetessa ci aveva abituati già dalla sua prima silloge “Amo il chiaroscuro” (Edizione Del Riccio 2020) e che si rinnova con fremiti di dolorosa compassione difronte alla negazione dei diritti fondamentali che obbligano, in certe zone del mondo, le ragazze a nascondere i propri capelli sotto un velo che le rende invisibili e diviene simbolo di repressione bruta” che curvava la tua schiena, come pesante fardello, ma non ti spezzava”.
Da questa riflessione nasce sia il titolo della silloge che l’immagine di copertina a simboleggiare quanto il tema dell’affermazione dei diritti fondamentali della donna stia a cuore di Sandra come il tema della guerra che trova spontanea espressione nella poesia “Rosso Magenta”.
Il titolo trae ispirazione dal colore rosso come il sangue versato dai soldati durante la Seconda guerra di indipendenza italiana il cui campo di battaglia si colorò interamente del sangue dei soldati trucidati.
Il suo impegno civile e sociale si rivela anche nell’ ode dedicata al giovane Cosimo Cristina, il primo giornalista “suicidato” dalla mafia. Ma non è la sola vittima: infatti, la nostra poetessa ricorda anche Padre Pino Puglisi che operava nel quartiere di Brancaccio scontrandosi, per il suo operato evangelico di inclusione dei ragazzi del borgo, contro gli interessi della mafia fino a provocarne la reazione più estrema.
La potenza espressiva, pur mantenendo una particolare delicatezza di toni, arriva al lettore coinvolgendolo pienamente nel suo mondo poetico che si rivela un mondo ricco di riflessioni e di visioni a cui è difficile sfuggire o restare indifferenti.
Sandra riesce così ad aprire con il lettore un colloquio nella obiettività degli sguardi che colgono nicchie di vita che trovano espressione nelle poesie brevi. In esse l’animo inquieto trova sollievo rifugiandosi nel mondo delle Belle Arti dove regnano incontrastate la poesia, la pittura, la musica.
Vanno contemplati anche i momenti di relax davanti ad una bollente tazza di thè, o con una vivace cena tra amici o nella quiete della propria casa, in mezzo agli affetti familiari che Sandra celebra rivolgendosi ai suoi nipoti riuscendo a caratterizzare ciascuno di loro con semplici pennellate di “parole”.
Alfonso Lo Cascio
Presidente BCSicilia e UNIPOTI